La Giornata mondiale del Teatro nella società del “rischio”

Nella Giornata mondiale del Teatro Krzysztof Warlikowski, uno dei più talentuosi registi teatrali europei, riflette sul rapporto tra arte teatrale e società

Il 27 marzo è la Giornata mondiale del Teatro (www.falpala.it)

Il 27 marzo è la Giornata mondiale del Teatro (www.falpala.it)

La Giornata mondiale del Teatro fu istituita nel 1961 a Vienna, durante il IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro. La data della prima celebrazione fu fissata al 27 marzo 1962 e la caratteristica dell’evento fu, fin da allora, il cosiddetto “messaggio internazionale”: ogni anno una personalità del mondo teatrale è invitata a condividere le proprie riflessioni sullo stato del Teatro, sul mondo contemporaneo e sulla capacità di convivenza pacifica tra i popoli dei Paesi del mondo. Il “messaggio internazionale” è tradotto in diverse lingue e letto davanti a decine di migliaia di spettatori all’inizio della rappresentazione della sera nei teatri del mondo, stampato nelle riviste di settore e diffuso da radio e televisione sui cinque continenti. Tra le personalità italiane che hanno avuto l’onore di diffondere tale messaggio, ricordiamo Luchino Visconti nel 1973 e Dario Fo nel 2013. Quest’anno, invece, il “messaggio internazionale” è stato redatto da  Krzysztof Warlikowski, regista teatrale polacco, ideatore e direttore artistico del Teatro Nuovo (Nowy Teatr) di Varsavia.

Krzysztof Warlikowski (www.nowyteatr.org)

Krzysztof Warlikowski (www.nowyteatr.org)

IL MESSAGGIO INTERNAZIONALE DI WARLIKOWSKI – Secondo Krzysztof Warlikowski «i veri maestri del teatro è più facile trovarli lontano dal palcoscenico. E in genere non hanno alcun interesse per il teatro come macchina che replica convenzioni e che riproduce cliché. I veri maestri del teatro cercano la fonte pulsante, le correnti viventi che tendono a oltrepassare le sale di spettacolo e le folle di persone curve a copiare un mondo o un altro. Noi copiamo, invece di creare mondi che si concentrino o che dipendano da un dibattito con il pubblico, dalle emozioni che si gonfiano sotto la superficie. Ma in realtà non c’è nulla che possa rivelare le passioni nascoste meglio del teatro. Il più delle volte mi rivolgo alla prosa per avere una guida. Giorno dopo giorno mi trovo a pensare a scrittori che quasi cento anni fa, hanno descritto profeticamente, ma anche in maniera misurata, il declino degli dei europei, il crepuscolo che ha immerso la nostra civiltà in un buio che deve ancora essere illuminato.

Una scena dal "Varsavia Cabaret" di Warlikowski (www.culture.pl)

Una scena dal “Varsavia Cabaret” di Warlikowski (www.culture.pl)

Penso a Franz Kafka, Thomas Mann e Marcel Proust. Oggi vorrei anche includere John Maxwell Coetzee  in quel gruppo di profeti. Il loro senso comune dell’ inevitabile fine del mondo - non del pianeta, ma del modello delle relazioni umane e dell’ordine sociale e del suo sconvolgimento - è di grande attualità per noi qui e ora. Per noi che viviamo dopo la fine del mondo. Che viviamo davanti a crimini e conflitti che scoppiano ogni giorno in nuovi luoghi, persino più velocemente di quanto i media onnipresenti non riescano a seguire. Questi incendi diventano rapidamente noiosi e spariscono dalle cronache, per non tornare mai più. E ci sentiamo impotenti, inorriditi e circondati. Non siamo più in grado di innalzare torri, e i muri che ostinatamente costruiamo non ci proteggono da niente. Al contrario, essi stessi chiedono una protezione e una cura che consumano gran parte della nostra energia vitale. Non abbiamo più la forza per cercare di intravedere ciò che sta oltre il cancello, al di là del muro. E questo è esattamente il motivo per cui il teatro dovrebbe esistere e il luogo dove dovrebbe cercare la sua forza. Per gettare uno sguardo laddove è vietato guardare. “La leggenda cerca di spiegare ciò che non può essere spiegato. Poiché è radicato nella verità, deve finire nell’inspiegabile”: così Kafka descrive la trasformazione della leggenda di Prometeo. Sento fortemente che le stesse parole dovrebbero descrivere il teatro. Ed è quel tipo di teatro, che è radicato nella verità e che trova la sua fine nell’inspiegabile, che auguro a tutti i suoi lavoratori, quelli sul palco e quelli tra il pubblico, e lo auguro con tutto il mio cuore».

(www.intermediachannel.it)

(www.intermediachannel.it)

IL TEATRO NELLA SOCIETA’ DEL RISCHIO – Un noto sociologo tedesco, Ulrich Bech, ha definito la nostra collettività come “società del rischio”: se un tempo il “rischio” era qualcosa da controllare e da dominare, al fine di evitarne le potenzialità, oggi è un fattore predominante: ci troviamo infatti ogni giorno a fare i conti con le conseguenze di eventi inattesi, di catastrofi climatiche e ambientali, di attacchi terroristici, di diffusioni di malattie delle quali non si conosce ancora la cura. È la realtà di cui parla Warlikowski, quella «dopo la fine del mondo». La nostra è una quotidianità di paure, di ansie, di incertezze. E se, come afferma il sociologo tedesco, il “rischio” separa, divide, esclude, mette in moto una generale atmosfera di insicurezza, non resta che moltiplicare le forme di incontro, di dialogo, di condivisione: il teatro di oggi rappresenta l’unico “raccoglitore” in grado di amalgamare tutte queste tensioni umane e la sala teatrale si trasforma, con le parole di Warlikowski, nel luogo dal quale «gettare uno sguardo laddove è vietato guardare», per riflettere sull’articolata instabilità del mondo post-moderno.

Questo “nuovo smarrimento” sembra confluire per più motivi nella sala teatrale: prima di tutto perché lo spettacolo teatrale è l’unico che si fruisce in presenza e dal vivo e, nell’era della comunicazione virtuale, ormai dominante e inevitabile, l’idea dell’evento partecipato in presenza viene percepita come reale forma di espressione artistica e umana. In secondo luogo, nonostante la comunicazione virtuale assolva a compiti di informazione, di studio e di svago, il teatro è comunque sentito dalle persone come uno spazio ‘altro’ e ‘alto’ della collettività, della società civile. Affatto screditato o abbandonato, come vorrebbero invece certe personalità intellettuali con una visione apocalittica, il Teatro viene sempre più individuato come il vero e unico luogo dello scambio ideale e umano.

Mariangela Campo

@MariCampo81

 

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