La Germania e la superiorità (perduta?) sull’Europa

Berlino – «Al momento si avverte una certa supremazia tedesca in Europa». Le parole dell’ex premier Berlusconi in una recente intervista alla Bild-Zeitung, noto quotidiano tedesco, sono tanto reali in una visione politica superficiale, quanto erronee a un’attenta analisi dei fatti.

La superiorità teutonica sui confinanti e più in generale sull’Europa è un tira e molla che si ripete ormai da secoli e con esso si scatenano giudizi e pregiudizi spesso avventati; ciò che è importante, invece, è analizzare la situazione politica e sociale attuale per capire se la Germania è ancora saldamente alla guida morale dell’Europa o se i recenti cambiamenti politici lo abbiano reso meno forte.

Non v’è dubbio alcuno, infatti, che la fine del duopolio Merkel-Sarkozy - del quale abbiamo già parlato nell’analisi sulla Francia di Hollande – abbia mischiato le carte sul tavolo dell’Europa e non solo.  I due protagonisti della scena politica internazionale, il presidente della Francia e il cancelliere federale della Germania, hanno condiviso un lungo percorso – la Merkel è in carica ininterrottamente dal 22 novembre 2005, Sarkozy lo è stato dal 16 maggio 2007 al 15 maggio scorso – politico e personale, marcato da un’affinità che li ha visti in sintonia sui grandi temi europei.

L’elezione di Hollande, proprio per questo, ha portato un raffreddamento non già nei rapporti franco-tedeschi, forse ai livelli più alti dalla fine della Seconda guerra mondiale – giusto qualche settimana fa si è celebrato il 50° anniversario delle relazioni tra i due Paesi –  ma nella condivisione di una strategia economica conservativa, che punta a un rigore quasi totale nella gestione del debito pubblico (fardello che pesa sull’83% del Pil tedesco, contro il 120% del nostrano) e all’indecisione sui meccanismi di solidarietà, come gli eurobond e lo scudo anti-spread sul quale Italia e Spagna si sono spese sin da subito, visti i livelli preoccupanti raggiunti dai differenziali rispetto ai titoli di stato della Germania.

Gli scontri europei, in ogni caso, non nuocciono alla reputazione interna della quale gode il cancelliere, il cui lavoro è approvato da quasi il 60% degli elettori, i quali confermerebbero ancora una volta, in caso di elezioni, la maggioranza relativa della Cdu-Csu al Bundestag con il 35% dei consensi.

Ciò che negli ultimi mesi è cambiata è stata la percezione del ruolo della Merkel sul piano internazionale, e particolarmente in Italia, Paese da sempre visto con un misto d’inferiorità e sospetto dai tedeschi, complici certi malcostumi presenti in maniera patologica in alcune zone del Paese, nonché in Grecia, fardello e focolaio della fase 2 della crisi finanziaria.

Il cancelliere rappresenta, infatti, una nazione che ha goduto nel corso dei decenni di una stabilità economica rilevante, capace di integrare le difficoltà della zona Est dopo la riunificazione del 1990 e convertirle in possibilità di sviluppo. La Germania è il quinto Paese al mondo per prodotto interno lordo complessivo e ventesimo per quello pro-capite, una super-potenza nel campo industriale e tecnologico che ha fatto del merito e del sostegno alla crescita dei punti fondamentali dell’agenda politica e istituzionale.

Non deve stupire dunque se, sul piano diplomatico, una nazione che riesce in tutto, detti delle linee guida che gli altri non sono in grado di rispettare completamente, o anche solo in parte, rendendo così l’imitazione (nel senso più positivo possibile del termine) difficile o addirittura impossibile. Quel che danneggia l’immagine della Germania, se di questo si può parlare, è l’arroccarsi su posizioni chiaramente incompatibili con la maggior parte degli Stati europei, vuoi per caratteristiche del Paese – economiche, sociali e via discorrendo – e soprattutto per i governi che via via si succedono.

La Germania non ha perso la guida economica dell’Europa e difficilmente lo farà in futuro, ma se non si dimostrerà, con l’attuale o il prossimo governo, capace di una maggiore diplomazia rispetto alle situazioni più critiche, rischierà di trascinare nel baratro anche se stessa, poiché la lungimiranza avrà fatto spazio a un’insensata cecità.

Stefano Maria Meconi

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