La Francia sentenzia: la transessualità non è una malattia

Una decisione storica presa alla vigilia della giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia

di Roberta Colacchi

Roselyne Bachelot

PARIGI- Mercoledì 11 febbraio è stata abolita con un decreto ufficiale la transessualità dalle liste delle malattie psichiatriche, fino ad oggi definita disturbo o “disforia dell’identità di genere”. A compiere questo decisivo passo in avanti Roselyne Bachelot, ministro della Sanità francese. A maggio dell’anno scorso la Bachelot, da sempre una sostenitrice dei pacs e dei gay, tanto da aver partecipato ad una delle edizioni del Gay Pride, aveva promesso di regolarizzare il provvedimento, che ora si può leggere nella Gazzetta Ufficiale.

L’importanza di una tale presa di posizione riguardo uno dei temi più sentiti di oggi, sta nel fatto che la Francia è il primo paese a ufficializzare la normalità psichica delle persone transessuali. In molti infatti si attengono ancora all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e al manuale medico DSM, Diagnostic and Statical Manual of Mental Disorders, che inserisce la transessualità all’interno delle patologie di pertinenza psichiatrica. Una specie di contraddizione interna, se si considera che l’OMS aveva in precedenza estromesso l’omosessualità da questa lista.

Gaypride a Manchester

Dal punto di vista medico la transessualità è vista come la condizione di una persona affetta da disturbo dell’identità di genere, la cui identità sessuale fisica di genere maschile o femminile  non è corrispondente quella psicologica. Spesso l’obiettivo che si persegue è un cambiamento del proprio corpo, attraverso interventi medico-chirurgici essendo considerata l’unica patologia psichica non curabile. Il compito dello psichiatra infatti non è quello di guarire la persona facendola riconciliare col suo sesso d’origine, ma di avviarla alle terapie endocrinologiche e chirurgiche utili per poter iniziare il percorso di transizione. Il movimento transessuale mondiale rifiuta la classificazione psichiatrica, pur riconoscendo che la condizione di transessualità richiede l’intervento della medicina per poter adeguare il corpo alla psiche, e non viceversa.

E’ il caso di chiedersi se è la Francia ad essere all’avanguardia, o se è il resto del mondo ad essere arretrato. Si può veramente giudicare anomala dal punto di vista fisiologico e mentale una persona transessuale? E se anche fosse così, piuttosto che additarla o ghettizzarla, la soluzione migliore non sarebbe accettarla, dandole la possibilità di vivere normalmente e di farsi strada come tutti all’interno della società? Per il momento la Francia si augura che anche l’OMS prenda provvedimenti circa il problema.

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