La fine del mondo? Una passeggiata, ma nel 2116

 
L'Armageddon

L'Armageddon

“Ecco, un’ombra di orrore è nata nell’eternità ! Sconosciuto, non prolifico, chiuso in sé, tutto allontana. Quale demone ha creato questo abominevole vuoto ? Questo nulla che fa tremare l’animo ? […] E l’oceano di sale scorreva chiuso”.

Il genio di William Blake, nel suo profetico libro di Urizen, descrive uno scenario di morte e distruzione.

Esattamente quello che ci si aspetta nel 2012, data della presunta fine del mondo, se ancora una volta non ci fosse un ennesima smentita, dopo quella di qualche mese fa affermata dal docente Gerardo Aldana dell’Università di Santa Barbara, che spostava di un arco di tempo tra i cinquanta e i cento anni il fatidico giorno.

A dare man forte alle teorie del professore, e a screditare la maggior parte dei catastrofisti che non vedevano l’ora di far crollare questo vecchio mondo pur lasciandoci la pelle e molti ottimisti che vedevano nel 2012 la possibilità di creare un nuovo ordine di armonia tra le genti del pianeta sono arrivati due fratelli, Bohumil e Vladimir Böhm un matematico e un docente di storia e cultura Maya.

I due hanno ripreso e analizzato in maniera ancora più approfondita i calcoli dell’antico popolo notando alcune importanti imprecisioni e particolari eventi storici che hanno letteralmente stravolto il calcolo del lungo computo, il calendario che decretava, alla sua conclusione del ciclo, la fine del mondo.

Secondo i fratelli Böhm infatti, una lunga guerra impedì alla popolazione di seguire il calendario, bloccandone il conteggio e ritardandone il termine di più di un secolo. Un “buco”che sposterebbe l’Armageddon addirittura al 2116.

Un ulteriore elemento che è stato considerato dai due studiosi , ma anche da illustri specialisti del settore come Martin Petrasek, dell’Università di Opava è che l’annientamento della Terra non risulterebbe poi così catastrofico come lo si intende e come il cinema e la cultura attuale ha proposto. Guerre nucleari e pestilenze possono decimare intere popolazioni, ma i sopravvissuti sarebbero parecchi.

Così come la caduta di un gigantesco asteroide non cancellerebbe l’intero genere umano: basti pensare che l’enorme meteorite che 65 milioni di anni fa colpì la superficie terrestre non eliminò infatti numerose specie che non andarono per nulla estinte e sopravvissero. Così come gli effetti delle radiazioni solari, che pur generando incredibili disastri non bloccherebbero la continuità della vita sulla terra. Ora si che si possono dormire sonni tranquilli. Forse.

Adriano Ferrarato

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