La Fiera del Levante di Bari chiude con una protesta animalista

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Animalisti e antispecisti hanno indossato una maglietta bianca con scritte come: “La vita non si compra, gli animali non sono merce. La vita non è in vendita.”

Cani, roditori, tartarughe, pesci, colombi, tortore, conigli, pappagalli sono alcune delle specie animali che sono state vendute e messe in bella mostra nel padiglione Pet Home della Fiera del Levante di Bari. La 78esima edizione terminata lo scorso 21 settembre, continua a lasciare strascichi polemici e di sdegno sui social network. Secondo molti visitatori e associazioni animaliste le condizioni di detenzioni, sebbene rientranti nella legalità, ledevano il benessere animale.

Sin dal primo giorno  sono stati segnalati visibili stati di disagio degli animali in vendita, tanto da cambiare la disposizione di alcuni cani che dalle teche sono stati spostati in recinti a terra, come ha spiegato Antonella Gerbi, una delle volontarie che ha seguito e raccolto le segnalazioni del pubblico pagante. La volontaria ha inoltre commentato la situazione: “Abbiamo assistito ad uno spettacolo indegno, i primi giorni c’erano cuccioletti visibilmente di età inferiore a quella prescritta per legge (con certificazione che diceva il contrario). Gli animali giacevano esposti in teche di vetro senza alcuna ventilazione, coniglietti e altri roditori erano ammassati in gabbiette minuscole solo per citare degli esempi”.

SEGNALAZIONI E PROTESTE – L’edizione n. 78 della Fiera del Levante sarà ricordata, oltre che per il discorso d’apertura del presidente del Consiglio Renzi, anche per il padiglione Pet Home. Il salone dedicato agli animali domestici e all’industria del settore, che ha accolto allevatori, produttori e venditori di prodotti alimentari e non per gli animali ha suscitato non poche perplessità. Il numero crescente, giorno dopo giorno, di cittadini e turisti indignati che hanno lamentato una condizione anomala all’interno del padiglione ha spinto volontari di diverse associazioni del territorio a promuovere una protesta silente e significativa. L’ultimo giorno della fiera circa una ventina di animalisti e antispecisti hanno indossato una maglietta bianca con scritte come: “La vita non si compra, gli animali non sono merce. La vita non è in vendita.” Secondo i partecipanti il messaggio ha colpito nel segno, infatti sempre più famiglie si sono incuriosite così i volontari hanno spiegato le loro ragioni.  Prosegue la Gerbi: “La soddisfazione è arrivata con il calo visibile delle vendite, molti genitori ci hanno chiesto di spiegare ai figli che gli animali non sono dei giocattoli. Abbiamo lasciato i contatti dei nostri rifugi, dove ci verranno a trovare per adottare un cane o gatto. Perché gli animali non si vendono sono vite non un passatempo.” Ed in effetti dopo alcuni minuti l’aria nel padiglione Pet Home, si è surriscaldata e non per l’assenza di condizionatori.

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Animalisti e antispecisti alla Fiera del Levante

LO STOP DELLE AUTORITA’ – Guardie ecozoofile dell’Anpana (presenti con un proprio stand nel padiglione) e forze dell’ordine hanno chiesto spiegazioni ai volontari del loro operato, invitandoli a desistere. In particolare le guardie dell’Anpana asserivano che tutto era nella norma e che gli animali godevano della salubrità degli ambienti necessari, come la legge impone. Questo almeno è quello che si sono sentiti dire i manifestanti, che non solo non hanno desistito, ma hanno continuato nella loro attività di informazione, senza l’ausilio di volantini, o materiale di qualsivoglia natura proprio per non incorrere in reati come: “manifestazione non autorizzata”. Tra le sigle presenti Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Puglia Animalista, Anpav, Oipa e Puglia Vegana Antispecista, muniti solo di una t-shirt con un messaggio chiaro: “La vita va rispettata, in tutte le sue forme.” E in effetti l’idea di comprare animali in una Fiera dove tra i vari slogan vi era “Coltiviamo l’innovazione” stride almeno un po’.

Fiera del Levante

ETICA E DENARO - La diatriba sulla vendita di animali e sulle modalità di come questa debba avvenire sono da anni oggetto di discussione in tutta Italia. La crescente sensibilità verso la dignità degli animali, porta sempre di più Amministrazioni pubbliche, Enti e semplici cittadini a porsi delle domande in merito. La domanda di fondo risulta sempre la stessa: in un’Italia che vive di emergenze, ed il randagismo non si esime da questa, che bisogno c’è di comprare un cane o un gatto quando si può adottare? È vero, siamo in tempo di crisi, ma lucrare su cuccioli di animale strappati alle loro mamme prematuramente è proprio il miglior modo di sbarcare il lunario?

Marco Di Cosmo

 

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