La dura svolta spagnola. Legge bavaglio contro le manifestazioni

Incerto il futuro delle manifestazioni di piazza spagnole, ora gli Indignados, Greenpeace, i movimenti anti-sfratto vengono bloccati con pesanti sanzioni economiche

Protesta contro la Legge Bavaglio

Protesta contro la Legge Bavaglio

Negli ultimi anni l’Italia ha osservato affascinata le proteste spagnole degli Indignados. I più radical invidiando i cugini – tutti figli di un dio minore in Europa – perché capaci di organizzare manifestazioni di protesta serie, i nostalgici per il solo fatto che lì esistesse ancora una piazza, il M5S alla ricerca di partner o similitudini e i più critici per il solo fatto che a capo di queste rimostranze vi fosse un docente universitario, l’atipico Pablo Iglesias, ma non un comico o un imprenditore.

MORDAZA LEY – Dal 1 luglio però lo sguardo dovrà cercare altre consolazioni dato che è entrata in vigore la nuova legge sulla sicurezza pubblica imposta dal governo di Mariano Rajoy. Nonostante il rifiuto degli altri membri dell’esecutivo oltre che delle diverse organizzazioni sociali – su tutte Greenpeace -, neppure la Corte Costituzionale spagnola è stata in grado di bloccare quella che è stata definita “Legge Bavaglio”. Maina Kiai, il relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto alla libertà di riunione pacifica, ha esortato i legislatori spagnoli a rifiutare la misura, affermando che «la nuova legge è inquietante e porterebbe indietro ai giorni bui del regime di Franco.»

BAVAGLIO – Mentre l’opposizione denuncia il tentativo di creare un nuovo stato di polizia, il Partito Popolare difende la propria iniziativa affermando che si tratta di un passo avanti per la libertà delle manifestazioni, ora protette dalle frange più violente.  In realtà lo scopo principale sarebbe quello di aiutare il partito al governo a mantenere la sua presa sul potere scoraggiando le proteste anti-austerità che hanno portato ampio sostegno a Podemos, ma anche le organizzazioni anti-sfratto e i sindacati che tengono sempre alta la tensione nei confronti dell’esecutivo.

Un'attivista di Greenpeace ha imbavagliato la scultura di un leone a guardia del Parlamento spagnolo

Un’attivista di Greenpeace ha imbavagliato la scultura di un leone a guardia del Parlamento spagnolo

LIMITAZIONI - Il testo approvato considera come “grave turbamento della sicurezza pubblica” tutte le proteste che si svolgono davanti agli organi di potere come il Congresso, il Senato e parlamenti regionali, quando questi non sono al lavoro ma anche le manifestazioni che bloccano punti focali per il trasporto – come gli ingressi autostradali – o centrali nucleari e altre strutture di pubblica utilità. I manifestanti incorrebbero in pesanti sanzioni da 30.000 € a 600.000 € assegnate direttamente della polizia. La stessa polizia che non può essere ripresa durante le manifestazioni in quanto le immagini potrebbero mettere in pericolo gli stessi agenti o il corretto svolgimento dell’operazione. Contro questo punto si è subito scagliata Amnesty International  sottolineando come «Catturare immagini della polizia a volte ha contribuito a diffondere informazioni circa l’uso eccessivo della forza da parte della polizia.»

SICUREZZA PUBBLICA – La stessa legge impone anche misure più drastiche per fermare i tanti movimenti “anti-sfratto” nati in Spagna a seguito della crisi, peraltro accusandoli di essere vicini ai terroristi dell’ETA. Inoltre non sarà più possibile scalare edifici per aumentare la visibilità delle proteste – pratica molto utilizzata da Greenpeace e dai sindacati – senza che la polizia imponga una pesante sanzione a sua completa discrezione, vale a dire senza passare per un giudice. La norma intacca anche il diritto alla resistenza pacifica dato che concede alle forze di polizia la possibilità di multare coloro che rifiutano di sciogliere le assemblee e manifestazioni in luoghi pubblici. Per cui non sarà più possibile affidarsi a sit-in in stile Occupy, ovvero vengono vietate proteste sedute e non violente.

Francesco Malfetano

foto da: elpais.com 

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