La doppia morale curda della Turchia

In Turchia il presidente Erdogan ha deciso di fare sul serio aprendo due fronti di guerra

Caccia statunitensi stanziati in Turchia

Caccia statunitensi stanziati in Turchia

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è sul piede di guerra. Poco importa se il fronte sia interno o l’offensiva sia rivolta verso l’esterno, l’importante è combattere. Se da un lato è ripartita la sanguinosa diatriba orientale con gli indipendentisti curdi del Pkk, dall’altro ha rispolverato l’alleanza occidentalista con gli Usa per attaccare l’Isis dopo i primi attentati riconosciuti in terra turca.

INTERNO – Mentre i tecnologici caccia statunitensi si preparano ad alzarsi in volo per attaccare l’Isis i meno avanzati aerei turchi si concentrano sui miliziani curdi al confine con l’Iraq. In pratica è stato annullato l’accordo storico del 2013 tra il governo di Ankara e il partito separatista dei Lavoratori del Kurdistan, PKK. Sono state invalidate le promesse di garantire diritti e autonomia alla minoranza in cambio di un cessate il fuoco dopo trent’anni di rivolte e circa 40.000 vittime. La frattura è cominciata con Erdogan che ha provato rafforzare le posizioni dei nazionalisti prima delle elezioni di giugno oltre ad aver ignorato la disastrosa questione Kobane. Tuttavia è culminata con il superamento della soglia di sbarramento per l’ingresso in Parlamento del partito pro-curdo Hdp. Il successo curdo ha disgregato la maggioranza parlamentare aprendo la strada a un inedito governo di coalizione che pare impensabile. Ora dopo i diversi scioperi organizzati a favore dei circa 20 milioni di curdi residenti in Turchia e l’accusa del Presidente di essere poco attivo contro l’Isis – in particolare dopo l’attentato di Suruc – è riesplosa la tensione indipendentista.

Confine tra Turchia e Siria

Confine tra Turchia e Siria

ESTERNO – Turchia e Stati Uniti hanno redatto un piano di attacco contro le cellule dello Stato Islamico a nord della Siria. Si prospetta l’utilizzo della forza aerea statunitense coadiuvata dall’organizzazione transfrontaliera dei militari turchi mentre le forze ribelli curdo-siriane agiranno direttamente nel territorio interessato – nei giorni scorsi il New York Times ha sostenuto che diverse squadre sono state addestrate direttamente dalla Cia. L’obiettivo dichiarato è creare una sorta di cuscinetto con regime di no fly zone  lungo il confine turco-siriano dove poter accogliere in sicurezza gli sfollati mediorientali. Bisognerà però anche fare i conti con le ambizioni di Erdogan e le truppe anti-Assad che mantengono la loro concentrazione sulla dismissione del governo di Damasco.

DOPPIO GIOCO – Fino ad ora la Turchia, membro di lunga data della NATO, aveva resistito alle forti pressioni, oltre che alle critiche dell’occidente, per assumere un ruolo più importante nella lotta contro lo Stato islamico. Ankara, tuttavia, non aveva voluto incoraggiare le milizie curde siriane, che hanno fatto alcune conquiste territoriali attraverso grazie alla cooperazione con gli Usa nelle azioni anti Isis. La milizia curda leader in Siria, nota come Unità di Protezione del Popolo, è un affiliato del PKK e considerato una minaccia alla sicurezza nazionale da parte dei turchi. In pratica Erdogan sta vivendo una contraddizione curda attaccando e reprimendo con forza i curdi-turchi e alleandosi con quelli siriani seguendo la logica che il nemico del mio nemico è mio amico.

Francesco Malfetano

foto: www.agi.com, www.repstatic.it

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