La dittatura mediatica di Berlusconi

Nicole Minetti, ex igienista dentale del premier e attuale membro della giunta Formigoni

Roma – La politica è dialettica. La politica è confronto. La politica richiede la capacità di saper gestire l’interesse comune. Quanti di questi aspetti della dimensione della politica sono stati attesi e sviluppati dal presidente del Consiglio? A sentire l’ultima telefonata del premier  alla trasmissione L’Infedele di Gad Lerner sembra proprio che nessuna di queste forme importanti e fondamentali di una dialettica democratica siano state rispettate. «Sto vedendo una trasmissione disgustosa, una conduzione spregevole, turpe, ripugnante – ha, infatti, esordito Berlusconi – tesi false, lontane dal vero, distorte. Ho visto una presentazione della realtà all’incontrario del vero». Il premier è poi passato a difendere Nicole Minetti, la quale, a suo dire, si è laureata con il massimo dei voti ed è una splendida persona. Ma non risponde alla domanda del giornalista «tutto questo le consente di saltare la gavetta che si dovrebbe fare in politica?». Ma l’interrogativo di Lerner non ha ricevuto nessuna risposta.

Il premier infocato dalla rabbia ha continuato imperterrito il suo attacco alla trasmissione e al conduttore della stessa.  Ha offeso le signore presenti in studio chiamandole “cosiddette, per poi arrivare a invitare cordialmente Iva Zanicchi a lasciare seduta stante «questo incredibile postribolo televisivo».  La Zanicchi visibilmente in imbarazzo è rimasta seduta al suo posto invitando il pubblico presente a mantenere i toni bassi. Ormai le telefonate del premier nelle varie trasmissioni politiche non sono altro che un continuo insulto nei confronti dei conduttori che visibilmente la pensano in maniera diversa dalla sua. A torto o a ragione, vista la gran confusione morale e politica che pervade il nostro paese, manca ormai quella obiettività giornalistica che consentirebbe ai cittadini di farsi un’idea precisa su ciò che sta avvenendo nel nostro paese.  Si è forse passati dalla forza della ragione alla ragione della forza.

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Il conduttore televisivo Gad Lerner

Cercando di mantenere posizioni di par condicio e puro contradditorio, non si assiste altro che a continui  insulti personali tra l’uno e l’altro politico e quei pochi che vorrebbero discutere di temi diversi da quelli riguardanti la figura e la vita del premier vengono continuamente soverchiati da urla e attacchi personali. Ormai le trasmissioni di approfondimento politico non sono diventate altro che aule di tribunali dove il partito al governo difende sé stesso attaccando gli avversari.  E in tutto questo marasma mediatico il pubblico che cosa pensa? Chi ama Berlusconi e crede in lui è super convinto che sia sotto attacco dei comunisti, che loro temono come la peste. Chi, al contrario, lo detesta si chiede come ci si possa liberare della sua presenza in politica, perché lo ritengono peggio di un cancro. E ora che anche il Papa lo sta lentamente abbandonando che ne sarà del Berlusconismo? Alcuni lo danno per spacciato, la caduta sarà solo questioni di giorni o alcuni mesi al massimo. Altri pensano che anche questa sarà l’ennesima bolla di sapone e che Berlusconi supererà anche questa crisi.

Quel che è certo è che Confindustria richiede riforme urgenti, come ha puntualizzato la Marcegaglia domenica scorsa alla trasmissione “Che tempo che fa” di Fazio. Fini e centristi chiedono un governo senza Berlusconi e la sinistra le dimissioni del premier e la resa totale del Pdl. Il popolo nel mentre non può far altro che stare a guardare, in attesa di poter dimostrare attraverso il voto che cosa ne pensano dei politici in carica e dell’Italia che essi hanno creato. Certo è che se si andasse al voto oggi, senza una riforma elettorale degna di tale nome e realmente rispondente ai bisogni del paese,  quel rinnovamento serio e urgente che richiede la situazione attuale non si realizzerà.

Sabina Sestu

Foto: images.virgilio.it; www.vostrisoldi.it;

Preview: st.ilfattoquotidiano.it

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3 Risponde a La dittatura mediatica di Berlusconi

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    John Camerina 25/01/2011 a 19:58

    Gad Lerner si autodefinisce ‘giornalista’. A mio parere lui non è altro che un ideologo. Avendo scritto per ‘Lotta Continua’, ‘Il Manifesto’ come fervente comunista, non può egli essere classificato ‘giornalista’, ma ‘ideologo’. Un vero giornalista riporta i fatti indiscriminatamente, senza cioè far pesare la sua opinione. Nella trasmissione televisiva ‘L’infedele’, che lui conduce, Gad Lerner dimostra spesso la sua ideologia, quando mette in imbarazzo quei suoi ospiti che la pensano diversamente. Il suo non è giornalismo, ma un attivismo politico che crea spesso discussioni vivaci con urla, insulti ed attacchi personali. ‘L’infedele’ non è altro che uno show da circo equestre.

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    Nicola Gilardi 25/01/2011 a 20:31

    Ideologo? E chi non lo è? Ognuno si basa, nelle sue azioni, sulle proprie ideologie, cioè sulla propria visione del mondo. Se non è un giornalista Gad Lerner, per le motivazioni che vengono date nel commento, allora non lo è neanche Vittorio Feltri, o Giuliano Ferrara.
    Il giornalismo deve tendere all’imparzialità, ma forse ancor di più alla propria onestà intellettuale.

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    Roberto 25/01/2011 a 21:29

    Con una cosa concordo col presidente, la Minetti è proprio una abbona persona, basta vedere la foto…quanta cultura!! e da 110 e lode sicuramente.

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