La disperazione degli imprenditori veneti

“Dopo essere usciti da una forte crisi, stiamo iniziando la risalita. Non è veloce, non ha forti numeri ma è certamente risalita”, afferma Silvio Berlusconi. Nel mentre, in Veneto, continuano a togliersi la vita imprenditori, professionisti e operai

 di Sabina Sestu

Palazzo Municipale di Padova

“Il Governo, quando ha cercato di diffondere ottimismo – afferma Silvio Berlusconi, durante una conferenza stampa al Ministero del Tesoro – non aveva gli occhi chiusi sulla crisi ma ha dato importanza al fattore psicologico. Dobbiamo cavalcare questo ottimismo”. Parole, quelle del premier Berlusconi, che non hanno sortito alcun effetto sui lavoratori del Veneto, considerato che in questa regione sono 18, a tutt’oggi,  le vittime suicide della crisi che sta attraversando il nostro Paese. L’importanza data al fattore psicologico dal Governo è, finora, lettera morta. Sono stati, invece, la Provincia e il Comune di Padova i primi ad attivarsi, accordandosi per creare un centro d’ascolto, un call center antisuicidio. Al numero verde 800 – 510052, istituito dalla Camera di commercio di Padova, rispondono sei operatori laureati in psicologia del lavoro che tentano di arginare il preoccupante fenomeno di disperazione che porta, professionisti e non, al gesto estremo. Dal 2008, anno di inizio della crisi economica e finanziaria, si sono tolti la vita dodici imprenditori (edili, padroncini e commercianti), un promotore finanziario, un grafico pubblicitario e quattro operai, per la maggior parte veneti.

Tra le vittime anche un operaio romeno, disperato perché non percepiva lo stipendio da qualche mese a causa della chiusura temporanea della Tms. La grave situazione finanziaria in cui versava era oltremodo esasperata dalla preoccupazione per una figlia malata. Lo stesso gesto è stato compiuto da un ghanese di 37 anni, Williams Agiekum, che, dopo dieci anni nelle concerie di Arzignano (Vicenza), era finito in cassa integrazione a 800 euro al mese. Pagava un affitto di 650 euro mensili e, non potendo pagare  luce e il gas, da due mesi stava al freddo e al buio. Si è suicidato bevendo un bicchiere di soda caustica.

 La crisi non risparmia proprio nessuno. Vi sono, infatti, imprenditori che si sono tolti la vita perché non riuscivano

Claudio Miotto

 ad annunciare ai propri dipendenti la chiusura dell’attività e l’inizio della cassa integrazione. E chi, dopo una vita di lavoro in azienda, non è riuscito a capacitarsi del fatto di dover chiudere le serrande per sempre.

Arrivare al gesto estremo significa non vedere alcuna via d’uscita e non è una questione d’età, visto che i suicidi avevano tra i 36 e i 61 anni. Il nodo fondamentale della questione risiede piuttosto nell’impossibilità di ottenere credito dalle banche e nella mancanza di una politica finanziaria di sostegno alla piccola e media impresa da parte del Governo. L’avvio del call center ha dimostrato che c’è davvero bisogno di aiuti in questo periodo di crisi. La prima telefonata, infatti, è arrivata dopo appena 20 minuti. In cinque ore sono stati in quindici a formare il numero verde. Molti di coloro che hanno chiamato sono esperti della consulenza aziendale e delle professioni immateriali che si sono trovati senza richieste di consulenze. La chiusura e la difficoltà delle aziende colpisce, infatti, anche questi professionisti. Gli operatori del call center li indirizzano allo sportello provinciale del lavoro, al centro provinciale dell’impiego (ex ufficio di collocamento) e alle agenzie del lavoro interinale, dando anche informazioni sulle opportunità finanziarie, assistenziali e di primo soccorso.

Ma è questo il tipo di aiuto di cui hanno bisogno le piccole e medie imprese (non solo venete)? Come afferma Claudio Miotto, presidente di Confartigianato Veneto: “Non possiamo non pensare agli ultimi vent’anni di delocalizzazione selvaggia, affiancata, oggi, da una forse più subdola concorrenza sleale: quella dei laboratori cinesi, ai quali committenti “disinvolti” portano le lavorazioni, non curanti delle condizioni terribili in cui quelle lavorazioni avvengono” . Alla concorrenza bisogna aggiungere altri grandi mali della società italiana: la burocrazia, la giustizia lenta, le banche avide e l’incapacità delle stesse associazioni di categoria di stare vicino a chi naviga in acque agitate, evitando il dramma.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews