La decadenza di Berlusconi nasconde l’indecisione della politica

Silvio Berlusconi (Blitzquotidiano.it)

Roma – Potrebbe essere un dubbio amletico: Silvio Berlusconi decade o non decade? Chiede la grazia o non la chiede? La legge Severino è incostituzionale oppure no? Il Quirinale trova una soluzione o non la trova? Roba da scriverci un dramma dal titolo: ‘Fine di una democrazia con relativo Stato di Diritto’ se per porre rimedio ad una sentenza ad personam, si interpreta ad personam una legge pensata e scritta per la solita persona.

Siccome, però, non trattasi di fantasia artistica ma di contorta realtà, la relazione decadenza Berlusconi-caduta Governo Letta ha trovato in Matteo Renzi una buona voce per un facile riepilogo. Spiega il sindaco in un’intervista all’Espresso: «Il governo durerà. L’unico elemento imponderabile si chiama Silvio Berlusconi. Ma non ha nessuna convenienza reale a tentare la spallata. Poi, cosa farebbe?». Corretto.

Talmente esatto che la domanda va estesa ad ogni angolo dei palazzi: se Berlusconi decade e Letta cade, che si fa?

Talché la replica degli ottimisti è: un Letta bis con gli esuli del M5s, pronti al colpo gobbo e ad un seggio di governo più comodo; quella dei temerari è: si torna alle urne per votare qualcosa, forse qualcuno, magari Renzi, eventualmente Letta, certamente ancora Berlusconi.

Ora, posto che la prima ipotesi è irrealizzabile nella misura in cui i grillini non sono neppure affidabili a se stessi, figurarsi ad una sinistra sempre in crisi d’anime, in caso contrario la maggioranza sarebbe già cambiata da molto, la seconda è un tale azzardo che neppure l’eterno fanciullo d’oro della sinistra, Renzi, pare avere fretta di buttarcisi dentro. Tanto che si affretta a chiarire: se il Pd ha bisogno di un nemico di Governo, vada a cercarselo da un’altra parte perché «non sarò mai io ad aprire una polemica o a metterlo in crisi. Mi metto di lato». Tradotto: ccà nisciuno è fesso e dunque se cercate un capro espiatorio per la fine di una maggioranza ingombrante, arrangiatevi giacché il pretesto Imu è venuto a mancare. E così si torna al punto di partenza: che si fa? Poco o nulla pare di capire, per almeno due ragioni.

a) La grazia a Berlusconi è faccenda complessa non tanto nell’iter da seguire ma in ciò che rappresenterebbe agli occhi degli elettori: una norma ad hoc per l’uomo implicherebbe la morte del politico che ne sarebbe seppellito un secondo dopo. Tanto che quanti nel Pd non vedono l’ora di affossare il Caimano, se fossero ancora in grado di ragionare, dovrebbero appoggiare e caldeggiare un intervento del Quirinale e poi sfruttarlo a proprio vantaggio. Una volta si sarebbe definito aplomb diplomatico, roba da professionisti e non da mezze maniche alle prese con elettorati semi fanatici, coltivati a pane e antiberlusconismo.

letta (wikimedia.org)
Enrico Letta (Wikipedia.org)

b) Se il centrodestra si raduna intorno al Cavaliere, la sinistra ha una meta da raggiungere per nulla banale: il congresso. Per decidere chi dentro e fuori il partito deve guidare cosa e come occorre tempo e sangue freddo. Renzi dispone di parecchio del secondo ma ha bisogno di grattare il fondo del barile per il primo, ad un mese dalla decisione finale tra la ricandidatura a sindaco e il ruolo di prossimo premier e segretario del Pd. E con lui i suoi.

E’ in questo clima d’attesa che Luciano Violante ed ex magistrato prima che piddino, ha aperto ad una linea più morbida nei confronti di Berlusconi, la cui inagibilità al Senato dovrebbe essere votata il prossimo 9 settembre salvo rinvio, per dare modo alla Corte Costituzionale di esprimersi sulla questione. Proposta che sta accogliendo consensi a sinistra perché di là si sta con il fiato sospeso, divisi per bande. Riducibili in due correnti: i non renziani ai quali non fa difetto il senso pratico nel volere il sindaco candidato premier ma accanto ad un segretario espressione della nomenclatura rossa che tutto decide. Dall’altra parte i renziani, ai quali non fa difetto l’essere in tanti, molti dei quali appartenenti a quella stessa nomenclatura che una volta era il ‘vecchio da rottamare’ e ora è ‘sostenitrice di alto profilo’. E si parla di nomi come D’Alema, Orlando, Veltroni e pare, persino, Romano Prodi. Con buona pace del nuovo che avanza e dei progressisti alla svolta.

Sicché il dubbio non è nella sorte di Berlusconi ma in un enigma ancora più imperscrutabile: in Italia si potrà mai fare politica senza che di lui, di riffa o di raffa, se ne faccia il centro di gravità? Chissà.

Chantal Cresta

Foto || blitzquotidiano.it; wikipedia.org

 

 

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