La Cultura di Bondi

Bondi

Sandro Bondi, ministro della Cultura

Qualcuno aiuti il ministro della Cultura, Sandro Bondi a far cessare la pioggia sulla Campania e i fulmini dell’impopolarità sulla sua testa. Ci mancava il cedimento di un altro bene culturale per rimettere le sue competenze nuovamente sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Andiamo con ordine.

Sei novembre, Pompei – crolla la Domus dei Galdiatori sotto i colpi del tempo, le sferzate delle inconsuete abbondanti pioggie stagionali e, soprattutto, l’incuria delle istituzioni locali e nazionali che – come sempre accade in Italia – attendono l’emergenza irreparabile per correre ai ripari. In Parlamento scoppiano le polemiche, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano impallidisce e l’opposizione chiede le dimissioni del ministro. Bondi glissa, rivendica il grande lavoro fatto e aggiunge: “Se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei.”. Non si dimette.

Diciannove novembre, Gela – si sbriciola il portale della sagrestia di un antico santuario risalente al 1450 e dedicato alla patrona cittadina, Maria d’Alemanna. L’Associazione per la tutela del bene culturale, Italia Nostra denuncia la mancanza di un piano di recupero e chiede le dimissioni del ministro. Lui non si dimette.

Trenta novembre, Pompei – crollano due muri in pietra pomice e malta della Casa del Moralista, sito contiguo a quello dei Gladiatori. La causa principale è sempre la pioggia battente che rende instabile la calcina. Bondi rassicura che il danno è contenuto perché a cadere sono state delle murature prive di affreschi e non originali essendo una ricostruzione post bellica del 1943. “Niente allarmismi” prega il ministro che certamente non si dimetterà.

Basterebbe questo a far vacillare la reputazione di chiuque ma poiché “le grane non vengon mai sole”, eccone altre.

Venticinque novembre, il Fatto Quotidiano – Rivela che il ministro, tra un patrimonio artistico e l’altro ha trovato il tempo per “piazzare” amici e parenti nel mondo dello spettacolo. Secondo il quotidiano, andando alla homepage del sito dei Beni Culturali (www.spettacolodalvivo.beniculturali.it) e cliccando su “Operazione Trasparenza”, si poteva accedere a una innumerevole fonte di cifre e nomi tra cui Roberto Indaco, consulente per l’area “Teatro e Moda”, pagato 25 mila € e salito agli onori delle cronache per essere l’ex marito della presente compagna del ministro Bondi, Manuela Repetti, deputata Pdl e padre di quel Fabrizio Repetti, figlioccio di Bondi, già assunto a contratto in una delle società amministrate dal ministro. Il tutto sotto la voce “Esperti osservatorio 2009”. Si poteva, appunto, perché attualmente la pagina risulta vuota. Non basta. Il F.U.S. (Fondo Unico per lo Spettacolo) annoverava anche la banda musicale Romualdo Marenco di Novi Ligure, luogo di attuale residenza della famiglia Bondi. Il complesso si è visto piovere addosso la bellezza di 550 mila €, circa 5 volte tanto di quello che, nello stesso anno, sia stato stanziato al Teatro Stabile di Palermo (170 mila €). A tutto questo Bondi ha commento: “Sono intervenuto per risolvere dei casi umani, la tragedia di un uomo senza lavoro. Desidererei rispetto, si tratta di una vicenda dolorosa ma anche del tutto personale e privata”.

Tre settembre, Venezia – l’attrice bulgara Michelle Bonev, grande amica del primo ministro Boyko Borisov e di Berlusconi, viene invitata all’ultima edizione del Festival del cinema di Venezia per ritirare un premio, il Action for Women. Nulla di strano, se non fosse che il viaggio della bella Michelle e il premio siano stati preparati ad hoc per la signora a spese dello Stato italiano. Cifra spesa, 400 mila €.

A questo punto, viene un dubbio – non sarà che il ministro Bondi abbia mal interpretato il significato della parola “cultura”? A scanso di equivoci, definiamo. L’erudizione che il ministro deve tutelare è

pompei
Pompei

quella dalla grande storia artistica e museale dell’Italia, non di quella sotterranea dell’italietta fatta di immacolate Provvidenze ed opportune Benevolenze. Se Bondi non vuol dimettersi, faccia pure. Nessuno lo può obbligare e, forse, tutto sommato non è solo colpa sua se i monumenti crollano. Il sistema delle sovvenzioni protoassistenziali che irrigano di denaro tutti per non finanziare nessuno, hanno annichilito da tempo ogni possibilità di intendere la Cultura come un settore di rilancio socio-economico. Le responsabilità, dunque, non sono tutte del ministro. Ma le urgenze clientelari di parenti dolenti e bisognosi che trovano in Bondi – quindi nella Cultura italiana – l’ancora d’appoggio a spese delle Stato, quelli sì che rientrano tra le sue colpe. Dunque, un consiglio al ministro: chiami a raccolta i suoi assistiti e chieda a loro di rimboccarsi le maniche, stendere un telone impermeabile sui tesori della nazione in fase di sfacelo e un velo di ceneri sul suo capo. Con quello che devono a lui e devono a noi, non potranno rifiutare di certo l’aiuto.

Chantal Cresta

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