La Corte Europea pretende risposte sui fatti del G8 di Genova

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La Corte Europea pretende risposte sui fatti del G8 di Genova

Strasburgo – La Corte Europea dei diritti dell’Uomo – l’organismo giurisdizionale internazionale istituito nel 1959 al fine di garantire il rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in seno al Consiglio d’Europa – negli ultimi giorni ha rivolto delle formali richieste di chiarimenti allo Stato italiano. L’organo giurisdizionale sovranazionale chiede quale sia la posizione dell’Italia rispetto alle questioni contenute nei ricorsi individuali presentati dalle vittime delle violenze subite al G8 di Genova nel luglio 2001.

UNA FERITA ANCORA APERTA – Un tema che, nonostante siano trascorsi dodici anni dai fatti, rimane ancora una profonda ferita aperta nella nostra società. Oltre ai pestaggi indiscriminati immortalati dalle troupe televisive di tutto il mondo, i numeri parlano chiaro e descrivono uno scenario di guerra per le vie di Genova. Seimiladuecento candelotti lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine, venti colpi di pistola esplosi, duecentocinquanta persone arrestate, milleduecento feriti – di cui duecentosettantatre tra le forze dell’ordine – e un morto.

IL PROCESSO DELLA SCUOLA DIAZ – Nel 2012 la Corte di Cassazione mise la parola fine sui fatti relativi all’irruzione nella scuola Diaz da parte della Polizia di Stato. L’operazione delle forze di pubblica sicurezza si concluse con sessanta feriti su novantatre arrestati ed un maldestro tentativo di depistaggio, volto a giustificare l’intervento e l’efferatezza adottata durante il blitz, da parte delle forze dell’ordine. La Corte definì l’irruzione come un «massacro ingiustificabile, una pura esplosione di violenza» e descrisse come la condotta violenta della polizia «gettò discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero». I condannati in via definitiva furono venticinque poliziotti. Tra questi anche alti funzionari del Viminale poi decaduti dai loro incarichi per effetto dell’interdizione dai pubblici uffici comminata dalla magistratura giudicante. Forse, tra tutte le parole utilizzate per descrivere l’irruzione alla Diaz, quelle pronunciate dal comandante del VII nucleo, Michelangelo Fournier, nel corso del processo, rappresentano quelle più adatte a raffigurare la cornice in cui si svolsero i fatti:  «macelleria messicana».

IL PROCESSO DELLA CASERMA DI BOLZANETO – Il 14 giugno scorso, la Quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha assolto quattro imputati e confermato sette condanne per le violenze commesse all’interno della Caserma della Polizia di Stato di Genova Bolzaneto. La Suprema Corte non si è sottratta dal qualificare le violenze commesse nella caserma di Bolzaneto come «mero pretesto, un’occasione per dare sfogo all’impulso criminale». I reati contestati agli altri coimputati, caduti in prescrizione, non hanno impedito il riconoscimento delle loro responsabilità di quanto accaduto ai soli fini civilistici. Infatti, chi si è salvato dalla giustizia penale dovrà comunque corrispondere il risarcimento danni a favore delle vittime delle violenze.

G8 genova torture nella Diaz

Le visibili conseguenze dell’irruzione della Polizia nella scuola Diaz

L’ASSENZA DEL REATO DI TORTURA IN ITALIA – In questi dieci anni la giustizia ha fatto il suo corso, o meglio, è riuscita a fare quello che ha potuto. Tuttora, le vittime delle violenze di Bolzaneto ritengono di non aver avuto piena soddisfazione da parte della giustizia italiana che, per questioni sostanziali, non ha potuto perseguire il reato commesso da agenti e medici tra le mura della caserma: il reato di tortura. Nonostante la Corte di Appello di Genova avesse parlato di «trattamenti inumani e degradanti o azioni di tortura», l’assenza di tale reato nel nostro ordinamento penale ha comportato la qualificazione dei fatti alla luce di altre norme penali che perseguitano reati di minore gravità. Infatti, la magistratura requirente fu costretta a circoscrivere le condotte inumane e degradanti che sarebbero potute essere ricomprese, senza ombra di dubbio, nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali.

 CONDANNATI I MINISTERI DELL’INTERNO E DELLA GIUSTIZIA – Per le condotte criminose poste in essere dai pubblici dipendenti coinvolti nelle violenze – circa una quarantina – la Corte di Cassazione ha confermato l’obbligo di risarcimento a favore delle vittime da parte dei ministeri da cui dipendevano gli autori dei reati. Nonostante ciò, piuttosto che riconoscere immediatamente la gravità dei reati commessi dai suoi organi, lo Stato Italiano ha dimostrato di preferire una condotta recalcitrante sul risarcimento danni. Infatti, diversamente da quanto previsto dalla legge italiana che prescrive l’obbligo di corresponsione del pagamento sin dalla pronuncia della sentenza di primo grado qualora lo statuisca, solo dalla fine dello scorso settembre il ministero dell’Interno ha fatto sapere che provvederà alla liquidazione del danno a favore di solamente trentuno delle vittime delle violenze. Le sole parte lese che hanno azionato con ricorso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

G8 Genova Corte Europea dei diritti dell'Uomo

La Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha richiesto dei chiarimenti all’Italia in merito ai ricorsi presentati e relativi alle violenze del G8 di Genova

LA RICHIESTA DI CHIARIMENTI ALL’ITALIA – Come detto, sulla base dei ricorsi individuali presentati dalle persone offese dai reati, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali ha formulato delle richieste di chiarimenti allo Stato italiano in merito ai processi conclusi. «Quale misure disciplinari sono state adottate nei confronti dei pubblici ufficiali accusati di aver compiuto delitti nella caserma di Bolzaneto nel corso del processo penale? Quale è stata la progressione di carriera degli accusati nel corso del processo penale? I risarcimenti comminati a titolo di provvisionale a carico dei ministeri sono stati corrisposti a tutti i danneggiati?».

UN’AMARA VERITÀ – Noi le risposte le conosciamo già e, amaramente, non possiamo fare altro che prendere atto dell’ipocrisia di uno Stato che da una parte rivendica la repressione dei crimini mentre, dall’altra, dimostra la propria connivenza con gli autori degli stessi quando, come nel caso in esame, si ritrova direttamente coinvolto nella vicenda. Nel corso del processo penale, i pubblici ufficiali accusati non hanno subito alcuna misura disciplinare e, per di più, la maggior parte hanno conseguito brillanti progressioni di carriera. Inoltre, i ministeri coinvolti dalle condotte dei dipendenti pubblici condannati non hanno provveduto a risarcire tutte le persone offese dai reati.

GIUSTIZIA SARÀ FATTA? – Ora, per i fatti del G8 di Genova, è altamente probabile il rischio di una condanna dello Stato italiano per violazione dell’art. 3 della Cedu, «Divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti». Per evitare un’imbarazzante condanna, il nostro Paese dovrà armonizzare la propria normativa penale agli standard qualitativi sanciti dalla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo. Tuttavia, per eludere il fenomeno dei “ricorsi a cascata”, l’Italia quasi sicuramente procederà in tal senso solo a seguito della prima pronuncia di condanna. Forse la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo avrà modo per ridare pieno valore al concetto di giustizia su questa vergognosa pagina di storia del nostro Paese. Fatti che portarono Amnesty International a definire la situazione nel suo complesso come «la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale europeo dalla fine della seconda guerra mondiale». Non resta che confidare nella giustizia sovranazionale.

Marco D’Agostino

Foto: nuke.alkemia.com, www.unita.it, www.albertomasala.com, www.adiantum.it

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