Quirinale. La corsa per l’elezione del Capo dello Stato è cominciata

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Anna Finhocchiaro (Corriereinformazione.it)

Roma – Come é comprensibile tutte le attenzioni dei media si stanno concentrando sulle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, quando cioé gli italiani voteranno il nuovo Parlamento. Ma c’é un’altra elezione molto importante che meriterebbe più spazio nei dibattiti e cioé l’investitura del nuovo Presidente della Repubblica. Il 15 aprile ci sarà la convocazione del Parlamento e dei delegati regionali per l’elezione del nuovo Capo dello Stato e nei giorni successivi ci saranno le votazioni.

Innanzitutto occorre ricordare le regole con cui si sceglie la prima carica dello Stato. L’articolo 83 della Costituzione recita: «Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato. L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta». La maggioranza assoluta si ottiene con un numero di voti superiore alla metà del numero totale degli aventi diritto al voto. Appare dunque chiaro come l’elezione del Presidente della Repubblica passi per la composizione che avrà il nuovo Parlamento. Se la coalizione di Bersani ottenesse la maggioranza alla Camera e al Senato vincesse nelle due regioni chiave Lombardia e Sicilia potrebbe contare su 340 seggi alla Camera e 187 al Senato per un totale di 527 con cui riuscirebbe, dopo il terzo scrutino, ad eleggere un Presidente della Repubblica autonomamente. Se invece in Lombardia e Sicilia dovesse vincere il centro-destra i senatori sarebbero solo 146 per un totale di 486 parlamentari. E per eleggere il nuovo Presidente, così come per governare, avrebbe bisogno del sostegno di un’altra forza politica, presumibilmente Scelta Civica di Mario Monti.

Proprio quest’ultimo fino a pochi mesi fa sembrava il predestinato a diventare il nuovo inquilino del Quirinale. Ma dopo la sua discesa in politica il Pdl non ne vuole più sentire parlare come testimonia la risposta di Berlusconi a una domanda su questo tema: «Assolutamente no». Senza dimenticare che anche avendo i voti necessari Monti dovrebbe rinunciare alla poltrona di senatore a vita in quanto, come recita la Costituzione al secondo comma dell’articolo 84: «L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica». Insomma: Monti avrebbe avuto parecchie chances ma si é bruciato la possibilità da solo.

La Finocchiaro é stimata da entrambe le parti ma é la capolista al Senato del Pd in Puglia per cui verrà sicuramente eletta così come Rosy Bindi – che a differenza della prima non é neanche ben vista da Pdl e Lega – capolista alla Camera in Calabria. Quindi anche loro sono scartate in quanto incompatibili con la carica. A meno che quella scelta per la carica si dimettesse da parlamentare. Il Sel però ha altre preferenze (Prodi) e quindi si dovrebbe arrivare al terzo scrutinio per un voto favorevole di Pd, Pdl e Lega. Per Bersani però vorrebbe dire cominciare l’eventuale governo con un accordo con quanti ora considera i suoi nemici dando un assist pazzesco alle aspre critiche di Rivoluzione Civile e del Movimento 5 Stelle. Gli converrebbe?

Berlusconi finora non si è espresso tranne che per un rapido cambio d’opinione su Mario Draghi che però ha un mandato fino al 2019 come Presidente della Banca centrale europea e appare molto improbabile che vi possa rinunciare per il Quirinale visto che non sembra interessato.

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Massimo D’Alema (4.bp.blogspot.com)

D’Alema nel 2006 ci aveva già provato ma l’operazione fallì perché Rutelli, Fini e Casini si erano messi di traverso. Berlusconi lo appoggiò: «D’Alema é il più bravo di tutti i comunisti, mentre Napolitano non esiste: tra un comunista e l’altro, mi fiderei più di D’Alema». Potrebbe appoggiarlo di nuovo? D’Alema non é candidato al Parlamento quindi non avrebbe problemi d’incompatibilità. Attualmente é il Presidente del COPASIR, ma il Quirinale é un’altra cosa e D’Alema si presume che non avrebbe nessuna difficoltà a dimettersi. Il 24 gennaio ha dichiarato: «Se c’é bisogno di me conoscono il mio indirizzo» come a dire che il fatto di non candidarsi più per il Parlamento e il Governo non significa che rifiuterebbe altro. Con i voti del Pd , Pdl e Lega dal terzo scrutinio in poi potrebbe essere eletto. Per lui ci sono possibilità concrete.

Ma il candidato numero uno é Romano Prodi. Vendola ha dichiarato più volte che lo voterebbe e si presume anche il Pd cioé il suo partito di provenienza soprattutto con alla guida Bersani che di Prodi fu ministro. Anche Rivoluzione Civile potrebbe dare il suo appoggio e non é da escludere a priori il voto di qualche nuovo parlamentare 5 stelle. Monti il 22 gennaio ha detto di avere «Molta simpatia per Prodi con cui ho lavorato molto bene a Bruxelles». Se anche Scelta Civica desse il suo sostegno allora i voti contrari di Pdl e Lega sarebbero ininfluenti. Il 7 settembre scorso il professore rispondendo a una domanda su questa ipotesi disse che «non é cosa…». Il 9 febbraio é ritornato sulla questione dicendo che «Il chiacchiericcio che mi associa al Quirinale ha assunto un’intensità davvero non rispettosa. Né nei confronti dell’Istituzione né della mia persona. Da alcuni mesi ho assunto un incarico gravoso presso l’Onu per il Sahel». Sarebbe davvero curioso se per una volta che la sinistra gli offre una poltrona senza la possibilità di cacciarlo qualche mese dopo, Prodi rifiutasse.

                                                                                                                                      Giacomo Cangi

Foto: corriereinformazione.it ; 4.bp.blogspot.com; mnews.it; giornalettismo.it

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Una risposta a Quirinale. La corsa per l’elezione del Capo dello Stato è cominciata

  1. avatar
    Enrica 12/02/2013 a 10:08

    La Bindi mi sembra quella più pulita ed onesta. Una donna seria e concreta. Meglio lei della Finocchiaro!

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