La corsa al nucleare di Siria e Israele

Dopo l’Iran, anche la Siria annuncia il suo programma nucleare, seguita a ruota da Israele: qualora questi Paesi si dotassero di armi atomiche, la sicurezza mondiale potrebbe trovarsi in serio pericolo

di Silvia Nosenzo

Test missilistici in Iran

Martedì è tornato in scena il nucleare: durante la Conferenza internazionale organizzata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che si è tenuta a Parigi, Israele e Siria hanno annunciato la loro ambizione a sviluppare nuovi impianti per l’energia nucleare per soddisfare i bisogni energetici interni dei due Paese.

Durante l’incontro, il Presidente Sarkozy ha invitato tutti i Paesi ad adottare l’uso di energia nucleare per produrre elettricità, allo scopo di ridurre le emissioni di gas nell’atmosfera e diminuire la pressione del crescente prezzo del petrolio.

Uzi Landau, ministro delle Infrastrutture israeliano, ha definito la necessità israeliana di nuova energia nucleare “imminente”, mentre il ministro degli Esteri siriano Faisal Mekdal ha affermato che Damasco ha bisogno “di considerare risorse alternative di energia, inclusa quella nucleare”.

Israele ha già altri due impianti nucleari attivi: uno vicino alla città di Dimora, nel sud-est del Paese, che si pensa sia utilizzata per la produzione di armi atomiche, e una a Nahal Soreq vicino a Tel Aviv. Tuttavia, nessun ispettore vi ha mai messo piede, e Israele si rifiuta di confermare o di negare la produzione di armi nucleari. Peraltro, Israele non è uno degli stati firmatari del Trattato di non proliferazione nucleare. Nel 1969 gli ispettori Usa hanno visitato più volte il sito di Dimora, ma non vi hanno mai trovato niente. Tuttavia, gli ispettori non credono che sia plausibile che una centrale così grande possa servire soltanto a scopi civili, e ritengono che Israele stia sviluppando il più grande programma di armi di distruzione di massa al mondo. GlobalSecurity.org è convinta che Israele abbia installato dei falsi pannelli di controllo nelle stanze e che abbia costruito gli ascensori in modo che non possano accedere a determinate aree, eludendo così i controlli degli osservatori dell’Aiea. Nel 1968, l’Intelligence americana ha concluso che Israele aveva iniziato a produrre armi nucleari, scatenando le reazioni di protesta degli altri paesi dell’area mediorientale. Essi accusano gli Usa di adottare la politica dei due pesi e due misure: fanno finta di ignorare i fini israeliani e si oppongono strenuamente al nucleare negli altri paesi.

Mohamed El-Baradei, Direttore generale dell’Aiea, ha detto in proposito: “La mia paura è che da questa assenza di dialogo nascano continui incentivi per i paesi della regione a sviluppare armi di distruzione di massa per contrastare l’arsenale israeliano”.

Mohamed El-Baradei, Direttore generale dell’Aiea

In questo senso, la volontà siriana di dotarsi di reattori nucleari crea qualche timore a livello internazionale. La Siria fa parte del Trattato di non proliferazione nucleare, ma come l’Iran non ha mai firmato il Protocollo aggiuntivo dell’Aiea (un documento che permette all’Aiea di aumentare il suo potere di controllo in materia di sicurezza dei siti atomici); inoltre, ha stretti legami con l’Iran, e più volte si è rifiutata di rispondere alle domande sul tentativo di costruire un reattore segreto nell’Est della Siria. Il sito, che Damasco continua a ribadire essere solo un’istallazione militare in disuso, era già stato bombardato da Israele nel 2007.

A inasprire il clima di tensione sulla questione delle armi nucleari in Medio Oriente, in questi giorni è arrivato l’annuncio da parte del ministro della Difesa iraniano sulla produzione di una nuova linea di missili cruise. Il ministro sostiene che siano molto accurati e capaci di evadere i controlli radar, oltre che di distruggere target enormi come le portaerei.

L’Iran fa spesso annunci sui progressi della sua tecnologia militare, che tuttavia non possono essere verificati. Quello che è certo, però, è che la Repubblica Islamica ha iniziato un programma per l’autosufficienza militare nel 1992 e da allora ha prodotto un grande numero di armi, creando un crescente allarme in Occidente: tecnologie balistiche avanzate in combinazione con il know-how nucleare acquisito potrebbero permettere all’Iran di produrre armi nucleari, un sospetto sempre più fondato se si pensa al sito per l’arricchimento dell’uranio presso Natanz, che tanto ha fatto discutere negli scorsi mesi. L’Iran nega di voler arrivare alla produzione di armi nucleari, ma proclama anche a gran voce di avere dei missili tanto potenti da poter attaccare l’unica potenza nucleare in Medio Oriente: Israele.

Qualora l’Aiea e l’Onu non riescano a porre un freno univoco all’espansione nucleare, i rischi per la sicurezza globale potrebbero essere molto elevati.

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