La Cina nel pallone, tra calcioscommesse e ambizioni globali

Mai come in queste ore tornano d’attualità tra le mura di casa nostra le vicende del calcio cinese, i suoi milioni, le sue stranezze, con l’eco dello scandalo del calcioscommesse che ha colpito il mondo del pallone del  Paese orientale. Dopo la scalata economica degli ultimi anni e l’avvento di prepotenza da protagonisti nel mondo del capitalismo, ecco che i cinesi decidono di buttarsi su quello che nei Paesi occidentali è uno dei campi più redditizi, quello del mondo del calcio.

Fresco delle ultime ore l’accordo tra il patron dell’Inter Massimo Moratti e azionisti del Paese di Mao Tse-tung, con la partecipazione di colossi delle costruzioni e del business sportivo cinese come la China Railway Construction Corporation e la Qsl Sport Ltd, che prevede la costruzione del nuovo stadio per la società nerazzurra e la possibilità di un merchandising in Cina di proporzioni clamorose. Si era parlato anche dell’acquisizione del 20% delle quote della società milanese, sebbene ci sia stata una smentita nelle ultime ore.

Proprio mentre il mondo del pallone italiano vive l’ennesimo scandalo legato alle scommesse, la nazione pazza di badminton, basket e ping-pong – in questi giorni di Olimpiadi, come non mai – si prepara a vivere un’ulteriore scorpacciata di calcio – peraltro iniziata già da alcuni anni – che come minimo garantirà introiti monetari, per i perspicaci imprenditori, di dimensioni ragguardevoli. Senza considerare l’orgoglio cinese che cerca riscatto e visibilità pari a quelli dei magnati russi e arabi già da tempo proprietari di importanti squadre di calcio europee. E se la Cina cerca di farsi bella agli occhi del mondo del pallone con i suoi mecenati, non si può dire lo stesso dell’organizzazione calcio della nazione, coinvolta nel citato calcioscommesse mesi fa e che ha prodotto un ricambio totale ai vertici politici calcistici, nuovi di zecca, e pronti a gridare con forza e a garantire la serietà e la trasparenza futura.

Un giocatore straniero del campionato nazionale cinese ha raccontato l’anno scorso di essere stato messo sistematicamente in panchina perché non pagava il mister. Tanto per capire il livello dello scandalo, scoppiato nel 2010, quando convocazioni dei giocatori e decisioni di campo erano profumatamente pagate praticamente da tutti e il meccanismo delle scommesse era già ben oleato. L’imbarazzo per il Paese fu talmente grande che la televisione Cctv decise di non trasmettere l’atteso derby della nazionale cinese con il Giappone, poi terminato 1-1.  Subito dopo, lo scandalo si allargò e furono scoperte vere e proprie combine di partite.

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A febbraio quattro tra i migliori arbitri cinesi – Wang Xin, Ding Zhe, Yang Xu e Wang Po –  sono stati condannati a sette anni di carcere per corruzione e lo scorso 13 giugno il maxiprocesso, che ha portato a condanne pesantissime applaudite da tutto il popolo cinese stanco delle truffe, ha visto ventiquattro condannati in galera tra dirigenti della Federcalcio, presidenti, arbitri e giocatori e pene fino a dodici anni di reclusione. Nan Yong, ex capo della Federcalcio cinese, ha accettato diciassette mazzette per un totale di 235.000 dollari e per questo è stato condannato a dieci anni e mezzo di reclusione e Xie Yalong, predecessore di Nan, è stato condannato alla stessa pena aver intascato 273.00 dollari. Uguale condanna per Wei Shaohui, ex allenatore della nazionale cinese. E non si sono risparmiati i protagonisti sul campo.

Alcuni tra i calciatori più famosi e amati come  Shen Si, Li Ming, Qi Hong e Jiang Jin hanno incassato la bellezza di 1,27 milioni  per una partita truccata addirittura nel 2003 , ricevendo pene tra i sei e i cinque anni e mezzo di reclusione.

Il giochetto era semplice: le squadre si accordavano per il risultato finale, si scommetteva su siti stranieri ed eventualmente si chiamavano in causa arbitri addomesticati a suon di moneta. È stato valutato come gli introiti derivati dalle scommesse siano stati pari finora a circa 160 miliardi di dollari, una cifra impressionante. Neanche un ingenuo può pensare che con i nuovi dirigenti ai piani alti della federazione le cose possano cambiare dall’oggi al domani, sebbene sia esattamente il messaggio che il mondo del pallone cinese vuole mandare ai suoi sostenitori. Chen Peide, ex dirigente da tempo in lotta contro la corruzione dilagante, ha affermato che nonostante le pesanti condanne, ci vorrà molto tempo perché il sistema possa tornare a funzionare in maniera pulita.

Ma come detto il calcio cinese cerca un restyling il più velocemente possibile agli occhi del pianeta calcio. Gli acquisti di Marcello Lippi, coach chiamato a vincere il campionato cinese con il Guangzhou Evergrande, o di grandi vecchi fenomeni del calcio internazionale come Didier Drogba o Nicolas Anelka, ne sono la prova. Per non parlare delle tournèe estive di big team come Manchester City, Manchester Utd, Arsenal, Real Madrid, Liverpool e la stessa Inter, nel corso degli ultimi anni, e degli accordi per le finali di Supercoppa Italiana del 2009 e 2011 giocate a Pechino, fino a quella di quest’anno tra Juventus e Napoli del prossimo 11 agosto e quella spagnola nel 2013.

Piazza Tienanmen, insomma, futuro ombelico del mondo calcistico e pazienza per le trasferte impossibili, per i fusi orari complicati da smaltire prima delle partite, per le parate infinite delle squadre in giro per il Paese per racimolare soldi con gli sponsor, pazienza se la qualità del campionato nazionale con ogni probabilità rimarrà di livello modesto ancora per molto tempo,  pazienza se dovremo prostrarci all’ennesimo e inevitabile comando del dio denaro, a sorbirci magliette con improbabili dragoni o sponsor in lingua cinese incomprensibili. L’evoluzione è inarrestabile ed esponenziale, siamo in campo e bisogna giocare. Possibilmente senza comprare l’arbitro.

Gian Piero Bruno

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