La chimica dell’amore esiste. Purtroppo

Contro ogni romanticismo e in barba alla poesia, la scienza svela il segreto di Cupido: una reazione chimica ad uno stimolo cellulare

 di Adriano Ferrarato

Amore e Psiche

Amore e Psiche

«T’amo senza sapere come, nè quando nè da dove, t’amo direttamente senza problemi nè orgoglio: così ti amo perché non so amare altrimenti che così, in questo modo in cui non sono e non sei, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno».

Il maestro Pablo Neruda non usava davvero mezzi termini per descrivere il sentimento più bello di tutti, l’amore: e in questa poesia ne è espressa l’essenza e anche la dose di incredibile e sincera irrazionalità che lo compone.

Un moto dell’animo che esiste da sempre, fin dai tempi di Adamo ed Eva, e al quale non si riesce mai a dare una spiegazione coerente e razionale. Uomini e donne, per un motivo o per un altro, incrociano senza volerlo i propri destini e per quanto ci si interroghi accade e basta. E spesso sono persone completamente diverse tra loro, sia fisicamente che moralmente. Nessuna logica che possa fare chiarezza. Il problema è che Cupido, come dice un noto aforisma, si diverte a tirare frecce, ma in realtà sbaglia spesso mira.

Tutto questo però è stato un mistero fino ad oggi. Ed è proprio su questo ultimo punto che la scienza ha contribuito (purtroppo) a svelare il segreto degli “errori” della dolce divinità dell’amore. E lo ha fatto analizzando il comportamento delle cellule del lievito di birra.

Sembra un affermazione bizzarra, ma grazie ad uno studio condotto da alcuni autori coordinati all’università di Montreal, basati sul Saccharomyces Cerevisiae (il fungo del lievito di birra), è stato possibile dare una argomentazione al colpo di fulmine. E anche se la ricerca era volta ad accertare, tramite comparazione, i meccanismi molecolari coinvolti nello sviluppo degli embrioni umani, i risultati tratti sono davvero curiosi.

Interruttore molecolare

Interruttore molecolare

Il biochimico Stephen Michnick, proveniente proprio dal gruppo di ricerca, l’ha spiegato con chiarezza: all’interno di questa infinitesima forma di vita è infatti presente un interruttore molecolare che è direttamente responsabile della volontà riproduttiva. Il lievito è un composto asessuato, in grado cioè di riprodursi in modo autonomo. L’analisi ha tuttavia dimostrato che in molte occasioni esso può “cambiare idea” e decidere di accoppiarsi. E qui entra in scena l’interruttore: quando infatti viene recepito nelle vicinanze un potenziale partner sessuale, instaura un meccanismo di reazione in cui i segnali chimici vengono tradotti in feromonici, ovvero  in richiami che suscitano reattività specifiche in altri organismi. In risposta a questo, successivamente, per mezzo dell’intervento di alcuni enzimi, la cellula del saccaromiceta sente il bisogno di non stare più da sola.

Certo, affermare che l’amore si riduce ad un mucchio di formule chimiche e matematiche è senza ombra di dubbio una delle cose più rattristanti che questa società sempre più antisentimentalista poteva permettersi di dire. È anche il caso di aggiungere che il lavoro, essendo condotto su organismi unicellulari, non implica soprattutto l’elemento più importante delle relazioni umane: quello del corteggiamento e del rispetto del partner. Ridurlo a meri calcoli ne toglie veramente la poesia. Altro che Neruda, quindi. E speriamo che tra un po’ non si arrivi a fare sesso con i robot.

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Una risposta a La chimica dell’amore esiste. Purtroppo

  1. avatar
    bradiponerd 13/10/2013 a 04:22

    il problema è l’opposto, ossia di tutta quella gente che s’inventa una reazione chimica pur di sentirsi vivo…Che l’amore sia una reazione chimica non può far altro che confermare i versi d’un poeta, perché spiega chiaramente e prosaicamente quel che ha sempre cantato, e se leggi bene tra le righe o tra alcuni titoli (passioni chimiche), scoprirai che ogni poeta degno di tal nome ha detto che l’amore c’è e non svanisce se è vero, al contrario termina se inventato…e guarda il caso è impossibile inventarsi una reazione chimica, certo si può fingere di averla, ma non la si prova realmente…ossitocina docet. L’amore è la semplice realtà di una reazione chimica, ma questo non toglie nulla alla poesia anzi è la consacrazione della lungimiranza dell’arte…Purtroppo, dato che si è sempre più vicini a comporre filtri d’amore, il dramma è che una volta scoperto ciò i più proveranno a comprarli e perché no, comporre persino fialette che se ingurgitate daranno le stesse reazioni chimiche d’un pittore o di un poeta…ma a quel punto l’empatia d’un vero poeta s’accrescerà ulteriormente.

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