La censura cinese sta studiando per “regolare” le app per smartphone

Dopo una capillare censura digitale che ha bloccato centinaia di siti, la censura cinese sta pensando al modo di "regolare" anche le app per smartphone

Il governo cinese ha creato una perfetta macchina di censura digitale

Il governo cinese ha creato una perfetta macchina di censura digitale

Pechino –  La rete di Internet in Cina è controllata dal regime che, attraverso un controllo capillare dei post e dei commenti pubblicati sui social network, il quale prevede il lavoro di circa settantacinquemila persone, elimina tutti quelli ritenuti potenzialmente pericolosi, ovvero quelli in grado di provocare ribellioni di massa, dal momento che il “potere” cinese non è eletto dal popolo. Ma la censura cinese non si ferma qui: infatti, il regime sta considerando anche l’idea di “regolare” il mercato delle app per smartphone.

LA CENSURA SULLE APP PER SMARTPHONE – Secondo quanto riportato sul «Giornale di Pechino» il regime cinese ha discusso la questione in una riunione che si è svolta tra i funzionari dello State Internet Information Office e i rappresentanti del Consiglio di Stato cinesi.

Secondo la testata, Zhu Wei, professore di legge presso la China University of Political Science and Law avrebbe detto: «C’è stata la diffusione di una enormità di applicazioni per smartphone e non solo legali. Anche i venditori illegali hanno venduto le loro. Alcune di queste app diffondono informazioni private sugli utenti, spesso anche minorenni, violando i loro diritti legali. Serve uno sforzo legislativo per regolare le applicazioni».

Il governo cinese ha bloccato Facebook, Twitter, Instagram e decine di organi di stampa online internazionali, oltre al motore di ricerca di Google

Il governo cinese ha bloccato Facebook, Twitter, Instagram e decine di organi di stampa online internazionali, oltre al motore di ricerca di Google

Quindi, l’idea è che la diffusione delle applicazioni in Cina, che al momento è libera, venga regolamentata con un intervento del governo, per evitare violazioni della privacy e malware. Tuttavia, gli attivisti per i diritti umani pensano che si tratti di un altro modo per controllare ancora di più gli utenti, già controllati per la navigazione in Internet, con il blocco di siti quali YouTube, i social network Facebook – inaccessibile in Cina dal 2009 – Twitter, Instagram e diversi organi di stampa mondiali online come il New York Times e lo stesso motore di ricerca di Google.

LA TESTIMONIANZA DELLA PESANTE (E PERFETTA) MACCHINA DELLA CENSURA CINESE – Nel maggio 2010 il giornalista di Repubblica Giampaolo Visetti ha pubblicato, come corrispondente dalla Cina, un lungo reportage su come funzioni la censura, scrivendo, tra l’altro: «Internet è sottoposto a verifiche automatiche ossessive. Quando ingenuamente cerco una parola proibita, o mi attardo su un argomento vietato, lo schermo del pc si svuota e una scritta mi segnala l’errore tecnico che ho commesso. Se i peccati sono più gravi, ancorché inconsapevoli, si viene educati. Per un certo tempo connettersi alla Rete diventa impossibile, o richiede tempi inaffrontabili. Per qualche settimana, dopo l’uscita di un articolo “non armonizzato”, viene a trovarmi la polizia. Ragazzi sorridenti controllano visti, documenti e permesso di lavoro. Sono uno straniero: fanno il loro dovere. L’assistente dell’ufficio viene quindi invitata a “bere un thé” dai funzionari. Al ritorno, con noncuranza, ne approfitta per un breve ripasso sui fondamentali della prudenza che regolano l’informazione ufficiale. Preferisce non sapere le notizie che seguo. Segnala quelle pubblicate sulla stampa del partito».

Mariangela Campo

@MariCampo81

Fonte foto: www.it.ejo.ch; www.tech.fanpage.it

 

 

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