La carica della green economy: valore aggiunto, occupazione e innovazione

theriskyshift.com

Milano – Green come occupazione. E non stiamo parlando di un tratto cromatico, ma di un modo di produrre ricchezza, quello della green economy.

Dal rapporto annuale di Unioncamere e fondazione Symbola tenutosi nella sede di Expo 2015 a Milano, dal titolo: “GreenItaly 2013. Nutrire il futuro”, emergono dati molto interessanti, e che lasciano intravedere opportunità concrete per il nostro Bel Paese.

A tutt’oggi infatti sono 3 milioni i lavoratori italiani occupati a svolgere mansioni nel settore dei green jobs. Da veri protagonisti dell’innovazione questi corrispondono al 13% dell’occupazione nazionale, e rivestono il 61,2% delle assunzioni rivolte ad attività di ricerca e sviluppo nelle aziende. Senza contare altri 3 milioni e 700 mila figure di personale già occupato ma con le carte in regola per operare in filiere green.

E sono 328 mila le aziende italiane di industria e servizi che dal 2008 hanno investito, o lo faranno entro la fine dell’anno, in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale e per risparmiare energia, con un valore aggiunto prodotto nel 2012 di ben 100,8 miliardi. Queste costituiscono il 22% del totale, e nessuno mette in dubbio che la cifra non possa o debba aumentare in futuro.

Chi lo sa, forse le speranze non soltanto degli ambientalisti più accaniti ma anche di chi ha semplicemente a cuore la salvaguardia e il rispetto della natura, riusciranno nel corso dei prossimi anni a diventare un fattore sempre più tangibile del nostro sviluppo industriale.

La buona salute delle imprese che hanno fatto eco-investimenti è molto evidente sul fronte del lavoro: il 21% prevede di assumere già entro la fine dell’anno, e il 38% delle assunzioni complessive previste nel settore dell’industria e dei servizi per il 2013 proviene proprio chi investe in sostenibilità.

E i vantaggi non sono per niente marginali: innovazione, redditività, maggiore forza sul mercato estero, opportunità per i giovani, diritti.

Dati alla mano, infatti, ci dicono che il 30% circa delle attività di manifatturiero che hanno investito in eco-efficienza ha effettuato innovazioni di prodotto o di servizio, contro il 16% delle non-investitrici.  Il 42% esporta all’estero, contro il 25% di chi non lo fa. Più del 21% ha visto crescere il proprio fatturato nel 2012, contro il 15% degli altri casi.

Per quanto riguarda l’occupazione giovanile il 42% delle assunzioni under 30 che verrà fatta quest’anno proviene proprio dalle 300 mila aziende che fanno investimenti green. Dove tra l’altro, escludendo i contratti stagionali, le assunzioni a tempo indeterminato viaggiano su una percentuale del 52%, mentre per le altre la cifra che si attesta intorno al 40%.

news.attico.it

I settori che più investono nell’economia verde sono quelli del made in italy: 27% nel comparto alimentare, 49% in quello agricolo, 30% per il legno mobile e per i mezzi di trasporto, poi tessile, abbigliamento, calzature, pelli. Comparti che hanno portato l’Italia ad essere addirittura tra i 5 paesi al mondo, insieme a Cina, Germania, Giappone, e Corea, che nel 2012 hanno registrato un saldo nelle esportazioni di manufatti non alimentari superiore a 100 miliardi di dollari. Facendo crescere il fatturato dell’industria italiana, tra il 2008 e il 2012, più di quello tedesco o francese.

La maggiore presenza di queste attività si registra in primo luogo nel Nord Italia, con il 52% del totale, mentre il 28% è al Meridione e il 19% al Centro. Il 18% del totale è situato solamente in Lombardia, seguita da Veneto, Emilia-Romagna e Lazio. A livello di provincie è Roma a guidare la classifica con 20.000 imprese, pari al 6%, poi c’è Milano e Torino.

I territori comunque che attualmente sono più attivi nella ricerca di competenze da sfruttare nei green jobs sono il Nord-Est e il Mezzogiorno.

In sostanza, dall’inizio della crisi scoppiata nel 2008, più di un’impresa su cinque ha deciso di scommettere sulla green economy: come risposta alle difficoltà, come superamento di varie problematiche relative all’attività produttiva, come innovazione e modernizzazione per stare al passo con i tempi e soprattutto con la concorrenza  di chi già da tempo può permettersi di operare a favore di queste tematiche.

Il tutto visto in un ottica di responsabilità di impresa e di rispetto verso l’ambiente e nei confronti dei cittadini stessi. Come dire: visto da qui il futuro non è del tutto nero, ma anche un po’ verde. E per fortuna, questa volta sembra una cosa buona.

Francesco Gnagni

Foto: theriskyshift.com ; news.attico.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews