La caduta degli dei. L’Inter schianta il Barcellona 3-1

Snejider, Maicon e Milito affondando la corazzata Barça. Messi ingabbiato, Ibra inesistente, Balotelli vergognoso

di Francesco Guarino

Un giorno non lontano chiederanno a Moratti perché ha voluto a tutti i costi Josè Mourinho a Milano. Sarà allora che il presidente nerazzurro si distenderà sulla poltrona, sfoggerà uno dei suoi impareggiabili sorrisi e, senza indugiare, allungherà verso l’interlocutore il dvd con la registrazione di Inter-Barcellona di ieri sera. Abbiamo atteso per 2 anni il vero SpecialOne: ieri, finalmente, abbiamo potuto ammirarlo all’opera. I campeones spagnoli sono stati schiantati, dominati, annichiliti. I gol li hanno fatti gli uomini in campo, ma la magia è stata tutta di Massimo Decimo Mourinho.

Diego Milito, man of the match

PEDRO, POI IL NULLA – I catalani sono arrivati a Milano con 14 ore di viaggio in pullman nelle gambe, a causa della nube dell’impronunciabile vulcano islandese che ha fatto tossire i cieli dell’Europa. «Fortuna che hanno eliminato il CSKA, altrimenti la trasferta a Mosca in pullman sarebbe stata molto peggio» aveva ironizzato Guardiola alla vigilia. In campo chi si attendeva fasi di studio è rimasto deluso: il ritmo è stato vorticoso sin dalle prime battute, con il Barcellona intento a tessere la propria ragnatela di passaggi e l’Inter a mordere le caviglie dei giocolieri blaugrana. Dopo 20 minuti si sblocca già il risultato: l’ex nerazzurro Maxwell passeggia nella prateria lasciata da Maicon, punta la linea di fondo e serve al centro un pallone che Pedro “Pedrito” Ledesma è lesto a girare in rete. San Siro ammutolisce, Josè da Setùbal no. Il tecnico si alza dalla panchina, sale in cattedra e per l’Inter iniziano i 60 minuti più indimenticabili della propria storia recente. Al 30’ è già pareggio grazie a Snejider, che raccoglie di prima il passaggio filtrante di Milito e lo scaraventa alle spalle di Valdes. Nella ripresa bastano tre minuti a far tremare ancora le fondamenta del Meazza. Sempre Milito: l’argentino pesca in area l’inserimento di Maicon, che si fa perdonare la dormita sul primo gol, e porta i nerazzurri avanti. Il colpo di grazia lo danno sempre Milito (indiscutibile man of the match) e la terna arbitrale: Snejider indirizza male verso la porta e il Principe si avventa come un falco sul pallone, ma la sua posizione di fuorigioco è di quelle che si insegnano ai guardalinee il primo giorno di corso. Il quarto d’ora finale è un assedio al fortino interista, ma prima Julio Cesar e Lucio tirano giù la saracinesca, poi l’arbitro portoghese Benquerença si sdebita con Mourinho per i tre rigori contro che gli fischiò quando Josè allenava ancora il Porto: all’83’ ammonisce Dani Alves per simulazione, ma sullo spagnolo c’è fallo da rigore. All’87’ Piquè, in costante proiezione offensiva, stoppa di petto in area di rigore e viene impattato a mezz’aria e a sfera lontana. Nulla, secondo il direttore di gara. Inter anema e core, ma se c’è anche un po’ di deretano non guasta.

Ennesima lite per Mario Balotelli

GABBIA ANTIPULCE, FOLLIA BALOTELLI – La letterale assenza in campo di Messi è stato il colpo di bacchetta magica di Mourinho: il 4-2-3-1 messo in campo dal tecnico portoghese ha ingabbiato il fuoriclasse argentino. I due mediani dai piedi eccellenti (Thiago Motta e Cambiasso) hanno impedito alla Pulce di giocare alla sua maniera, tampinandolo in ogni zona del campo. Le poche volte che il Pallone d’oro è riuscito a sfuggire al controllo dei marcatori, tra lui e Julio Cesar c’erano ancora Lucio e Samuel: nessuna squadra al mondo, al momento, ha qualità e quantità come l’Inter.  La Pulce voleva lasciare il segno, l’Inter si è presentata in campo con quintali di Frontline. Come da tradizione, però, l’Inter non riesce mai a godersi fino in fondo le proprie gioie. Al 30’ della ripresa Mourinho manda in campo Balotelli, per sfruttarne la fisicità sulle palle alte e favorire le ripartenze in contropiede. SuperMario gioca in maniera imbarazzante: sbaglia tutti i palloni giocati, passeggia per il campo mentre i compagni corrono come indemoniati, litiga col pubblico. A due minuti dalla fine Balotelli calcia al volo una buona conclusione verso Valdes e inizia ad inveire violentemente verso gli ultras che lo fischiano. Insulti in mondovisione alla curva, mentre Eto’o cerca di calmare la folla inferocita. Il baby nerazzurro è completamente fuori controllo, sparacchia indegnamente altri due palloni e, al fischio finale, esce dal campo gettando la maglia a terra. Stankovic vede tutto e la raccoglie, ma è troppo tardi. San Siro schiuma rabbia contro il talento della discordia, Materazzi quasi lo aggredisce negli spogliatoi e, nei garage dello stadio, Moratti e Tronchetti Provera devono difenderlo dal tentativo di linciaggio di un gruppo di tifosi. La cura Raiola ha dato i suoi frutti: la testa di SuperMario è già ai contratti e ai contatti dell’anno prossimo. La spaccatura con la società può essere rimediabile, quella coi tifosi sembra insanabile. Ci sentiamo di giocare l’azzardo: a fine stagione, Balotelli lascerà l’Inter.

Tra una settimana esatta si replica al Camp Nou: nella Plaza de Toros del calcio, 90mila matadores catalani cercheranno di infilzare il toro nerazzurro. Nel girone di qualificazione finì 2-0 per il Barça, lo stesso risultato di cui avrebbero bisogno ora gli spagnoli per raggiungere la finale. Ma quella era un’altra storia. Soprattutto, era un’altra Inter. Suerte, don Josè.

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