La Buona scuola è sulla cattiva strada

Studenti, docenti e personale oggi in piazza in tutta Italia: contro la Buona scuola si mobilitano in molti, certi che il diritto allo studio sia altrove

La Buona scuola è una Cattiva strada per l’istruzione italiana: si potrebbe riassumere così l’opinione che una larga maggioranza della popolazione scolastica ha espresso oggi nella manifestazione nazionale. La proposta di riforma del governo Renzi, così apprezzata e difesa dalla ministra Giannini, sembra non andar giù a chi in quella scuola deve viverci e oggi l’ha fatto presente ad alta voce.

 

LA BUONA SCUOLA – Il disegno di legge che circola dice tante cose, ma ne fa capire soprattutto una: il modello scolastico attuale andrà in pensione, che la scuola lo voglia o no, in perfetta linea con il decisionismo renziano. Ci sono tutti gli elementi: il preside-padrone, il privato nelle scuole, la mancata assunzione dei precari e la precarizzazione costante del lavoro dei docenti.

UN UOMO SOLO AL COMANDO – La gestione plenipotenziaria della scuola dovrebbe essere affidata ai dirigenti, che ora avranno pieno controllo anche sui contratti dei docenti: non più tempo indeterminato, al suo posto un bacino di iscritti all’albo dal quale il singolo dirigente pesca i suoi assunti, dotati di contratto triennale e facilmente licenziabili. Peggio del Jobs act in Fiat, insomma, forse il motivo per cui anche la Fiom ha aderito alla manifestazione.

scuola

I ragazzi e i docenti in piazza per difendere la scuola (identitainsorgenti.com)

PRECARI A VITA – Facile immaginare che, in questo modo, la vita del docente diventi una vita da precario: contratti triennali gestiti dai dirigenti, nessuna garanzia di nuova assunzione a fine contratto, nessuna possibilità di progettare la propria vita. Così deve essere la nuova generazione, d’altronde: senza alcun riferimento costante, in modo da poter essere controllata con maggior facilità da chi passa al potere. Un precario, infatti, è sempre più influenzabile di chi ha un vero contratto di lavoro.

PIÙ PRIVATI PER TUTTI – L’ingresso dei privati è annunciato da decenni, ma mai si è realizzato: questa potrebbe essere la volta buona. Se le relazioni tra scuola e azienda sono sicuramente un’ottima via per alcuni indirizzi – immaginiamo l’importanza di poter mettere su carta una stretta collaborazione tra un istituto tecnico e le aziende sul territorio – dall’altra parte la possibilità degli industriali di mettere mano ai programmi scolastici è più un danno e una limitazione della libertà che altro. Pensiamo, infatti, a come questo vada a incidere sulle zone meno industrializzate o in crisi economica: nessuna possibilità per le scuole locali di crescere, con buona pace della perequazione.

IL GOVERNO NON TORNA INDIETRO… – Lo chiarisce ancora una volta la Giannini: «Sul ruolo del dirigente scolastico il governo non torna indietro. Abbiamo rafforzato sì il ruolo del collegio dei docenti e del consiglio d’istituto, ma il ruolo del preside-sindaco non è in discussione». Quando ne parla a Radioanch’io, però, fa chiaramente capire che, dietro alla disponibilità di facciata al dialogo, punti già fermi e fissi da parte del governo ce ne sono parecchi, di certo non solo il preside-sindaco. Come per l’Italicum, dobbiamo aspettarci tante discussioni e una pacca sulle spalle.

 

…E LA SCOLA CONTESTA! – Non si ferma allora alle piazze la contestazione scolastica: dal ministero “non si capisce” su cosa vertano i dubbi del personale scolastico e degli insegnanti, anche i dirigenti sono in piazza per dire che questa riforma va da tutt’altra parte rispetto alle reali esigenze scolastiche. Con i fondi bloccati e con le assunzioni dei precari a rischio, nonostante i proclami di regime e le sentenze della Corte europea, il futuro della Buona scuola si fa torvo.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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