La Basilicata e il terremoto che non finisce mai

basilicataPotenza – Sembra che la Basilicata del governatore Vito De Filippo (Pd), in carica dal 2005, si sia bloccata al 1980, anno del terremoto irpino.  A distanza di 31 anni, le decisioni amministrative, gli stanziamenti statali e le attività sociali lucane paiono ancora girare intorno al quel 23 novembre nero che rase al suolo interi comuni, diede il là agli sprechi pubblici della ricostruzione e divenne uno dei più grossi affari imprenditoriali (non sempre trasparenti) della storia della Regione e della nazione.

Il terremoto -  Qualche dato per capire la catastrofe e, soprattutto, perché  – a 30 anni di distanza – essa pesa ancora sulle casse dello Stato. Secondo una puntuale ricostruzione storica dei giornalisti Patrizia Sessa e Davide De Paola, il sisma nella zona lucana causò 140 morti, 300 feriti e furono 40 mila le persone sfollate dalle case (su di una popolazione che allora come oggi contava poco più di 500 mila individui). Circa l’80% delle abitazioni  vennero distrutte mentre il comune di Balvano, in provincia di Potenza, scomparve dalla faccia del territorio.

Terremotopoli  – Nel 1998, il conto delle cifre erogate per la ricostruzione ed il rilancio imprenditoriale era già colossale. Qualche esempio: 116 miliardi di lire solo per la riedificazione delle case e delle strade di uno dei paesini colpiti, 46 miliardi per rifare una strada principale che conducesse da uno dei centri abitati alla limitrofa area industriale (3 Km in tutto). Altri 116 miliardi per lo sviluppo dell’area suddetta, 573 miliardi per il riassetto della statale Muro Lucano-Potenza (27 Km) e 108 miliardi a titolo di “contributo” per le aziende che avessero voluto investire in Lucania. Totale all’epoca: 959 miliardi di lire che, se utilizzati al meglio, avrebbero reso la Basilicata il cuore dell’economia del sud Italia già 20 anni fa.

Invece così non fu – L’inchiesta “Mani sul terremoto”, già all’inizio degli anni ’90 rivelò una serie interminabile di abusi: strutture edili mai terminate, erogazioni concesse ad imprenditori falliti, regali sontuosi elargiti a tecnici collaudatori per “chiudere un occhio”, appalti affidati alla criminalità organizzata e misteriose attività finanziarie che portarono enormi capitali alla Banca Popolare dell’Irpinia la quale si avantaggiò dei fondi stanziati per l’emergenza consentendo il rilancio dei propri pacchetti azionari sul mercato. Risultato: la Basilicata cominciò a contare le prime abitazioni ricostruite appena 6 anni dopo il terremoto e alla fine degli anni ’90 la maggior parte della viabilità principale era ancora inagibile rendendo, quindi, impossibile la ripresa economica. Secondo la Corte dei Conti, le varie irregolarità perpetrate nel corso dei decenni hanno prodotto un aumento esponenziale dei costi infrastrutturali pari a 27 volte quanto preventivato per convenzione negli anni ’80. Non basta. Circa il 48,5% delle concessioni imprenditoriali rilasciate è stato annullato a causa della “superficialità degli accertamenti e l’assenza di idonee verifiche” e nel 2000 erano 76 le aziende fallite. Tra le poche eccezioni: la Fiat di Melfi (Potenza) e la dolciaria Ferrero che a Balvano impacchetta merendine.

vito de filippo

Vito De Filippo, governatore della regione Basilicata

L’acqua – Parlando di sprechi in Basilicata, val la pena spendere due parole anche sugli acquedotti lucani, o meglio, l’Acquedotto Lucano, il vero colabrodo del sud Italia. Così inefficiente da aver richiamato l’interesse della stampa estera. Lo scorso agosto, il quotidiano svizzero Le Temps ha pubblicato un articolo che con molto disincanto racconta come la distribuzione dell’acqua sia fuori controllo a causa delle innumerevoli perdite, i condotti illegali e gli allacciamenti fraudolenti che sono proliferati nel corso dei decenni (dal terremoto in avanti) a causa dell’edilizia abusiva. Quantificando il danno in numeri, nel 2009 l’Acquedotto ha prodotto circa 92 milioni di metri cubi d’acqua che hanno fatturato cifre pari solo a 39 milioni di metri cubi. Ciò significa che circa 58% di quanto fluito nei condotti è scomparso. A Potenza, per esempio, su 14 milioni di metri cubi ne ritornano in moneta l’equivalente di 5 milioni, il che ha
portato il direttore generale, Geraldo Marotta, a concludere che sarebbe come dire che ogni abitante consuma circa 450 litri d’acqua al giorno.

Due conti oggi – Per tornare ai dati vivi del sisma, secondo i calcoli del giornalista del Corriere della Sera, Sergio Rizzo, una stima aggiornata intorno ai finanziamenti somministrati all’Irpinia (Campania, Basilicata) dal 1981 in poi parla di un totale di 32 miliardi di euro nel 2008 che nel 2010 è lievitata a 66 miliardi di euro contando gli ultimi stanziamenti. E non è ancora finita. Infatti, la Regione Basilicata sta aspettando un’altra iniezione di 12 milioni di euro che, tuttavia, considera inadeguata alle proprie necessità perché – spiega l’amministrazione  – bisogna contare anche l’aumento dei costi edili nonché dei materiali. Condizioni indispensabili per ultimare gli edifici ancora in fase di riedificazione. E così, l’emergenza continua.

Chantal Cresta

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