L’11 settembre di un vigile del fuoco. “Dieci anni di vuoto e dolore”

Le Torri in fumo

New York – Quella mattina dell’11 settembre Anthony Emanuele, italo-americano di seconda generazione, era a casa. Disteso sul letto, al piano superiore della sua abitazione di Long Island, stava riposando dopo il cosiddetto “24 hour tour”: un turno di lavoro lungo tutto un giorno che gli permetteva però di stare a casa nelle successive 48 ore. Nel frattempo sua moglie Deborah allattava il piccolo Jake, di soli 5 mesi. Anthony era un vigile del fuoco, lavorava a New York nella Fire Patrol #2 di Greenwich Village. Quello era il suo lavoro da quando aveva 16 anni.

Intorno alle 9 il telefono squilla. Nessuno risponde, Anthony vuole riposare e Deborah aveva in braccio Jake. Il messaggio in segreteria della sorella, Grace, che informa la famiglia su quanto stava accadendo al World Trade Center, lo sveglia d’improvviso. La quiete che regnava in quella casa era stata, d’un tratto, spazzata via lasciando posto all’angoscia provocata dalle immagini trasmesse in tv. Anthony si veste, in pochi minuti è già pronto, scende dalla scale e mostra alla moglie quella torre, il fumo e le fiamme.

«Devo andare -  dice alla donna – il mio posto è lì». A nulla  servono i tentativi di Deborah, Anthony è convinto, vuole andare al WTC, in quello che in poco tempo si sarebbe trasformato in un luogo dimenticato da Dio, senza tempo, senza speranza.

Da Long Island a Manhattan ci sono circa 30 miglia. Mentre Anthony è alla guida, Deborah continua a chiamarlo: gli dice che anche la seconda torre è stata colpita, che hanno preso di mira la città e lo implora di tornare a casa. Durante la guida gli si affianca una pattuglia della State Trooper, gli spiega che sta andando al WTC per prestare soccorso e viene scortato fino all’arrivo a Lower Manhattan. Si rende conto, voltandosi, che dietro di lui la fila dei responders (soccorritori) cresceva visibilmente. Giunto sul posto lascia la macchina a Centre Street, circa 8 blocks dal WTC, e indossa velocemente tutto l’equipaggiamento che aveva portato sul suo pick up. Non ha la bombola di ossigeno, ma è comunque pronto ad entrare in quell’inferno.

Mentre percorre la Broadway un poliziotto gli dice: «Hey fireman, c’è qui una donna che crede di avere un attacco di cuore». Anthony le controlla il polso, si rende conto che è davvero giovane, intorno ai 30 anni, la rassicura dicendole che sarebbe andato tutto bene e che quel poliziotto sarebbe stato con lei fino all’arrivo dell’EMS (Emergency Medical Services). Poi si volta verso l’agente e dice: «Devo andare».

 

Come appariva l'entrata della metropolitana dove Anthony trovò rifugio

Improvvisamente, però, la Torre Sud cade giù. Anthony si trova su Church Street, un vigile del fuoco gli urla di aiutarlo a cercare l’entrata della stazione metro Cortlandt St. per trovare riparo. Insieme percorrono la strada, ma era impossibile farlo, il fumo, la polvere, la pioggia di detriti rendeva vana ogni tentativo. Dopo quei minuti di panico i due si separano, Anthony prova ad avvicinarsi alla Torre Nord per raggiungere i suoi compagni, ma non ci riesce. Di quei momenti ricorda i corpi che cadevano dal cielo, i jumpers, termine con cui vengono indicati coloro che hanno scelto, in preda alla disperazione, di suicidarsi lanciandosi nel vuoto. Le squadre dei primi soccorritori (first responders) non hanno lavorato solo sotto la minaccia continua di crolli: ancor prima che cadesse giù la prima Torre un pompiere è infatti morto per l’impatto con una persona gettatasi dalla finestra.

Davanti al Millennium Hilton, sempre sulla Church Street, c’è un’ambulanza che brucia. Insieme al vigile del fuoco Billy Quick, Anthony cerca di spegnere quelle fiamme. Intorno gli incendi divampavano di minuto in minuto. Sulla sua destra c’è anche un poliziotto a dargli una mano. Improvvisamente, però, sente urlare «SUBWAY, CORRETE». Anthony si volta, dietro di lui vede la grande antenna dell’edificio crollare. Non si rende conto di quello che stava succedendo: la Torre Nord si stava accartocciando su stessa come un foglio di carta, scomparendo in una nube immensa che sembrava voler mangiare tutto quello che trovava attorno. Scappa più veloce che può, cerca di entrare dentro la stazione della metropolitana più vicina ma sarà l’onda d’urto a farlo volare direttamente fino in fondo alle scale.

Quando ha riaperto gli occhi lui e gli altri colleghi erano completamente ricoperti di detriti.  Solo dopo alcuni istanti, che sono sembrati ore, riescono a risalire verso l’esterno. L’agente di polizia, che qualche minuto prima era accanto a lui, stava ancora lì. Era morto. Attorno, poi, solo distruzione. Anthony inizia a vagare in preda alla shock quando una voce  gli dice di salire. Era Billy Quick che stava cercando rifugio sotto il One Liberty Plaza credendo fosse uno dei posti più sicuri. Né Billy né Anthony avevano ancora realizzato che delle tue torri, ormai, non era rimasto più nulla.

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