L’Umbria continua a tremare. Nuovo sciame sismico nella notte

umbria

Le conseguenze del terremoto umbro del 1997 che ha ridotto in macere la Basilica di San Francesco d’Assisi (protezionecivile.gov)

L’Umbria continua a tremare. La scorsa notte altre tre scosse di terremoto si sono fatte sentire con epicentro a Gubbio. La prima è avvenuta alle 2.56 con magnitudo 3,3 a circa 8 Km di profondità, la seconda alle 4.46 con magnitudo 2,2 e poi ancora alle 4.50 con magnitudo 3,3.

La notte prima era stato percepito un’altro sciame sismico con valori compresi tra 2 e 2,5 di magnitudo. Altre tre scosse erano avvenute nella mattinata di ieri.

UNA ZONA SISMICA - L’istituto di Geofisica e Vulcanologia continua a monitorare la situazione. Dall’osservatorio Sismologico di Perugia invece padre Martino Siciliani cerca di rassicurare gli animi dichiarando che la faglia responsabile dello sciame sismico storicamente non ha mai generato grandi danni. In realtà gli abitanti della zona ha ancora ben vivi nella memoria i terremoti del 1984, del 1997 e del 1998.

LA FORZA DELLA NATURA - Con ben 16 scosse sismiche in pochi giorni la gente inizia ad avere paura, si sente impotente di fronte alla forza della natura. Alcuni cercano di combattere i loro timori facendo dell’ironia sui social network. Un’utente ha ironizzato sulla fama di Gubbio, da città del Natale e del tartufo, a città del terremoto.

Ovviamente non si possono fare molte supposizioni sulle prossime scosse – semmai ce ne saranno – ma quella della notte scorsa di magnitudo 3,3 è stata la più forte dopo quella di 3,5 che ha colpito la zona il 27 dicembre. Per ora non si segnalano danni importanti, anche se quattro delle trentatrè chiese di Gubbio sono state dichiarate inagibili per motivi di sicurezza.

IL PASSATO E IL PRESENTE - Tutti ci ricordiamo dei gravi terremoti del passato che in questa zona raggiunsero un’intensità del IX grado della scala Mercalli. Il crollo degli affreschi della basilica di Assisi ne sono divenuti un simbolo, ma in queste ore la preoccupazione va alla popolazione e specialmente a quanti vivono nei centri storici, in edifici che più di altri risentono dell’attività sismica.

Andrea Castello

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