L’Italia nelle categorie che contano: alti e bassi al Festival del Film di Roma

ROMA – Quanta Italia c’è in questo italianissimo – nel nome, location e organizzazione – Festival di Roma? Quanti i film di casa nostra validi? Citando il direttore Muller durante la conferenza d’apertura, i conti anche in quest’ambito si faranno il diciassette novembre, giorno di chiusura della kermesse. Ma non si può non trarre un bilancio seppur parziale sulla situazione del cinema nostrano, soprattutto se nel quarto giorno di Festival sono due le pellicole proiettate: fuori concorso Il cecchino di Michele Placido e in concorso Il volto di un’altra di Pappi Corsicato.

Un fotogramma da "Il cecchino" di Michele Placido

L’usato sicuro di Placido questa volta non entusiasma. La storia di un cecchino tradito dal medico membro della sua banda, che dopo una rapina recupera il malloppo e uccide uno dopo l’altro gli ex complici ha un inizio folgorante, con una rapina e l’inseguimento successivo condito di sparatoria, di grande impatto scenico. Ma si perde man mano che la storia avanza, ponendo alla luce un’evidenza balzata agli occhi sin da subito e confermata dallo stesso regista in conferenza stampa: il film non gli appartiene del tutto, si è limitato semplicemente a portarlo in scena. «Sono stato chiamato da una produzione francese per farlo, non ho scritto un rigo, ma l’ho girato». Testuali parole.

Un thriller che probabilmente otterrà risultati positivi al botteghino ma che lascia perplessi in vari momenti come la lunga sequenza di inseguimento nel bosco, inutilmente dilatata, o nella superficiale profondità data ai personaggi, in particolare al cattivo della compagnia. Se Violante Placido si conferma attrice valida e Luca Argentero attore eventuale, grandi i protagonisti francesi Mathieu Kassovitz – il tenero Nino Quinquampoix dell’acclamato Il favoloso mondo di Amélie – e il mostro sacro in patria Daniel Auteuil; sono loro a rendere un minimo interessante la pellicola provando a volte con successo, altre no, a tappare lacune di sceneggiatura evidenti. Risatine in sala nei momenti peggiori, come l’inverosimile cameo di Fanny Ardant nei panni della moglie di un meccanico (!) – proprio Michele Placido – e qualche timido applauso alla fine.

Placido, autore di ottime prove come Romanzo criminale, un vero cult anche in Francia, o Un eroe borghese, in sala stampa come detto, prende le distanze, per poi però affermare di aver scelto questo progetto piuttosto che altri a disposizione. Proclamandosi, piuttosto che un autore alto, un buon professionista, ha movimentato la conferenza con dichiarazioni interessanti sulla situazione del cinema italiano. Secondo lui un settore in crisi ma con speranze, legate alla voglia dei produttori di osare e soprattutto alla nascita di idee innovative di “giovani incazzati” che possano dare un la alla ripresa del movimento intero. E esprimendo il desiderio di fare un film sulla società e la politica italiana in tutta libertà, come avviene ad esempio negli Stati Uniti, nel dettaglio sulla figura di Dell’Utri. Immaginiamo la gioia per questa dichiarazione ai piani alti.

Violante Placido ha poi aggiunto: «La seconda volta per me sul set diretta da mio padre si è rivelata ancora un’esperienza intensa, amplificata dalla presenza di Mathieu Kassovitz, anche lui come me istintivo e sanguigno. Con mio padre sul set c’è il terremoto, ma è tutto a beneficio di un processo creativo esaltante».

Il cast del film "Il volto di un'altra" di Pappi Corsicato

Scoppiettante la conferenza stampa di Pappi Corsicato che con il suo Il volto di un’altra appassiona e fa discutere. La presentatrice e diva sull’orlo del fallimento di uno show sulla chirurgia plastica ha un incidente d’auto e finge di avere il volto sfigurato per accaparrarsi milioni, pubblicità e rilancio. Pieno di citazioni cinefile da «riempire un Mereghetti» – su tutti Occhi senza volto – ma con un suo stile personale, la pellicola critica la società in cui viviamo ammiccando in modo ironico, regalandoci delle macchiette clamorosamente riuscite, come la suora cattivissima e senza morale di Iaia Forte o il chirurgo plastico – il convincente Alessandro Preziosi – protagonista dello show e marito della bella protagonista – di nome e di fatto, interpretata da Laura Chiatti – contrappunto all’universo femminile, succube completo e uomo solo in quanto proiezione della diva-moglie. O la famigliola con figli piccoli accampata fuori dalla clinica in attesa della riabilitazione della “povera” diva.

Qui di sicuro non si salva nessuno e il finale è aperto fino a un certo punto. Il film come confermato dal regista ad una nostra domanda, dichiara una finzione continua e la conferma si ha dai bianco e nero alternati e da improbabili e divertenti momenti onirici presi in prestito dai Coen, leggere alla voce Il grande Lebowski. «La società» ha continuato Corsicato «vive un momento critico, che l’estetica e l’apparire sia tutto o quasi è un sintomo, e il tema mi ha sempre affascinato, a maggior ragione oggi». Un ballo in maschera divertente e ricco di citazioni, personaggi sgangherati, inganni e bugie a valanga, ipocrisia e superficialità senza ritegno, nessun pudore, specchio crudele e reale delle nostre vite. Che sarà letteralmente travolto nel finale da una montagna di fango – per usare un eufemismo – ma nonostante tutto continuerà la sua danza festosa. Se come ipotizzabile il film non avrà grande successo commerciale – noi auspichiamo di sì – sarà perché, come spesso i produttori affermano, bisogna abituare il pubblico a certe pellicole e non è facile. L’unico modo probabilmente sarebbe iniziare a farlo. Il cinema chiama, l’Italia risponde?

                                                                                                                                   Gian Piero Bruno

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