L’Inferno per Dalì e Rauschenberg

Di Benedetta Rutigliano

Salvador Dalì_una delle opere in mostra

MILANO- già un mese dall’apertura della mostra “L’inferno di Dante. Dalì e Rauschenberg”, visibile alla Fondazione Arnaldo Pomodoro fino al 17 luglio. Curata da Lorenzo Respi, in collaborazione con Mjras e ArtCamù Collezioni d’Arte, l’esposizione evidenzia come l’Inferno dantesco sia un capolavoro letterario capace di ispirare menti artistiche completamente differenti tra loro, in grado di fornire spunti e interpretazioni assolutamente discostanti, partendo dalla medesima narrazione.

L’immaginario infernale descritto da Dante, intriso di storia, dottrine, morale e religione, stimola negli anni Sessanta il maestro del Surrealismo spagnolo, Salvador Dalì, e un portavoce dell’arte contemporanea statunitense, Robert Rauchenberg, qui a confronto con 34 xilografie a colori il primo, e 34 serigrafie il secondo.

Due tecniche assolutamente diverse: antica la xilografia, moderna la serigrafia.

Due approcci radicalmente diversi: narrativo Dalì, interpretativo Rauschenberg.

Dalí si avvicina alla grafica e all’illustrazione nel secondo dopoguerra, agli albori del periodo cosiddetto “mistico”. Per lui il surrealismo trascende la realtà, l’aldilà diviene quindi il mondo migliore con cui confrontarsi: tuttavia, nonostante l’intensa carica evocativa delle immagini, lo spagnolo affronta la xilografia in maniera accademica. La narrazione mantiene il suo sviluppo logico, non discostandosi temporalmente dalla vicenda della Commedia.

Rauschenberg invece ricerca nell’universo dantesco quegli indizi che possono essere riportati alla contemporaneità, catapulta il viaggio infernale nel presente con la tecnica del combine painting, che trasferisce le fotografie dei giornali su tessuto attraverso l’utilizzo di solventi. Rauschenberg Sovrappone foto, immagini, oggetti dell’uomo moderno intervenendo con il suo gesto e mescolando il racconto antico con un linguaggio attuale.

Stessa fonte e stesse date quindi accomunano i due artisti: Dalì si dedica infatti alle 100 tavole (in mostra solo una selezione) nel quinquennio 1955-60, Rauschenberg ci lavora nel biennio 1958-60. Non c’è alcun confronto diretto tra i due artisti, come sottolinea l’allestimento della mostra: i due maestri sono stati disposti ciascuno su un piano, per evidenziare le differenze stilistiche e interpretative, più che stimolare un confronto, tuttavia inevitabile.

La mostra è accompagnata da una pubblicazione (edizioni Fondazione Arnaldo Pomodoro) con un testo composto a quattro mani da Aldo Nove e Lorenzo Respi e con un’interpretazione grafica di Andrea Lancellotti.

Robert Rauschenberg_una delle opere in mostra

INFORMAZIONI UTILI:

Orari: mercoledì-domenica ore 11-19; giovedì ore 11-22

Ingresso: €9 intero, €6 ridotto, €4 scuole (ingresso gratuito ogni seconda domenica del mese).

Informazioni: 02-89075394

Catalogo: edizioni Fondazione Arnaldo Pomodoro

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