L’Europa apre le porte all’OGM

La Commissione Europea ha decretato il via libera per la coltivazione dei prodotti geneticamente modificati

di Claudia Landolfi

Patate

BRUXELLES – Cade dopo dodici anni la moratoria sulla coltivazione di prodotti OGM in Europa. Il via libera, dettato dalla Commissione Europea, sta creando non pochi scompigli all’interno del Consiglio Ue. Già in passato i diversi schieramenti si erano affrontati per regolamentare la questione degli OGM. Sino ad oggi aveva comunque prevalso la linea della tolleranza zero, se pur con sospettose aperture. Ma con l’azione del nuovo commissario all’Ambiente, il maltese John Dalli, le sorti si sono rovesciate, fornendo all’esecutivo quel quorum necessario per poter approvare la decisione alla autorizzazione.

Il protagonista della discussa scena è un tubero, la  così detta patata Amflora di proprietà della Basf. L’ortaggio potrà essere coltivato per uso industriale e le sue particolari proprietà potranno essere utilizzate come mangime per il bestiame. Infatti questa patata è stata appositamente manipolata per produrre un maggior contenuto di amido, sostanza particolarmente appropriata per nutrire gli animali da foraggio.

Proprio intorno a questo snodo si sono accesi diversi pareri contrastanti. Sembra infatti che la mutazione genetica abbia prodotto nella patata un particolare gene, riconosciuto come “marker”, che sviluppa una forte resistenza ad un importante antibiotico per la salute umana. Nonostante l’Efsa (autorità UE di sicurezza alimentare) abbia prontamente rassicurato sull’innocuità di questo gene, le due autorità sanitarie, Emea (agenzia UE del farmaco) e l’Oms, si sono mostrate allarmate per la decisione presa da questo istituto. Pur volendo sorvolare che l’Efsa vaglia la sicurezza degli Ogm appoggiandosi alla documentazione presentata dalle aziende proprietarie del brevetto, rimane comunque indiscussa la contravvenzione alla direttiva Ue 2001/18. Con essa si sanciva espressamente il divieto all’utilizzo di OGM contenenti geni di resistenza antibiotica.

Il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, ha comunque dichiarato “di non voler imporre la coltura degli OGM in Europa”, ed infatti gli Stati membri possono appellarsi alla «clausola di salvaguardia », strumento con il quale può essere vietata la coltivazione di prodotti transgenici sul proprio territorio nazionale.

Coltivazioni in provetta

Ma il rischio è comunque insito nella sola approvazione di una parte dei Paesi membri, e l’evenienza che si venga a creare una situazione simile a quella già esistente per la questione del nucleare non è poi così lontana. Infatti che alcuni Paesi satellite vietino la costruzione di centrali sul proprio territorio, anche se meritevole dal punto di vista ideologico, poco conta sulla pratica, se solo si pensa al valore di contaminazione con il quale si propagano le radiazioni.

Si va così incontro alla possibilità di costruire nuovi e pericolosi monopoli di mercato. La frase di un acuto statista citava: “Controllate il petrolio e controllerete nazioni intere; controllate il sistema alimentare e controllerete le popolazioni.” (Henry Kissinger) Questa verità se ancora velata dietro la bandiera della democrazia europea, risulta tanto più vera se si vanno ad indagare i diversi risvolti suscitati in quei paesi monopolizzati dalla vendita di quelle grandi multinazionali che fabbricano OGM.

I giganti delle biotecnologie hanno infatti studiato il sistema per rendere schiavi quei paesi terzomondistici che risultano essere i maggiori acquirenti di queste fabbriche dell’alimentazione. I semi delle colture OGM non sono infatti riseminabili, deteriorandosi nel tempo di un ciclo stagionale, costringendo così i contadini a rivolgersi continuativamente alle industrie madri.

Se l’OGM è pensato per affrontare e soddisfare i bisogni di una agricoltura industriale su larga scala, quest’ultimo dato appare quantomeno contradditorio. Ma se spostiamo la questione nei territori europei allora la strategia della produzione industriale diventa del tutto superflua. In Italia, come in Europa, prima di incrementare la produzione andrebbe regolamentata e ripianificata la distribuzione. Le questioni agricole non possono solamente obbedire alle leggi di mercato e alla pura logica del commercio, il rischio è troppo alto, e ricade direttamente sulle sorti delle produzioni tipiche locali.

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