L’etica della Chiesa. Tra il dire e il fare

In occasione dell’udienza ai membri della Pontificia Accademia della Vita, il Papa ribadisce l’inalienabilità del diritto alla vita umana

di Marco Luigi Cimminella

La cupola della basilica di San Pietro

ROMA – “Pericoloso uno stato che decide l’etica”. Con queste parole, pronunciate durante l’assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita, Papa Ratzinger ha espresso la sua preoccupazione sulle “pretese” dello stato di essere fonte e principio dell’etica. Secondo il vicario in terra di Dio, esistono principi universali comuni all’intera umanità, in quanto emanazione di una legge morale  naturale che gli uomini sono tenuti ad osservare.

Discutendo di Bioetica e Legge Naturale, ancora una volta la Chiesa condanna gli “attacchi” che il mondo della scienza, nel suo graduale procedere verso la conoscenza, infligge a quell’Ordine “creaturale universale” di cui il Papato si fa sostenitore e fervente difensore. Scienziati, ricercatori, medici ancora una volta sono oggetto delle invettive delle istituzioni ecclesiastiche. Nel tentativo di squarciare le tenebre dell’oscurantismo religioso, come un moderno prometeo, essi donano ogni giorno il fuoco della propria vita nel miglioramento di quella altrui. E come l’antico titano, sono criticati e condannati.

Lo stato è umano, troppo umano. Non può decidere l’etica. Ma da quale pulpito viene la predica? Gli ecclesiastici non sono sempre degli stinchi di santo. Pochi giorni fa, nella sua visita alla struttura della Caritas di Roma, Benedetto XVI ha esortato le istituzioni e “tutti gli uomini di buona volontà” a “riscoprire la forza della carità”. Ma, nonostante i discorsi accorati ed esortanti, la Chiesa non sembra essersi adoperata troppo nella missione di condurre i fedeli verso la scoperta della compassione e della solidarietà, nella lotta antica contro “la logica del profitto e la ricerca del proprio interesse”. Come si legge dal rapporto della CEI per la ripartizione delle somme derivanti dall’otto per mille dell’IRPEF per l’anno 2007, per un totale di introiti pari a € 991.278.769,09, solo una minima parte, pari a €  205.000.000,00, è stata destinata agli interventi caritativi. Il resto è stato utilizzato in parte per finanziare l’edilizia ecclesiastica e in parte diretto alle diocesi, ai tribunali ecclesiastici regionali e all’educazione cristiana. Una carità a tratti poco caritatevole.

Un sacerdote

Naturalmente la Chiesa non si preoccupa solo della povertà che affligge i suoi fedeli. Agendo in veste di guida spirituale, elargisce consigli su come tenere a freno i propri istinti sessuali naturali, nonostante i reati di pedofilia ad opera di alcuni uomini di chiesa mostrino come tali direttive siano spesso eluse dagli stessi ecclesiastici. Le gerarchie pontificie predicano l’uguaglianza e la pace fra le genti, ma considerano l’omosessualità come una malattia, suscitando sentimenti  discriminatori. Si fanno propugnatori della libertà dell’essere umano, ma quando si parla di aborto, criticano la libertà di scelta della donna  e inorridiscono se una persona avanza pretese di autodeterminazione in caso di eutanasia. E se a piazza San Pietro echeggiano le parole del Papa sulla necessità di combattere contro le dure condizioni di vita del terzo mondo, in Africa si diffondono le sue critiche contro l’uso di anticoncezionali per ridurre la diffusione dell’AIDS, in quanto pratiche considerate anti-cristiane, lesive della dignità e integrità fisica e spirituale umana. Ed è un peccato: il preservativo salva più vite di quante ne uccide (ammesso che ne uccida qualcuna).

Se è pericoloso uno stato che decide l’etica, è discutibile il modo in cui la Chiesa la predica.

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