L’esegeta divertito: Roy Lichtenstein

Un omaggio al Maestro della Pop Art dalla Triennale di Milano. Fino al 30 maggio

Di Natalia Radicchio

Roy Lichtenstein

Milano – Leggere la storia dell’arte attraverso l’opera di un artista Pop? È possibile. E divertente! Con una mostra evento dal titolo “Roy Lichtenstein. Meditations on art“, la triennale di Milano celebra, fino al 30 maggio, oltre cento opere del maestro americano e pone l’attenzione sulla parte del lavoro del co-fondatore della Pop Art che forse, rispetto ai celebri quadri di fumetti, è meno nota.

Come ha spiegato il curatore Gianni Mercurio: «E’ sicuramente una mostra molto originale. Abbiamo visto tante retrospettive, un po’ uguali, dove il centro del tema erano i fumetti. Ma Lichtenstein non ha realizzato solo fumetti». Le riflessioni su cubismo, surrealismo, futurismo, espressionismo astratto, arte classica e medioevale che la mostra propone per sezioni tematiche, hanno infatti occupato oltre 40 anni dell’attività dell’artista statunitense scomparso nel 1974 a 74 anni.

Lichtenstein non amava molto i musei, perché ogni volta che ne visitava uno si rendeva conto della delusione, sua e degli altri visitatori, sulle dimensioni delle opere. Soprattutto quelle famose! Troppo piccole rispetto al trionfo presentato sulla carta stampata. Allora negli anni sessanta decise, percorrendo un’analisi storica dell’arte del Novecento, di trasformare la copia in originale. Dapprima egli copiava l’immagine riprodotta su libri o riviste apportando delle sottili ma rilevanti modifiche, poi proiettava il disegno su una grande tela dipingendolo con una tecnica che imita la stampa tipografica. «La sua preoccupazione principale era quella di vedere come l’arte viene percepita, insomma l’arte come percezione visiva – ha osservato Mercurio – e questa mostra è un po’ un excursus in quello che fu una sorta di museo personale che lui si era creato».

L’esposizione, che si apre con i lavori degli anni ’50, nei quali Lichtenstein reinterpreta opere di artisti statunitensi mescolando il modernismo proveniente dall’Europa (cubismo di Picasso, neoplasticismo di Mondrian) con la storia della cultura americana dei cow-boy e dei pionieri, propone opere attraverso le quali la gente ha spesso conosciuto ‘gli originali’ dei grandi artisti del ‘900. Con la serie dedicata alle “Nature Morte” d’ispirazione matissiana (Still Life with Goldfish, 1972) e cubista (Cubist Still Life with Celio, 1974), si misura in senso di sfida con un genere che considerava in sé di scarso interesse.

Per Lichtenstein l’arte deve regalare momenti piacevoli, deve far sorridere. Un’immagine simbolo in tal senso è The Red Horsemen (1974), tratto da Il cavaliere rosso (1913) di Carlo Carrà, in cui Lichtenstein prende in giro i Futuristi e il loro vano tentativo di rappresentare il movimento. L’artista «rivela uno humour, un senso ironico che l’arte contemporanea ha perso, perchè se la tira troppo: un campanello d’allarme, perchè significa che è troppo stressata», ha così osservato Gianni Mercurio, che ha curato anche le mostre milanesi su Andy Warhol, Basquiat e Keit Haring.

The red horsemen

Nella serie degli “Imperfect Painting” degli anni ’80 l’artista riflette sull’astrazione geometrica pura. Mentre l’influsso profondo del movimento surrealista si riflette nell’ulteriore sviluppo del suo lavoro come contaminazione di elementi figurativi presi da Ernst, Mirò e Picasso (Figures in Landscape, 1977). La meditazione sul gesto e sulla pennellata, già presenti negli anni ’50 in forma astratta, si manifesta nel suo primo “Brushstroke” (pennellata) dipinto in un fumetto nel 1965 e ritornerà negli anni ’80 sciogliendosi in una serie di segni scomposti e sottili.

Con la serie dei “Chinese Lanscapes” (1996), realizzata ispirandosi ai paesaggi di Degas e alle riproduzioni del tema sui libri, l’artista introduce il “Rowlux”, un tipo di plastica lenticolare che dà l’idea del movimento all’osservatore che gira intorno all’opera. Interessante è pure la variazione cubista e pop dei temi degli Indiani d’America che si trova in alcune grandi tele e in uno splendido arazzo annodato a mano (Amerind Landscape, 1979). Un documentario appositamente realizzato per la mostra contestualizza, infine, le opere di Lichtenstein nelle vicende umane e professionali della sua vita.

Appassionante e vivace percorso da non perdere, l’esposizione “Roy Lichtenstein. Meditations on Art” è realizzata in collaborazione con The Roy Lichtenstein Foundation e prodotta anche da Alphaomega Art in collaborazione con il Comune di Milano. Nel mese di luglio la mostra sarà poi trasferita al Ludwig Museum di Colonia dove potrà essere visitata fino al 3 ottobre.

Quando: Dal 25/01/2010 al 30/05/2010 (orario: 10.30 – 20.30, giovedì 10.30 – 23.00, chiuso il lunedì).

Dove: Triennale di Milano – Galleria d’Arte, Viale Alemagna, 6 (Zona Sempione), 20123 Milano (MI).

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