L’eleganza del riccio di Muriel Barbery: dalla carta stampata al grande schermo

Il best-seller dell’autrice franco-marocchina diventa un film in uscita a gennaio 2010. Ottima l’occasione per far conoscere questo libro a chi ancora non l’ha letto

di Laura Dabbene

Copertina del libro

Copertina del libro

“Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti”. Così a pagina 137 della traduzione italiana (di Emanuelle Caillat e Cinzia Poli per l’editore E/o), si svela il curioso mistero del titolo ed è come se si dischiudesse questo libro-riccio, prima avvolto a palla su se stesso nel raccontare l’isolamento delle due protagoniste, Renée e Paloma, e da quel punto avviato ad aprirsi e respirare nella scoperta per entrambe di una nuova possibile esistenza, che consenta alla prima di uccidere i fantasmi del passato e alla seconda di impedire che i fantasmi del presente ne precludano il futuro.

Quelli di Renée Michel, una portinaia cinquantenne solo apparentemente sciatta e insignificante, e di Paloma, una dodicenne di straordinaria sensibilità ed intelligenza, sono i due sguardi attraverso cui l’autrice fotografa la borghesia parigina più facoltosa e superficiale, capace di essere “di ottimo umore perché aveva trovato una tovaglia di lino color corda a duecentoquaranta euro”, abituata ad entrare in estasi dopo aver speso duecentonovantanove euro per un presuntuoso portaombrelli in cuoio invecchiato, che chiama troppo famigliarmente “Corbu” il grande architetto e designer Le Corbusier e che, nell’acquistare lingerie femminile, non teme “il fiore viola bello grande”, mentre “la sobrietà e l’eleganza del beige tinta unita la paralizzano di terrore”.

Le scelte stilistico-letterarie dell’autrice, Muriel Barbery, possiedono di per sé una sorta di “eleganza del riccio”: sotto una scorza esterna talvolta difficile da penetrare per la sofisticata abbondanza di tecnicismi terminologici e di concetto, si scopre un’estrema raffinatezza narrativa, capace di descrivere con semplicità i più complessi e profondi sentimenti dell’animo umano, dai sottili drammi della solitudine e della sofferenza alle più disincantate ironie, e autoironie, di esilarante comicità.

Muriel Barbery

Muriel Barbery

Al lettore smaliziato sorge il dubbio se siano in fondo più snob i bizzarri inquilini alto borghesi del 7 rue de Grenelle, location dell’intero romanzo, oppure i tre personaggi che, al di sopra della mediocrità intellettuale ed emotiva che questi rappresentano, si elevano a paradigma di fiori nel deserto che possono esistere, e resistere, anche in condizioni avverse. Oltre alla portinaia, ed alla bambina prodigio, un facoltoso giapponese nel cui bagno, ad ogni scarico, risuonano le note possenti del Confutatis del Requiem di Mozart, mentre le porte scorrevoli del suo appartamento, a differenza di quelle occidentali, rifiutano di fendere lo spazio spezzandone l’unità, ma lasciano che due luoghi comunichino senza ferirne la reciproca integrità.

Snobismi (veri o presunti) a parte, il piacere della lettura perdura capitolo dopo capitolo e ci si ritrova all’epilogo, tragico, ma insieme lirico e soprattutto terribilmente ironico (la vena ironica è davvero il fil-rouge di tutto il romanzo) quando, nel mezzo di una strada, il riccio (ma non sveliamo quale) incontra, senza piangersi addosso, il più funesto dei suoi possibili destini.

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Una risposta a L’eleganza del riccio di Muriel Barbery: dalla carta stampata al grande schermo

  1. avatar
    Alessandro 05/01/2010 a 18:30

    Proprio oggi ascoltando Radio 3 sentivo pareri contrastanti nel giudizio qualitativo del film rispetto al romanzo. Pare che l’autrice non ne sia entusiasta e che la critica osservi una totale assenza nella pellicola di alcune delle componenti chiave del libro, tra cui proprio l’ironia. Certo regista e sceneggiatori avranno compiuto le loro scelte stilistiche, ma ciò mi suggerisce comunque un commento. Nel mondo contemporaneo, che punta sempre più su una comunicazione per immagini, la parola risulta ancora insuperata nel veicolare certi contenuti. Leggiamo, usiamo il vocabolario e arricchiamo il nostro linguaggio. Resistiamo ad ogni tentativo televisivo e non di impoverire la nostra lingua…possiamo farcela!

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