L’avanzata della destra in Europa

Roma – I risultati delle ultime elezioni in Finlandia sono il più recente e preoccupante sintomo dell’avanzata della destra ultraconservatrice, xenofoba ed euroscettica in molti paesi membri dell’Unione Europea.

La Coalizione Nazionale – partito di destra liberal-conservatore e fortemente europeista – ha vinto con il 20,4% dei voti, ma a suscitare qualche perplessità è la percentuale di voti, 19% contro il 4% delle elezioni politiche del 2007, ottenuta dal partito nazionalista dei Veri Finlandesi, caratterizzato da una forte spinta xenofoba e nazionalista, con tratti marcati di populismo.

Si irrobustisce, così, un nuovo partito antieuropeista e contrario alle politiche di accoglienza e immigrazione dell’Unione Europea.

Negli ultimi anni precedenti analoghi non sono mancati. In Svezia nel 2010 la vittoria dell’Alleanza di centrodestra del premier Fredrik Reinsfeld ha portato in Parlamento, per la prima volta, il Partito democratico svedese che di “democratico” ha solo il nome, visto che trae le proprie origini nell’ideologia nazista e si muove su posizioni xenofobe e anti immigrazione. La caduta della socialdemocrazia svedese, avanguardia della sinistra europea e modello nella gestione di uno stato sociale efficace ed efficiente, non è da sottovalutare.

E ancora in Ungheria sempre nel 2010, dove ha vinto il centro-destra e il Movimento per un’Ungheria migliore (Jobbik) – nazionalconservatore, xenofobo, populista, omofobo e antieuropeista – e si conferma terzo partito del Paese, risultato già emerso dopo le elezioni europee del 2009.

Nel 2010 nei Paesi Bassi ha trionfato il Partito per la Libertà dell’”arianissimo” Geert Wilders; in Danimarca nel

Marine Le Pen

2009 ha vinto il Partito liberale di Lars Løkke Rasmussen, anche se già dal 2001 il Partito Popolare euroscettico e conservatore svedese è la terza forza del Paese; alle politiche del 2008 in Austria hanno trionfato i partiti della destra estrema; le elezioni del 2010 in Slovacchia hanno al Partito socialdemocratico la vittoria, ma non la maggioranza di governo, conquistata dalla destra; la Bulgaria dal 2010 è del partito di centro destra Gerb, ma sono entrati al governo i nazionalisti di Ataka; anche in Svizzera trionfa la xenofobia con la Lega dei Ticinesi, nazionalista, populista e – ovviamente – contraria all’integrazione degli immigrati.

Questi sono solo alcuni esempi e le previsioni per il futuro non sono rosee, come dimostra la Francia in cui prende piede il Fronte Nazionale guidato da Marine Le Pen, fiera sostenitrice del protezionismo e del nazionalismo francese e convinta euroscettica.

E noi? Non dimentichiamo che il leghista Bossi – che fino a una decina di anni fa era considerato poco più di un folkloristico fanatico – si permette di fare il bello e il cattivo tempo, influenzando non poco la politica italiana, mentre Maroni minaccia (a vuoto) di tirar fuori l’Italia dall’Unione Europea.

Nel panorama dei Paesi in cui avanza una destra – termine che nel resto del mondo non è sinonimo della nostra destra – xenofoba e antieuropeista anche l’Italia fa la sua (sporca) figura, in un’Europa sempre più frammentata e in difficoltà, soprattutto alla luce degli ultimi eventi internazionali.

Francesca Penza

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