L’auto blu che vale una finanziaria

La macchina di rappresentanza continua ad essere l’oggetto del desiderio del politico italiano: non ci rinuncia e ne vuole sempre di più

di Chantal Cresta

blue car

Foto via www.sxc.hu

Tra i vari privilegi e prebende di cui gode la classe politica italiana, il vero status simbol rimane l’auto blu. Sarà per questo che praticamente ogni parlamentare, deputato, assessore, presidente di contrada e sottosegretario di qual si voglia colore, bandiera o spillina sulla giacchetta non rinuncia alla propria.

Un censimento del 31 marzo scorso ha contato in Italia, il numero record in zona UE di auto di rappresentanza: 629.120 (dato: ilsole24ore) macchine che sgommano per la penisola con una spesa pubblica che si aggira intorno ai 21 miliardi di euro l’anno. Una cifra pari a una manovrina finanziaria se venisse impiegata ad altri scopi. Lo sproposito, tuttavia, non è cosa recente: nel 2005, le auto a disposizione erano 198. 596. Nel 2007, si è passati a 574mila e nel 2009 a 607.918. Una crescita esponenziale a ritmo serrato e il trend continua senza freno. Ma non era questo periodo di crisi e di austerity? Macché, sui palazzi e palazzetti della politica nostrana il sole splende sempre e il denaro pubblico scorre a fiumi.

Qualche dato. Le auto più gradite dal politico italiano sono sempre le stesse: Audi A6, Lancia Thesis, Bmw, Alfa. Ognuna di esse è dotata di ogni confort, dalla TV digitale al frigo bar. Nel 2009, l’affitto di questi veicoli è costato al cittadino comune circa 467mila euro. Spese di carburante, 128mila euro. Pedaggi e manutenzione, 95mila euro.  Un totale di circa 9 milioni di euro per scarrozzare le onorevoli natiche da una parte all’altra delle città italiane. Non basta.

Addentrandosi nel folle mondo dello spreco istituzionale si deduce che la fonte maggiore di spesa sono gli stipendi degli autisti di rappresentanza.

Il sistema dei trasporti parlamentari si muove su 2 binari: le auto “dedicate” sempre disponibili che sono di uso esclusivo dei membri della Presidenza del Consiglio ed altri uffici direttamente collegati. Per citarne alcuni: Bilancio e Ragioneria, Ufficio voli di Stato, Dipartimento delle Risorse Strumentali e l’Ufficio del Consigliere diplomatico. La flotta di Palazzo Chigi comprende 200 addetti i cui stipendi, di circa 2.500 euro al mese, prevedono una spesa annua di 5.700.000 euro (esclusi gli straordinari). Cifra ragguardevole ma tutto sommato sostenibile se ci fermasse qua. Il secondo e più costoso binario sono le auto di “reperibilità e pronto impiego”, ovvero macchine di servizio “a chiamata” svolto da un non ben precisato numero di autisti (300 solo alla Presidenza), il cui costo si aggira intorno ai 250 euro ad “accompagnamento”.

E’ chiaro che la spesa di questi mezzi è proporzionale agli “accompagnamenti” effettuati che sono sempre tanti al punto che nel 2009 sempre la Presidenza del Consiglio ha sfiorata la cifra di 3.329.000 euro, ripartirti in 7.000 chiamate nel primo semestre e 6.777 nel secondo, con una media di 18 “accompagnamenti” al giorno e 4500 euro spesi quotidianamente. Una follia che moltiplicata per ogni parlamentare o deputato in diritto di chiedere il servizio ne restituisce una spesa spropositata. Inoltre, la bontà di questi trasporti è resa ancora più dubbia dal fatto che, se sulla carta è vincolante che gli “accompagnamenti” siano richiesti per motivi esclusivamente istituzionali, molti onorevoli ne usufruiscono anche per ragioni personali. Un esempio per tutti: l’ex Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo che usava l’”accompagnamento” di stato per farsi scortare nella suburra capitolina ai rendez-vous con le trans preferite.

Montecitorio
Montecitorio

Inoltre, sorprende la provenienza di questo esercito di chauffeur di lusso reclutati dalla forza pubblica. Uomo più, uomo meno, solo la Presidenza del Consiglio conta 106 finanzieri, 115 carabinieri, 135 poliziotti e  26 uomini della polizia penitenziaria. Tutte divise sottratte alle forze dell’ordine che potrebbero essere molto meglio destinate ad altri impieghi meno remunerativi ma di maggior utilità pubblica.

Lo sperpero, dunque, è eguale a sinistra come a destra, così, se da una parte fanno scalpore gli stipendi degli autisti della Campania di Bassolino che guadagnano 3.000 euro netti al mese, dall’altra non stupisce il ministro delle Infrastrutture Renato Brunetta, il quale promette un taglio del 50% entro l’anno, salvo poi prenderne a servizio 7 per il proprio dicastero.

Insomma a conti fatti, prima di cancellare le fonti di spesa inutile, sarebbe il caso di risolvere il problema della causa di tali sprechi. Aveva ragione De Gaulle che un giorno si sentì urlare da un contestatore: “Abbasso i coglioni!”. Il presidente non si scompose: “Monsieur, il suo è un programma troppo ambizioso”. Davvero.

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