L’astice al veleno, il successo di Salemme al teatro Olimpico

Vincenzo Salemme (foto di Federico Riva)

Babbo Natale è già arrivato al Teatro Olimpico di Roma e si chiama Vincenzo Salemme.

Torna a grande richiesta “L’astice al veleno, la fortunata commedia dell’attore e regista napoletano, oramai indiscusso mattatore del cinema e del teatro italiano, che solo nella passata stagione ha conquistato oltre 110.000 spettatori e un incasso di 2.900.000 euro in poco più di 130 repliche.

Barbara è un attrice in cerca di successo, amante addolorata e delusa del regista dello spettacolo che sta provando. Gustavo invece è un pony express che consegna pacchi dono per il Natale imminente. La vicenda si svolge il 23 dicembre, nel teatro dove Barbara deve debuttare. In scena ci sono anche quattro figure molto particolari, le statue raffigurate nella scenografia: una lavandaia del cinquecento, uno scugnizzo di Gemito, un poeta rivoluzionario tratto dal Regno delle  Due Sicilie, un “munaciello”, figura mitologica dell’iconografia popolare napoletana, che si esprime come un primitivo. Barbara, parla con le statue inanimate che nella sua fantasia prendono vita. Solo lei (e il pubblico in sala) le vede vivere. Quando arriva Gustavo, col costume di Babbo Natale per consegnarle il dono di una ditta teatrale, anche lui vede muoversi le statue. È segno inequivocabile che tra i due c’è molto in comune. Peccato che Barbara abbia un piano diabolico: per mettere fine alla sua relazione con il regista adultero lo invita a una cenetta a lume di candela in teatro per avvelenarlo con un vino al cianuro di potassio e poi togliersi la vita. L’arrivo di Gustavo però complica le cose perché le statue gli impediscono di uscire dal teatro in modo che la sua presenza renda impossibile il piano omicida di Barbara. Il tutto condito dalle incursioni di un astice vivo da cucinare ma che nessuno ha il coraggio di ammazzare.

Cosa accadrà? Chi vincerà? L’amore? La vendetta? O il rimorso? Ce la racconteranno ballando e cantando i personaggi di questa commedia brillante e romantica, scritta con intelligenza emotiva e soprattutto con quella verve comica tipica di Salemme, che fa di ogni frase una battuta e di ogni gesto una gag. Ecco quindi che lo spettatore viene ricondotto nell’incantata ma popolare atmosfera del teatro napoletano, e non solo attraverso la storia e i personaggi ma anche mediante le sei canzoni che cantano e ballano in scena i vari personaggi e che Salemme ha scritto di suo pugno.

Una scena di "L'astice al veleno" (foto di Federico Riva)

Sul palcoscenico, oltre all’indiscutibile attore napoletano – che ha anche diretto la commedia – un cast davvero eccezionale, a partire da Maurizio Aiello, Domenico Aria e Benedetta Valanzano, bella ma soprattutto brava che col suo candore e la sua determinazione diabolica riesce a rendere ogni sfumatura del personaggio. Un plauso va anche alle quattro statue “viventi”: Giovanni Ribò, Antonio Guerriero, Antonella Morea e Nicola Acunzo.

“L’astice al veleno”. Fino al 4 dicembre 2011 al Teatro Olimpico di Roma. Una commedia dove di certo si muore…dal ridere!

Fabrizio Giona

 

Foto preview di Federico Riva – 2010

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