L’alleanza energetica tra Cina e India

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Una pompa petrolifera in Cina

Il crescente costo del petrolio a livello globale, collegato al suo aumento di indisponibilità è un problema a cui le grandi potenze mondiali stanno cercando di porre rimedio. A farla da padrone nell’utilizzo dell’oro nero sono la Cina e l’India che affiancandone l’uso a quello del carbone, risultano meno colpite dall’aumento del prezzo. La strategia dei due grandi Stati asiatici si muove in maniera efficiente al punto che gli stessi Stati Uniti risultano a oggi messi peggio. I lavoratori si spostano ormai sempre più verso la Cina e l’India allontanandosi da quello che un tempo era il Paese che più di tutti raccoglieva la forza lavoro mondale, proprio gli Stati Uniti.

Il meccanismo alla base del grande sfruttamento di petrolio e carbone da parte dei due Stati asiatici però risulta pieno di difetti, principalmente di natura ambientale e di guadagno medio del lavoratore diretto. Esempi evidenti sono, nella pratica, quelli di mancanze di regole limpide con la conseguente continua situazione di ingiustizia sociale che persiste in quella vasta aria e sciagurati eventi tecnici di grossa entità come i black-out avvenuti in India quest’anno. L’approvvigionamento di petrolio, seconda forma più costosa di energia dopo quella umana, sta avendo un aumento ad un tasso di circa lo 0,3 per cento l’anno, con declino di estrazioni in Europa più evidenti che ad esempio negli Stati Uniti. I quali, nonostante questo, non possono considerarsi in una posizione favorevole, considerando una prospettiva da qui ai prossimi cinquant’anni e la strategia di Cina e India di cui sopra.

Se prendiamo ad esempio proprio la Cina vediamo come l’utilizzo del petrolio è enormemente inferiore a quello del carbone cosa che, unita ai salari più bassi, ha prodotto uno sviluppo economico esponenziale nell’ultimo periodo così come in Bangladesh e nella stessa India. Risultato è stato uno sviluppo diametralmente opposto tra aumento e diminuzioni di posti di lavoro rispettivamente nei Paesi asiatici e negli Stati Uniti. E nonostante la ricerca di nuove fonti di energia compatibili, l’oro nero risulta ancora di importanza vitale. Il suo utilizzo è necessario per alimentare tutti gli aerei a livello mondiale, le navi e quasi tutte le automobili. Come è importante anche in campo farmaceutico per la produzione di pesticidi o erbicidi. E se mai è lecito pensare ad un futuro senza petrolio a livello globale, la realtà dice che ad oggi non esiste alternativa ed un cambio totale sarà possibile solo se si inizierà in maniera decisa a ridurne l’utilizzo e cambiare nel breve tempo possibile le infrastrutture del sistema.

Secondo il World Energy Outlook dell’Aie, l’Agenzia internazionale dell’energia infatti,  il petrolio la farà da protagonista nei prossimi decenni. La prospettiva è quella di una produzione di cento milioni di barili al giorno  contro gli ottantacinque attuali, ad un prezzo che supera in media i duecento dollari correnti a metà del decennio trenta prossimo con la previsione quindi di una discreta inflazione. Investire in titoli petroliferi sembrerebbe ad oggi dunque più conveniente che non investire in titoli di stato. Detto questo due enormi potenze come Cina ed India, nel pieno della loro escalation di affermazione economica mondiale non possono per nessun motivo rinunciare  all’approvvigionamento energetico, in assoluto l’attività primaria sulla quale ruotano i meccanismi economici dei due Paesi.

In un periodo di crisi finanziaria mondiale l’ultimo errore che Pechino e New Delhi possono permettersi è la perdita di un rifornimento continuo a prezzi concorrenziali. La scelta dunque di puntare sul carbone per le due potenze in una zona comunque ricca di materiale energetico naturale risulta la migliore in questo momento. Ma in che modo Cina e India, da sempre forti competitor per accaparrarsi il ruolo di leader del mercato asiatico, sono riuscite a coesistere e arrivare a una collaborazione proficua in ambito petrolifero? Considerando che gli sviluppi economici di una determinata zona geografica non prescindono da un andamento economico finanziario globale e che allo stesso tempo l’estrema competizione a livello energetico nell’area pacifica ha aumentato i costi generali dell’energia, i due Paesi hanno iniziato un proficuo sostegno dopo l’intesa tra l’India’s Oil and Natural Gas Corp. (Ongc) e la China National Petroleum Corp. (Cnpc).

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Donna indiana in una stazione di benzina

Una collaborazione che riduce i rischi e aumenta le possibilità di monetizzare le risorse energetiche fondamentali. Il primo risultato del Memorandum d’intesa firmato lo scorso giugno è stato la diminuzione dei costi per l’assegnazione dei lotti d’esplorazione nell’area pacifica e la prospettiva ormai reale di interpretare un ruolo da protagonisti nel mercato energetico asiatico e internazionale. Nonostante il braccio di ferro che hanno avuto nei decenni passati e i dubbi su una maturità politica che possa portare benefici per entrambi, i due Paesi hanno dato segno di un’intesa sempre maggiore e le prospettive economiche risultano piuttosto chiare.

Per decenni infatti Cina ed India hanno portato avanti un gioco pericoloso di tensione e variazione, arrivando al punto in cui l’India alcuni anni fa definì la Cina come il suo principale nemico puntando ad uno scontro aperto per la supremazia totale dell’Asia sudorientale. Ebbene dopo lo sviluppo economico esponenziale in quelle aree, la crisi mondiale e la consapevolezza della necessità di un sistema energetico forte per il futuro, è avvenuto un netto cambio di rotta nei rapporti tra i due Paesi che va a condizionare anche quelli internazionali. Perché se un tempo la Cina era considerata dagli Stati Uniti come un vero e proprio blocco per gli obiettivi espansionistici dell’Unione Sovietica, che in passato aveva rapporti più che amichevoli con l’India, adesso si assiste al ribaltamento dei rapporti considerando la grossa crescita cinese e la sua volontà di contrastare quella americana e anche giapponese.

Da qui la conseguenza di un avvicinamento strategico alla Russia e della collaborazione con l’India che oggi prospetta un’alleanza solida di natura economica e politico-territoriale. Qualsiasi tipo di avvenimento di carattere internazionale vedrebbe le tre potenze muoversi nella stessa direzione. L’eccesso di risorse nell’area dei Paesi arabi avrà poi sicuramente un mercato nei prossimi anni e il sud-est asiatico e soprattutto Cina ed India saranno in prima fila per l’acquisto di petrolio eccedente dell’Opec, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, ormai fuori dalle strategie di Europa e Stati Uniti. L’alleanza fra i due colossi asiatici è appena iniziata.

Gian Piero Bruno

@GianFou

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