L’aiuto al parto: l’epidurale all’ospedale San Gerardo di Monza

 

Chi è in dolce attesa ha la fortuna di vivere un momento straordinario che cambierà per sempre la propria esistenza. Ma è anche vero che sono tanti i dubbi e le decisioni che si devono prendere sul come portare avanti una gravidanza e su quale sia il metodo migliore per partorire riducendo i rischi per il bambino e la mamma stessa.

Chi ad esempio abita a Monza e nutre il giusto desiderio di affrontare con fiducia la propria gravidanza avra l’opportunità di imbattersi in discussioni ideologiche, presenti numerosamente anche sul web e talvolta piuttosto esasperanti.

In realtà basta volgere lo sguardo fuori da internet: c’è infatti a  disposizione uno dei migliori ospedali del territorio, il San Gerardo (la struttura in cui per la prima volta al mondo è stato eseguito il trapianto di mani), decisamente all’avanguardia per ciò che concerne la patologia neonatale, con ottimi professionisti, sale parto che sembrano stanze di una SPA, possibilità di nascite in acqua.

Ma tutto questo non è sufficiente a placare le polemiche e le domande che diventano sempre più incalzanti non appena si “avvista” una donna in evidente stato di attesa, sia essa al supermercato, nel parco, per le vie del centro cittadino o in un centro commerciale, perchè prima o poi qualcuno le si avvicinerà consigliandole caldamente di non partorire al San Gerardo avvisandola che «lì le mamme le lasciano morire di dolore e non fanno l’epidurale».

Per fare chiarezza, quando si parla di parto senza dolore il pensiero va subito e ovviamente al tipo epidurale. Potente arma farmacologica contro il dolore da travaglio, è una tecnica che permette alla partoriente di restare cosciente e vigile poiché trattasi di un’analgesia parziale del corpo. Ma questa non è l’unica possibilità a disposizione delle future mamme per affrontare serenamente e con meno sofferenza possibile la delicata fase della dilatazione uterina.

Semplicemente i medici ginecologi, gli anestesisti, le ostetriche che lavorano al San Gerardo di Monza collaborano condividendo il pensiero che fin dove è possibile la nascita deve restare un evento naturale e fisiologico, limitando l’uso dell’ analgesia farmacologia solamente dove le altre tecniche per affievolire il dolore da travaglio non riescono ad avere il loro effetto. Si fa riferimento a tutte le stimolazioni e gli aiuti di cui una donna in stato interessante può far uso per alleviare la sofferenza: massaggi, bagni, posizioni, stimolazioni varie, tutti compiti dell’ostetrica, una figura attualmente relegata solo all’ambito della fase espulsiva del mettere al mondo, ma che invece riveste un ruolo preponderante proprio durante il travaglio, offrendo alla donna fondamentale sostegno fisico, emotivo e psicologico.

Lucilla Cabrele, una delle ostetriche dell’ospedale monzese sta sperimentando, all’interno dei suoi corsi di preparazione al parto tenuti all’interno del policlinico, l’importanza del canto e della musica sia per il legame tra mamma e bambino, sia come tecnica di rilassamento durante il travaglio, ed è proprio lei a far capire che «se un parto presenta caratteristiche fisiologiche (monitoraggio regolare, posizione fetale cefalica, ecc.) e non ci sono indicazioni mediche particolari, non sussistono motivazioni per somministrare un’analgesia, con tutti i rischi che vi sarebbero connessi: alterazioni del battito del bambino, allungamento del periodo espulsivo, aumento del rischio di parti operativi ecc.».

Il San Gerardo di Monza

Il San Gerardo di Monza

 E aggiunge anche il ruolo importante che riveste il dolore: «L’analgesia non permette alla donna di sviluppare per intero il processo psicofisico della procreazione. L’accettazione della separazione dal proprio figlio “fantastico”, è la condizione necessaria per poter accogliere il figlio reale, e ciò è permesso dall’esperienza del travaglio. Questo processo di accettazione determina la successiva partecipazione attiva materna (le spinte in espulsivo)».

E Lucilla tiene a sottolineare che al San Gerardo «sono a favore del parto naturale come pure della nascita senza violenza, come sosteneva il ginecologo francese dei primi del ’900 Frédérick Leboyer, per far si che il neonato  venga alla luce senza traumi inutili, e che si compia davvero la magia della nascita e il mistero affascinante della natura che genera».

Una professione affascinante quella di chi aiuta il miracolo della vita a compiersi: ciò indica chiaramente come non conti tanto il ricorso all’epidurale quanto trovare professionisti seri e con una particolare attenzione all’aver cura del paziente, intesa come l’avere a cuore la salute delle persone: e all’ospedale San Gerardo di Monza è così.

Federica Saracino

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2 Risponde a L’aiuto al parto: l’epidurale all’ospedale San Gerardo di Monza

  1. avatar
    valentina 03/04/2012 a 14:19

    solo chi non abbia partorito potrebbe scrivere delle tali corbellerie: “l’analgesia non permette alla donna di sviluppare per intero il processo psicofisico della procreazione”. Ma per favore, chi volete prendere in giro? e voi, donne, svegliatevi e smettete di andare in ospedali come il San Gerardo, dove la partoriente non ha alcuna voce in capitolo su come voglia vivere il parto. Se non ci sono particolari contro indicazioni dovrebbe essere un vostro diritto partorire con epidurale, cosi’ come lo è in tanti altri paesi civili e civilizzati!!

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  2. avatar
    Martina 09/05/2013 a 22:51

    A Monza niente da dire per la tin di altissimo livello, ma per tutte le torie pacchiane sull’epidurale ci si potrebbe scrivere un romanzo.
    Ogni donna ha diritto al rispetto della sua soglia del dolore.

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