L’Abruzzo degli sprechi

Vecchie e nuove fonti di indebitamento, spese insensate e corruzione per la regione più terremotata d’Italia

flag abruzzoL’AQUILA - E’ inevitabile. Quando si parla di speculazioni in Abruzzo la mente corre al terremoto 2009 e agli edifici di cemento diluito venuti giù come castelli di carte. Eppure, nella terra dell’attuale governatore, Gianni Chiodi (Pdl) è accaduto e accade anche dell’altro di altrettanto scandaloso.

Sanità -  Cominciamo col dire che l’Abruzzo è una regione ad alto debito socio-sanitario e che l’80% – 85% dei finanziamenti pubblici (4 miliardi e 900 milioni che con la manovra Tremonti si ridurranno a 600 milioni già nel 2011) viene buttato in questo buco nero. Le ragioni di tale dissesto sono tante, a partire dall’incredibile numero di strutture ospedaliere pubbliche e private, 35, che appartengono a 6 Asl disseminate in un territorio di appena 1, 3 milioni di abitanti. Un’enormità molto gradita alle lobby dal camice bianco ma che ha prodotto la parcellizzazione dei mezzi economici ed umani destinati al comparto salute. Risultato: in Abruzzo si è sviluppata una compagine unita di ospedalini poco efficienti e mal forniti, i quali si spartiscono risorse che altrimenti potrebbero essere utilizzate per incentivare cliniche potenzialmente già di un certo livello, costringendo i malati al turismo sanitario fuori regione. Non basta. La storia del debito abruzzese ha anche ragioni più lontane.

Sanitopoli -  Correva l’anno 2004 quando l’allora governatore, Giovanni Pace (An) ebbe l’idea di cartolarizzare i crediti delle strutture sanitarie private acquisiti dal comparto pubblico. La manovra avrebbe dovuto ripianare il colossale passivo di 682 milioni di euro. Il meccanismo monetario fu il seguente: la FIRA, (Finanziaria regionale abruzzese) comprava i crediti privati, li girava ad una società veicolo che, a sua volta, li trasformava in obbligazioni la cui vendita era destinata a risarcire gli stessi creditori. Fin qui tutto lecito. Illegale, invece, furono le modalità di rifusione dei privati i quali, per poter accedere alla riscossione, non dovevano fare altro che presentarsi agli sportelli Asl con un’autocertificazione di veri o supposti crediti contratti ed attendere il saldo. Grasso colato. Nel periodo 2005-2008, sotto la Giunta di Ottaviano Del Turco (Unione di centro-sinistra), i proprietari delle cliniche private presentarono ogni forma di carteggio: richieste per servizi presunti, rimborsi per crediti riscontrabili in futuro e prestazioni mai contabilizzate. Una giugla di pretese che le Asl provvidero ad onorare senza controlli e che causarono un danno erariale spaventoso: nel 2008 le Fiamme Gialle contarono circa 100 milioni di euro frodati alle casse sanitarie. Lo scandalo costrinse il governatore Del Turco a dimettersi indagato per truffa, falso, estorsione, corruzione e associazione a delinquere insieme a Giovanni Pace, una dozzina di assessori tra cui Vito Domenici, 3 direttori Asl, l’intero cda FIRA e il suo presidente, Giancarlo Marescialli. Oggi, Pace è in stato di libertà, Del Turco professa la sua innocenza dai tribunali, il nuovo cda FIRA ha avanzato agli imputati richiesta di indennizzo pari a 1 milione di euro e poche settimane fa la Giunta Chiodi ha deciso di costitursi parte civile facendo istanza di risarcimento danni a partire dalle confische dei beni immobili di Domenici e Marescialli.

Depuratori – Domanda: che senso ha costruire un impianto di depurazione per acque non depurabili? Nessuno. Questo però non ha impedito alla Regione Abruzzo e all’ACA (Azienda Compresoriale Acquedottica s.p.a.) di avviare uno dei più inutili e costosi progetti mai realizzati nel territorio. Nel 1990, il Consiglio dei Ministri stanziò generosi finanziamenti per realizzare dei depuratori che pulissero le acque del fiume Pescara, accumulate nelle vasche dell’Enel di San Martino. Esse, una volta potabilizzate, avrebbero potuto essere distribuite alle utenze alleggerendo il deficit idrico delle zone del pescarese e di Chieti. I lavori cominiciarono nel ’99 e terminarono nel 2006 per una spesa complessiva di 20 milioni di euro. Peccato che solo nel 2008 sia arrivato il niet della Regione e delle Asl per impedire la messa in funzione dell’impianto. Le acque del Pescara, infatti, sono irrimediabilmente inquinate ben oltre i termini concessi dalla legge al punto da richiedere l’intervento di un commissario straordinario.

Negli ultimi 2 anni la Corte dei Conti ha indagato concludendo che il ritardo intorno agli accertamenti amministrativo-ambientali sono stati motivati dalla precisa volontà di costruire un’opera consapevolmente abruzzoinutilizzabile per intascare i finanziamenti. Sono stati giudicati responsabili 4 alti funzionari: Giovanni Carusi, Giuseppe Bucciarelli, Maria Rosa Di Carlo e Domenica Pacifico, condannati a rimborsare un totale di 35 mila € sulle cifre pubbliche gestite e in buona parte scomparse.

Brutta storia, ma sembra che in Abruzzo la classe dirigente non impari dal passato. In ottobre, infatti, il Comitato Valutazione di Impatto Ambientale regionale ha iniziato a considerare la possibilità di realizzare un nuovo impianto per la depurazione delle acque del lago di Campotosto nell’omonima riserva naturale. Costo del progetto: 91 milioni di euro per rispondere alle esigenze idriche dei cittadini aquilani. Secondo il Wwf, però, l’opera sarebbe un altro “gigante ingegneristico” inutile perché ciò di cui necessita urgentemente la città terremotata è una nuova rete idrica che sostituisca gli acquedotti “colabrodo”. La partita dello sperpero è aperta.

Chantal Cresta

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