Kumi Naidoo si mobilita per gli attivisti Greenpeace bloccati in Russia

attivisti greenpeace

Greenpeace in azione

«Sono disponibile a trasferirmi in Russia per tutta la durata di questa vicenda. Vorrei offrire me stesso come garante della buona condotta degli attivisti di Greenpeace se verranno rilasciati sotto cauzione». Così scrive Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, nella lettera che ieri ha inviato al Presidente russo Vladimir Putin, chiedendogli un incontro urgente a Mosca per chiudere la vicenda e mettere la parola fine alla detenzione dei 28 attivisti e dei due giornalisti freelance in carcere oramai da due settimane.
Una decisione presa dopo giornate di attesa logorante. Partiti per un’azione dimostrativa e pacifica alla piattaforma di estrazione petrolifera Prirazlomnaya, nella Russia Artica, gli attivisti sono stati bloccati dalle autorità russe, e ora su di loro pesa la grave accusa di pirateria: un reato che in Russia prevede fino a 15 anni di detenzione.

 «Quello di pirateria è un reato immaginario – prosegue Naidoo nella lettera – e siamo milioni di persone in tutto il mondo a pensarlo». Fa leva anche sui sentimenti, il direttore esecutivo, ricordando che in passato lo stesso Putin aveva affermato di provare ammirazione per le associazioni come Greenpeace, le cui proteste suscitavano in lui comprensione.

L’unica colpa che viene unanimemente riconosciuta a questi attivisti è quella di pacifismo. Erano partiti il 18 settembre, seguendo la voce della propria coscienza, nella speranza di dare il proprio contributo per una giusta causa: protestare contro le trivellazione che mettono a rischio l’ambiente. Come spiega Greenpeace, la Prirazlomnaya ha il primato di essere la prima piattaforma a funzionare in un’area dove per gran parte dell’anno il mare è ghiacciato. In caso di incidente petrolifero, le tecnologie esistenti non sono in grado di funzionare a temperature così basse come quelle artiche. Sarebbe un disastro, per gli uomini e per l’ambiente.

attivisti greenpeace

Cristian D’alessandro

Intanto continua con ritmo incalzante la raccolta di firme su change.org per il ragazzo napoletano Cristian D’Alessandro, tra gli attivisti detenuti in Russia. 80 mila firme, ad oggi, per sostenere l’appello lanciato dalla madre di Cristian. Un’ondata di solidarietà, una delle mobilitazioni più forti nate in rete, per chiedere al presidente Napolitano di fare il possibile per permettere la liberazione del giovane. «Creda in questo nostro ragazzo – scrive la mamma – creda nel suo sogno di contribuire a costruire un mondo migliore. Cristian pensava di poterlo fare pacificamente con i suoi compagni di Greenpeace». Parole di una mamma che si dice egoista per aver pensato di preferire di avere il figlio vicino, eppure contenta di averlo lasciato libero di inseguire i suoi sogni.

Valeria Nervegna

foto: repubblica.it – quotidiano.net – change.org

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