Kiribati, abitante chiede lo status di rifugiato climatico

L'atollo principale di Kiribati, dov'è la capitale Tanawa

L’atollo principale di Kiribati, dov’è la capitale Tarawa

Wellington - Ioane Teitiota non lo sa, ma potrebbe divenire uno degli uomini più conosciuti dagli avvocati di tutto il mondo. E il motivo è tanto semplice quanto complesso al contempo: la Nuova Zelanda potrebbe concedergli a fine mese, per la prima volta al mondo, lo status di rifugiato climatico.

Questo 37enne, abitante del minuscolo arcipelago di Kiribati (808 chilometri quadrati in tutto, meno della superficie della sola città di Roma), ha presentato richiesta di asilo alla Nuova Zelanda, distante 5.500 km dal suo stato di residenza, sottoponendo all’attenzione del Dipartimento d’immigrazione una richiesta specifica e dettagliata, perorata dal suo avvocato, il neozelandese Michael Kitt.

«L’accesso all’acqua dolce è un diritto fondamentale. Il governo di Kiribati è incapace, e anche reticente, a garantire questi diritti in quanto del tutto fuori del loro controllo». Queste le parole dell’avvocato all’emittente Radio New Zealand, che è riuscito per ora a far sospenderne il rientro coatto a Tarawa, la minuscola capitale dello Stato.

Le autorità hanno rifiutato di riconoscerne lo status di rifugiato, in quanto in Kiribati non ci sono pericoli imminenti per la vita sua e dei tre figli, ma l’avvocato ha voluto specificare che la minaccia non è costituita da qualcuno, quanto piuttosto dall’estrema scarsità di tutela ambientale della nazione insulare. A causa del difficile contrasto giuridico, la decisione finale è stata rimessa all’attenzione dell’Alta corte di Auckland, che dovrà pronunciarsi in via definitiva entro due settimane, ovvero la fine del mese di ottobre.

La grave situazione delle isole Kiribati ha costretto lo stesso presidente Anote Tong, a fine 2012, di riflettere sulla possibilità di deportare la popolazione verso le vicine isole Fiji e Timor Est, abbandonando di fatto gli atolli dove vivono, in quanto i cambiamenti climatici dei prossimi decenni porteranno alla loro quasi totale scomparsa.

Stefano Maria Meconi

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