Kindly Bent To Free Us: capolavoro dei Cynic all’insegna della sci-fi

kindly bent to free us

La copertina di Kindly Bent To Free Us (metalpaths.com)

Kindly Bent To Free Us è il terzo album studio partorito in casa Cynic, una delle band più audaci e avvincenti dell’ultimo ventennio.  Focus, album di debutto del 1993, ha celermente eletto i Cynic a una delle più talentuose band del panorama metal internazionale, mostrando una loro spiccata e stravagante tendenza a miscelare il progressive metal con la jazz-fusion e il technical death metal, genere sperimentale e virtuosistico promosso, in origine, dalla band di Miami assieme a gruppi del calibro di Nocturnus, Death e Atheist.

KINDLY BENT TO FREE US: LA SCI-FI ENTRA IN CASA CYNIC -  Se l’impetuoso Focus ha contribuito ad avviare la scuola technical death metal, Traced in Air, secondo album studio dei Cynic uscito nel 2008, si è evoluto in un progressive metal ancora più sofisticato e fascinosamente enigmatico, rivelando già il loro ricorso ad alcune sottili influenze “spaziali” che si trasformeranno nel nucleo tematico principale di Kindly Bent To Free Us. Con il terzo disco i Cynic propongono un nuovo sound, denominato “sci-fi”, lanciando l’ascoltatore in un viaggio mistico e suggestivo che, in otto  avvincenti tracce, sprofonda negli inferi per saltare impavido nello spazio infinito.

DENTRO IL DISCO: PARTENDO DAGLI INFERI - True Hallucination Speak apre con sonorità misteriose che anticipano l’arrivo di un serpeggiante riff oscuro che si snoda sotto giochi di voci legate armoniosamente, disegnando uno scenario dalla duplice entità che affonda le radici vagamente nel rock americano per poi perdersi nei molteplici incroci sonori.

Un finale “sci-fi” che richiama alle navicelle spaziali dà vita a un nuovo capitolo della caleidoscopica avventura che sfocia in The Lion’s Roar, un grunge-progressive dalla forte carica sonora e dal gusto estatico. Una verve vivace e maestosa tesse le trame di un brano sognante che amalgama con eleganza le sezioni vocali e strumentali.

UN PO’ DI JAZZ - La traccia omonima al disco, Kindy Bent To Free Us, nasce da una dimensione in cui trionfa la pace dei sensi, alternandosi nel suo corso con degli spunti ritmici pulsanti e movimentati. Il brano dal forte spirito intimistico cambia improvvisamente assetto per sciogliersi in un ambiente profumato di un jazz sensuale che rallenta per un attimo la lunga corsa. Dopo uno stacco nel buio, torna una tormentata luce dove trionfano le linee melodiche strumentali che sorreggono echi lontani di una voce soave e intensa.

Infinitive Shapes parte mestamente con dei riff di chitarra accompagnati da effetti space rock per poi sparare un colpo deciso che svela un assetto sonoro a metà strada fra jazz-fusion e psichedelia. Gli incisi predominanti si lanciano in una ripida discesa nell’Ade che infuoca l’ambiente per poi nascondersi velocemente sotto una calma apparente.

IL TRIONFO DELLA MUSICA “SCI-FI” - Il brano si chiude con un soffio di nostalgia per preparare l’ascoltatore alla mistica e folle Moon Heart Sun Head. Il gioco del brano, dal vago gusto esotico, è retto da una pluralità di voci sotto le quali si scatenano interferenze sonore e stacchi ritmici che esacerbano la complessità di Moon Heart Sun Head. A tratti orientaleggiante, il brano non vuole inquadrarsi in tempi e spazi delimitati ma viaggia contemporaneamente fra i mondi conosciuti e ignoti della musica. La sezione conclusiva è un’ode alla tecnica virtuosistica condita con un innovativo approccio alle modulazioni sonore .

Gitanjali protrae il discorso orientaleggiante con una sorprendente commistione fra metal psichedelico e progressivo. Gli sbalzi di altezze vocali si incastrano nell’enigmatico discorso ritmico che diventa sempre più volubile e cangiante verso la conclusione del brano. Il finale esplode in una perfetta incastonatura di eleganti falsetti e incisivi riff strumentali. Il tema “sci-fi” diventa preponderante nel corso di Holy Fallout, un brano che punta alle stelle senza fermate intermedie, sorretto da taglienti nuclei melodici che appaiono a intermittenza. Un ritmo di batteria quasi “alla militare” apre le danze per la seconda sezione del brano nel quale si destreggia una chitarra guerrigliera che duetta con intricati incastri vocali.

DALLA GUERRA ALLA PACE DEI SENSI - Verso la conclusione, Holy Fallout si perde nella molteplicità sonora, naufraga di un universo dalle mille sfaccettature che chiude il brano con sovrapposizioni di suoni ipnotici e intensi. Ricongiungendosi con l’armonia universale, Endlessly Bountiful si veste con panni apparentemente meno succinti, accompagnata da intermittenze sonore che delineano la sua ascesa fra le stelle. Una volta raggiunto il climax spaziale, il brano chiude il disco mutando nuovamente i connotati e si presenta come un divertissement strumentale dall’intimistico e fascinoso sapore jazz.

kindly bent to free us

I Cynic, per la stesura di Kindly Bent To Free Us, hanno ristabilito la line up originaria, celebrando il ritorno del bassista Sean Malone (blabbermouth.net)

UN DISCO ESCLUSIVO PER UNA BAND ECCEZIONALE - La scelta stilistica che ha portato i Cynic a smussare la verve techincal death metal verso un’indole più vicina alla psichedelia era già evidente, seppur in minor misura, in Traced in Air. Il genio compositivo soggiacente alla creazione di Kindly Bent To Free Us resta comunque etereo e impalpabile, rendendo il nuovo disco ben lontano dalla possibilità di essere inquadrato in un genere specifico. La mestizia e la magnificenza alternatesi all’interno dell’album confermano l’impeccabile preparazione tecnica di una band visionaria che offre, in ogni lavoro pubblicato, un’ammaliante occasione per oltrepassare temporaneamente l’atmosfera terrestre, esplorando le infinite meraviglie dell’universo.

Seppur trasformatosi rispetto ai dischi precedenti dei Cynic, Kindly Bent To Free Us proclama chiaramente una tenace volontà di mostrare al pubblico un lavoro futuristico, straordinario e perfetto nella sua intricata essenza, sciogliendo, con magistrale bravura, tutti i misteriosi nodi evocati dalla storia di un mondo dell’altrove.

Voto: 9

Foto preview: guardianlv.com

Rachele Sorrentino

@rockeleisrock

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