Disastro Corea del Nord: quella sagoma di un dittatore di Kim Jong-un

La guida carismatica della dinastia Kim ha reso la Corea del Nord una dittatura. La difficile situazione del Paese asiatico

coreaI CONTRARI – La Corea del Nord potrebbe essere tranquillamente il Paese più fortunato del mondo. Una forza militare notevole e un leader carismatico che a soli trentun’anni è il più giovane capo di Stato al mondo. Vanta due lauree, conosce quattro lingue ed è stato educato in un istituto svizzero di importanza riconosciuta – un curriculum da far impallidire l’ex ferrotranviere del declino Oscar Giannino. Il nostro pensiero corre rapido verso figure impavide, un illuminato e lungimirante statista, o affidandoci a una calzante definizione del senatore italiano Antonio Razzi, «un moderato, un democristiano!» (Nell’accezione positiva del termine s’intende!). Terminato il gioco dei contrari – a Voi il districarli allegramente – passiamo alla realtà.

CARO LEADERKim Jong-un è il “Caro Leader” – definizione ufficiale – della metà settentrionale della penisola coreana divisa nel 1948. Salito al potere nel dicembre 2011 come successore di suo padre, mettendo a tacere prima chi riteneva che suo zio fosse il più indicato a governare e poi suo zio stesso, ha continuato la tradizione costituzionale di una Pyongyang socialista.

COREA DEL NORD – Il Paese ha ereditato dal bipolarismo della guerra fredda e dalla protettiva vicinanza cinese un regime dittatoriale di stampo stalinista oltre a una forte militarizzazione; ogni cittadino adulto è tenuto a dedicare parte del proprio tempo all’esercito. L’addestramento militare si basa principalmente sull’ipotetica invasione della Corea del Sud, dove sono stati trovati dei tunnel che permetterebbero di spostare circa 30mila soldati in un’ora. Inoltre la Corea del Nord dispone di almeno una bomba atomica, cosa che  ha causato l’embargo dei Paesi occidentali che insieme a una politica isolazionista del governo l’ha portata nel “club d’élite delle relazioni estere” con Cina, Vietnam, Laos, Cambogia e Russia. Tuttavia tali relazioni permettono la sopravvivenza commerciale ed economica della Repubblica Popolare Democratica di Corea principalmente attraverso la vendita dei numerosi metalli rari presenti – quelli per gli smartphone e altre manie Nippo-occidentali per intenderci.

POPOLO COREANO – Soprattutto a partire dagli anni novanta, le condizioni di vita della Corea sono fortemente segnate dalle sanzioni internazionali e dalla corruzione della classe dirigente, annoverata al secondo posto tra i Paesi più corrotti del mondo secondo Transparency International. I sudditi coreani vivono nella povertà agricola simile a quella di inizio secolo basti pensare che il salario medio di un operaio è tra 1,5 e 2,5 euro al mese – nel modello Cina varia tra i 190 e i 250 euro. I media di qualsiasi tipo sono controllati e l’unica rete internet disponibile, parallela a quella mondiale – Kwangmyong – permette l’accesso solo a siti autorizzati. Si tratta di uno Stato-carcere con decine di campi di lavoro, “kwanliso”, uno dei quali ha una superficie superiore a settecento chilometri quadrati. Migliaia di persone vengono detenute in condizioni estreme, spesso condannate per reato “associativo” ovvero per essere parenti o amici di oppositori o presunti tali. Un ex funzionario di sicurezza del “kwanliso” 16 ha raccontato ad Amnesty International di detenuti costretti a picchiarsi tra loro o scavarsi la fossa prima di essere uccisi e di donne stuprate e poi scomparse.

coreaATTUALITA’ – In questo contesto non certo felice per i coreani, una notizia – buona o cattiva lo stabiliranno loro stessi – sta sconvolgendo le dinamiche istituzionali. Kim Jong-un è sparito per più di un mese prima di riapparire appena poche ore fa.  Anche se i media di regime continuano la propaganda, del “Caro Leader” non si trovavano più le foto in prima pagina. C’è chi parla di una malattia (gotta, diabete) che l’ha bloccato per tutto questo tempo e chi avvalorava l’ipotesi di un colpo di Stato. Durante la sua assenza ha preso forza un’altra figura familiare: la sorella ventisettenne, Kim Yo-jong. Difficile però che sia lei a prendere le redini della “Repubblica”, Hwang Pyong So, il numero due del regime, non si dileguerà tanto facilmente. Prima di prospettare successioni misteriose che stravolgerebbero – oppure no – la poco dinamica vita coreana bisogna tener presente che già il padre di Kim Jong-un, e prima ancora suo nonno, avevano l’abitudine di dileguarsi di tanto in tanto giusto per ricordare al mondo di esistere con la loro assenza.

Francesco Malfetano
@FraMalfetano

foto: businessinsider.com, nbcnews.com

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