Kashmir: è Nuova Delhi il demone tornato a devastare la Valle?

Una leggenda narra che il Kashmir sia stato creato quando un dio ha salvato la popolazione da un terribile demone. Ancora oggi, nella regione, si combatte. India, Pakistan e Indipendentisti locali i tre attori della lotta

di Silvia Nosenzo

SRINAGAR – La Valle era un vasto lago, “profondo come il cielo” e vi giocavano gli dei. Così una leggenda descrive il luogo dove sorge il Kashmir. Poi, però, la regione fu colpita da un demone che ne devastò la terra e ne saccheggiò gli abitanti. La gente, disperata, chiese al dio Kashyap di salvarla. Il dio ascoltò le preghiere del popolo, uccise il demone e svuotò il lago delle sue acque creando una depressione, chiamata Kashyapa, o Kashmir,  in suo onore.

Si può dire che mai leggenda fu più adeguata alla storia di una regione. Tormentato fin dalla sua nascita, e conteso tra India e Pakistan, negli ultimi tre mesi il Kashmir ha visto un inasprimento della tensione all’interno dei suoi confini. Dall’11 giugno, più di 90 persone sono morte nelle proteste organizzate dai separatisti per chiedere a gran voce il ritiro dell’esercito indiano dalla Valle e il diritto all’indipendenza. Le vittime, per la maggior parte adolescenti, e in due casi addirittura bambini di undici anni, sono state tutte uccise negli scontri con la polizia indiana.

Proteste per l’Indipendenza

Il  leader separatista Syed Ali Gilani, coordinatore delle proteste, spera di ottenere tramite le manifestazioni l’indizione di un referendum per determinare lo status del Kashmir. Tale referendum era stato ordinato dalle Nazioni Unite ma il governo di Nuova Delhi non ha mai permesso che si tenesse. Secondo Gilani, è molto importante distinguere queste proteste, organizzate in maniera pacifica e spontanea dalla gente, desiderosa di vedere finalmente al sicuro la propria vita e i propri beni, dalle azioni terroristiche dei jihadisti provenienti dal Pakistan o degli stessi abitanti della regione armati dalle nazioni confinanti, tra cui la Cina, che hanno condotto per anni una vera e propria guerra contro il governo indiano.

Oggi, una linea di confine, la cosiddetta “Linea di Controllo”, stabilita nel 1972, divide la regione in due parti, una amministrata dal governo indiano, l’altra da quello pakistano. L’India vorrebbe formalizzare questo status quo, ma Pakistan  e gli indipendentisti del Kashmir rifiutano la proposta e vogliono il controllo sulla regione. Il Pakistan non accetta questa linea di confine perché la Valle del Kashmir, che presenta una maggioranza musulmana, in questo modo rimarrebbe sotto il controllo indiano. Formalizzare lo status quo, d’altronde, non prenderebbe in considerazione l’aspirazione di milioni di abitanti della zona che hanno combattuto per l’indipendenza a partire dal 1989.

Scontri tra polizia indiana e manifestanti

Ma quali sono i possibili scenari di soluzione?

Soluzione A. Il Kashmir potrebbe venire annesso all’India, ma si creerebbe una grande instabilità nella regione, poiché gli abitanti non hanno mai mostrato il desiderio di diventare indiani.

Soluzione B. Poiché la maggioranza degli abitanti della regione è musulmana, il Kashmir dovrebbe passare sotto il governo pakistano. Ma anche in questo caso, non verrebbe presa in considerazione l’aspirazione alla totale indipendenza della popolazione locale.

Soluzione C. Bisognerebbe indire un referendum per l’indipendenza del Kashmir sia dall’India che dal Pakistan, ma entrambe le potenze si opporrebbero. In più, se il Kashmir ottenesse l’indipendenza, anche altri Stati potrebbero avanzare la stessa richiesta, e ciò porterebbe a una “balcanizzazione” della regione.

Soluzione D. Una proposta che in passato è stata avanzata è quella di creare uno Stato del Kashmir “più piccolo”, che ponga la Valle sotto la tutela del governo indiano, e la terra che i pakistani chiamano Azad Jammu, sotto quella del governo di Islamabad. In questo modo, le aree più importanti da un punto di vista strategico, quella a Nord e il Ladakh, al confine con la Cina, rimarrebbero rispettivamente sotto il controllo di India e Pakistan. Ma né l’uno né l’altro Stato sono interessati a questo tipo di soluzione.

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