Jobs Act, la Call&Call licenzia a Milano e assume in Calabria

La Call&Call, società di call center con sedi sparse in Italia, ha licenziato 186 lavoratori a Milano, assumendo contestualmente in Calabria

call&callRicorrere al licenziamento collettivo da una parte, assumere dall’altra e beneficiare anche delle agevolazioni previste dal Jobs Act. Una situazione che in Italia rischia di diventare più la regola che l’eccezione e che stavolta ha visto come protagonista il gruppo Call&Call, una società di call center la cui filiale di Milano, che si occupa di customer care per importanti società finanziarie e bancarie italiane, ha licenziato 186 dipendenti, mentre altrettanti ne sono stati assunti a Roma e in Calabria.

SGRAVI FISCALI E AGEVOLAZIONI - Una situazione che fa emergere tutte le perplessità sollevate negli ultimi mesi dai critici del Jobs Act. Secondo quanto riportato dalle categorie del settore di telecomunicazione Cgil, Cisl e Uil, l’azienda in questo modo è riuscita a beneficiare appieno delle agevolazioni previste  dalle nuove norme inserite nel Jobs Act. Il risultato è duplice e evidente: la Call&Call ha assunto giovani con contratti flessibili e meno costosi, ottenendo gli sgravi fiscali del governo.

SCATOLE CINESI – Tuttavia, è lecito domandarsi come possa la stessa azienda da un lato avviare la procedura per i licenziamenti collettivi e dall’altro assumere nuovi lavoratori. «Il sistema sta in piedi – ha spiegato a Repubblica Adriano Ggnani (Uilcom Uil) – perchè Call&Call ha costituito più società, come in un gioco di scatole cinesi. C’è Call&Call Milano srl, Call&Call La Spezia srl, Call&Call Lokroi». Di conseguenza, mentre quella milanese può risultare in crisi, la stessa condizione non per forza vale per le altre, che al contrario possono essere in condizioni di assumere.

LE PAROLE DEI SINDACATI –  Una situazione delicata che a Milano andava avanti già tempo, ma che l’ultima azione della società ha fatto precipitare definitivamente. «[C]on una mossa spregiudicata -ha dichiarato Sara Rubino (Slc Cigl) a Repubblica – la proprietà, senza aver mai comunicato le difficoltà legate alla gestione del contratto di solidarietà, ha dirottato parte del flusso di lavoro su altre sedi del gruppo, anche assumendo nuovo personale con il contratto a tutele crescenti e senza averci dato risposte rispetto a ciò che vedevamo e di cui chiedevamo informazioni».

LA DIFESA DELLA CALL&CALL – La Call&Call però si difende e dichiara che «negli ultimi anni ci sono state perdite di esercizio significative non più sostenibili a seguito di un calo delle commesse e in presenza di costi incompatibili con il nuovo contesto di mercato, sopratutto per una fra le pochissime società del settore che ha scelto di non spostare lavoro italiano offshoring e dunque non ha potuto mediare l’incidenza del costo del lavoro ricorrendo alla delocalizzazione». In suo soccorso è arrivato però il Jobs Act, che ha permesso licenziamenti collettivi, contratti più economici e sopratutto agevolazioni fiscali. Chi glielo spiega ora a quelle 186 famiglie?

Carlo Perigli
@c_perigli

 

foto: hubspot.net

 

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