Jenson in cima al mondo

Con una gara di anticipo l’inglese della Brown GP conquista il suo primo titolo iridato. Esce dall’ombra in cui lo aveva relegato la stella Hamilton, togliendogli lo scettro sulla stessa pista che lo aveva visto trionfare lo scorso anno

58324975Per il secondo anno consecutivo la Union Jack torna a sventolare nel cielo brasiliano di Interlagos. E’ ancora una volta un pilota britannico ad aggiudicarsi il titolo mondiale: ma non si tratta di Lewis Hamilton, pupillo di Ron Dennis, costruito dalla McLaren-Mercedes per farne il più giovane campione del mondo della storia della Formula 1, bensì di Jenson Button, che ad un’età non proprio tenera, è riuscito così a prendersi una rivincita non indifferente nei confronti di tanti che lo consideravano ormai un pilota finito.

Lewis è sempre stato visto come un predestinato, fin da quando, giovanissimo, scorazzava sulle piste di kart di tutto il mondo con indosso la tuta grigio platino e  lo stemma Mercedes impresso sul casco. Al passaggio in monoposto ha battuto ogni record di precocità e l’esordio a soli 22 nel grande circus non ha destato eccessivo stupore tra gli addetti ai lavori. La sua luce ha iniziato a brillare fin dalle prime gare diventando una sorta di idolo nazionale, quasi cancellando nell’immaginario del pubblico britannico l’esistenza di Button, altro inglese impegnato in Formula 1.

D’altra parte Jenson le sue possibilità le aveva avute. La sua carriera era iniziata in modo promettente: in un top team come la Williams aveva concluso la sua prima stagione all’ottavo posto, mettendosi subito in mostra con una serie di pesanti piazzamenti e sfiorando più volte il podio. Con il passaggio alla Benetton, ha disilluso le attese con risultati a dir poco altalenanti: la sostituzione ne è stata logica conseguenza. Poi è arrivato il contratto con la Bar e le prestazioni del pilota sono andate di pari passo con gli alti e bassi economici della scuderia inglese. L’entrata in gioco della Honda nel 2006 ha portato una boccata di aria fresca nel team, e soprattutto nuove risorse. Button non si lasciato sfuggire l’occasione andando a cogliere in Ungheria la sua prima vittoria in un Gran Premio di F1 e  piazzandosi sesto in campionato. Da quel momento la salita si è fatta incredibilmente ripida finchè non si è giunti di fronte ad un muro insormontabile. Siamo alla fine del 2008 e la Honda annuncia il suo ritiro dal mondo della Formula 1. Jenson rimane senza sedile e si moltiplicano le voci su un suo possibile ritiro o anno sabbatico.

U1166P6T12D4643446F168DT20091019061233Passano pochi mesi e viene presentata una nuova vettura. Uno dei fautori del Dream Team Ferrari dell’era Schumacher, l’ex direttore tecnico Ross Brown, rileva l’Honda e dà vita all’omonima scuderia, confermando alla guida delle due monoposto Button e Barrichello.

La stagione 2009 si apre nel segno della Brown GP che mette tutti in riga con una perentoria doppietta sul circuito dell’Albert Park. L’inglese domina l’intero fine settimana e dopo una cavalcata solitaria sale sul gradino più alto del podio, a oltre due anni dalle gioie di Budapest.

Dopo i fasti dei primi mesi dell’anno, caratterizzati da sequenze record, hat trick  e fiumi di champagne, Jenson ha accusato un calo, dovuto anche ad un rallentamento nello sviluppo della macchina. La minaccia ha preso le sembianze, prima del Wonder Boy di casa Red Bull Sebastian Vettel, poi del compagno di squadra Barrichello, che hanno tentato in fasi alterne l’assalto al vertice della classifica.

Al via del penultimo Gran Premio dell’anno il bottino di punti di vantaggio di Button sugli altri due contendenti è consistente, ma non ancora sufficiente per dichiarare la conclusione dei giochi. Galvanizzato dal pubblico U1166P6T12D4643410F168DT20091019052815accorsonumeroso, Rubens strappa il giro più veloce al temine delle qualifiche: l’idolo di casa non vuole assolutamente deporre le armi senza aver combattuto fino allo stremo delle forze. Il suo sogno iridato, però svanisce in fretta, complici  uno sfortunato pit stop e una foratura mentre navigava in terza posizione: è solo ottavo sotto la bandiera a scacchi. Button, dal canto suo, si rende protagonista di una delle sue gare più avvincenti: vittime della sua aggressività sono in successione Grosjan, il rookie Kobayashi e Buemi. Veloce quanto basta, terminata l’altanena dei pit stop, riuscirà a concludere 5°. Con Vettel 4° al traguardo, l’inglese può così festeggiare il suo primo titolo iridato con una gara di anticipo e mettere a tacere tutte le critiche che gli sono state rivolte in passato celebrando la sua rinascita agonistica.

Domenica Nolè

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