‘Je suis Charlie’ non sarà un marchio, ma la tragedia è un business

Il marchio 'Je suis Charlie' non potrà essere registrato, ma il web è stato letteralmente invaso da articoli e gadget recanti il noto slogan

je suis charlieDalla tragedia al merchandising, da messaggio di solidarietà a motto impresso su magliette, felpe, tazze e portachiavi. Il destino dello slogan ‘Je suis Charlie’, lanciato online da Joachim Roncin, direttore artistico della rivista gratuita Stylist e divenuto presto virale, sembra segnato, destinato a diventare un semplice marchio di vendita.

MARKETING SENZA LIMITI - Così, a pochi giorni dall’attentato che ha sconvolto la Francia, sulle piattaforme di web marketing sono spuntati gli articoli ‘Je suis Charlie’, che presto sono andati ad inondare i più disparati settori del mercato. Dai peluche ai preservativi, secondo quanto riportato da Adnkronos in rete è possibile trovare addirittura la sveglia con i volti delle dodici vittime al posto delle ore. Acquistati immediatamente anche i domini jesuischarlie.fr, jesuischarlie.com e jesuischarlie.org, presumibilmente da qualcuno ben consapevole di quanto possa essere redditizio il mercato degli url.

LA DECISIONE DELL’INPI – Un fenomeno limitato, anche se solamente in parte, dall’Istituto nazionale francese per la proprietà intellettuale – Inpi – che in questi giorni ha respinto le richieste, circa una decina, di registrazione della frase. Secondo quanto stabilito dall’ente difatti, lo slogan non può essere ottenuto da nessun attore economico, essendo già divenuto largamente utilizzato dalla collettività. Tuttavia, la decisione dell’Istituto francese non ha potuto niente contro l’ampia diffusione dei gadget, contro la quale si è schierata buona parte della stampa europea.

LE RISPOSTE DEI PRODUTTORI – Alcuni produttori interpellati hanno risposto che l’intero ricavato delle vendite andrà alla redazione di Charlie Hebdo, mentre altri hanno affermato che devolveranno una parte dei guadagni ad alcune ong, quale ad esempio Amnesty International. Amazon ed eBay, travolti anch’essi dalle polemiche, hanno dichiarato che non incasseranno alcuna commissione dai prodotti recanti lo slogan ‘Je suis Charlie‘. In rete è intanto scattato un ampio dibattito, tra chi ha etichettato l’evento come un’operazione commerciale senza scrupoli e chi invece ha sottolineato l’opera di sensibilizzazione che può comportare la diffusione di tali prodotti. Non potendo sapere che fine faranno i soldi ricavati dai gadget, è tuttavia legittimo chiedersi in che modo fare colazione con la tazza “Je suis Charlie” possa sensibilizzare qualcuno rispetto alla tragedia avvenuta a Parigi.

 

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: ebay.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews