Wednesday, May 22, 2013

Lo scaffale dimenticato

Post di Alberto Staiz data: febbraio - 22 - 2011
Jay McInerney

Lo scrittore Jay McInerney

Era l’estate del 1984 quando usciva nelle librerie statunitensi questo breve romanzo d’esordio di un 29enne scrittore ancora semi sconosciuto: Jay McInerney. In pochi mesi suo Le mille luci di New York divenne uno dei più acclamati best seller degli anni ’80. Scintilla di una nuova generazione di giovani scrittori, riuniti sotto il nome di Brat Pack, tra cui spicca, oltre al già citato McInerney, gli altrettanto famosi Tama Janowitz e Bret Easton Ellis. Allievo di un eccellente maestro di tecnica come Raymond Carver, McInerney dimostra di aver imparato la lezione in maniera perfetta: fin dalle prime pagine del romanzo si può gustare uno stile minimalista, asciutto ma ironico, colto ma giovanile al tempo stesso. Si percepisce di aver di fronte uno scrittore che sa il fatto suo, maturo e consapevole.

Caratteristica peculiare del romanzo è l’uso della narrazione in seconda persona: dopo le prime pagine in cui ci si trova piuttosto disorientati, subito si entra nel meccanismo, immedesimandosi perfettamente nel protagonista e nei suoi tour notturni nella Manhattan degli anni ’80, territorio base della cultura yuppie. La storia è classica, ma nuova al tempo stesso: un ignoto protagonista, autore in fieri affetto dal tipico blocco dello scrittore, lavora senza entusiasmo al reparto di verifica dei fatti di un famoso giornale newyorchese e trascorre nottate di eccessi tra una discoteca e l’altra, in compagnia di Tad, suo ricco amico dalla personalità istrionica ed invadente.

Un turbine di eccessi ed autodistruzione, accentuato dal dolore per la perdita di Amanda, sua amatissima ragazza, che lo lascia improvvisamente per telefono, dopo aver intrapreso con successo la carriera di modella.

La danza degli eccessi aumenta sempre più durante il corso del romanzo, portando ad una vera e propria caduta nell’autodistruzione: una “vita spericolata” all’insegna dell’abuso di alcool e cocaina. Momenti comici si alternano sapientemente a momenti toccanti, soprattutto nei ricordi famigliari del protagonista, fino ad arrivare ad un finale che sembra riservare una svolta nella vita del giovane scrittore.

Un romanzo assolutamente innovativo: una denuncia sociale sugli eccessi della società americana degli anni ’80 con i toni della satira, saggiamente mescolata a momenti di riflessione profonda. Consigliato anche il simpatico film del 1988, tratto dal libro e sceneggiato dallo stesso McInerney, con Michael J. Fox e Kiefer Sutherland come protagonisti. Il valore artistico del libro rimane comunque superiore.

L’unico rammarico è che McInerney non sia mai più riuscito ad esprimersi con questi livelli. Lo scrittore ha pubblicato romanzi buoni (“Si spengono le luci” e “L’ultimo dei Savage”) e romanzi piuttosto scadenti, senza mai esibire la freschezza e l’innovazione del libro d’esordio, che resta una perla splendente degli anni ’80 per freschezza stilistica e tematica.

Alberto Staiz

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