Jaume Collet-Serra e Liam Neeson ancora insieme nel thriller L’uomo sul Treno

Cosa fareste in cambio di soldi? Uscirà oggi nelle sale italiane il nuovo titolo di Jaume Collet-Serra che, insieme a Liam Neeson, presenta L’uomo sul Treno

Fareste qualcosa di apparentemente insignificante in cambio di un considerevole compenso economico?

Uscirà oggi nelle sale italiane il nuovo titolo di Jaume Collet-Serra che, ancora una volta in tandem con Liam Neeson, presenta un thriller curioso, giocato sulle debolezze, le esasperazioni e i limiti dell’animo umano. L’uomo sul Treno – The Commuter arriva dopo il successo internazionale di Unknown – Senza Identità, Non Stop e Paradise Beach.

L'uomo sul treno

Una scena del film L’uomo sul treno – The commuter, in uscita oggi nelle sale italiane

LA TRAMA

Ha un volto da eroe, nonostante incarni i tratti salienti dell’uomo comune. Nel L’uomo sul treno Neeson è Michael MacCauley, un assicuratore che da dieci anni lavora nel distretto finanziario di New York. Per giungervi, prende ogni giorno lo stesso treno che, dal distretto sub-urbano in cui vive con la sua famiglia, lo accompagna fino al cuore della city, e viceversa. La sua è un’esistenza scandita dalle incombenze lavorative e dalle responsabilità familiari, alle quali è amorevolmente votato.

Ma una giornata iniziata come tante altre, può nascondere possibilità inaspettate. Michael viene improvvisamente licenziato. Turbato dalla necessità di doverne informare la moglie e i due figli, e di veder disintegrata la propria solidità finanziaria, sale ancora una volta sul treno che lo ricondurrà a casa.

Qualcuno lo sceglie per una missione inconsueta, forse perché lo ritiene all’altezza del compito; forse per tirare semplicemente allo stremo la responsabilità di un uomo comune. L’approccio iniziale è conturbante: “se qualcuno ti chiedesse di fare qualcosa di apparentemente insignificante, ma di esito incerto, in cambio di un considerevole compenso economico, lo faresti?

La curiosità è ancestrale, prima ancora che donna.

E da questo parte la giostra. Il tempo a disposizione di Michael per identificare un passeggero che viaggia sul suo stesso treno, avendo a disposizione piccoli, minimi dettagli, è esattamente lo stesso che ha Jaume Collet-Serra per mostrare le mille sfaccettature dell’animo umano quando è posto davanti ad un dilemma, alla necessità di arrivare alla meta, scoprendo, man mano che il gioco procede, che il prezzo da pagare, in caso del fallimento, è veramente troppo alto.

Liam Neeson

Liam Neeson, il protagonista de L’uomo sul treno -The commuter

UN THRILLER IMPERFETTO 

L’idea è buona e l’intenzione anche. Curiosando tra le note di regia e i racconti di produzione si apprezza decisamente la volontà di Jaume Collet-Serra di porre il focus su due protagonisti di eccezione: il bravissimo Liam Neeson e il freddo e a tratti antiquato treno sul quale viaggia. La regia non è nuova ai registri delle scatole chiuse, alle evoluzioni rese in piccoli spazi; e ancora una volta dimostra di saperle maneggiare, sia tecnicamente sia semanticamente, senza mai cadere nella cinematografia claustrofobica.

La camera di Jaume Collet-Serra non esce mai dal treno riuscendo, cosa ben più apprezzabile, a non presentarne mai la necessità. Lo spettatore non ne ha bisogno, perché vive in parallelo con i sensi di Neeson. Sul treno la regia trova lo spazio per tutto: perplessità, interrogativi, confronti e contrasti. E l’azione del thriller in tutto questo appare ben calibrata.

Almeno fino ad un certo punto.

Nel L’uomo sul treno - The Commuter vi è un momento in cui la tecnica si separa irrimediabilmente dalla storia: e mentre la regia resta impeccabilmente appagante, insieme alla fotografia di Paul Cameron e alla scenografia di Richard Bridgland, che vale la pena di menzionare assolutamente, avendo ricreato le ambientazioni interamente in studio, la sceneggiatura si perde e le intenzioni si diluiscono. E il cinema, si sa benissimo, è tutt’altro che mera tecnica.

Peccato.

Perché era bella l’idea di poter manifestare sul volto dell’uomo comune la sua incapacità di essere artefice del destino degli altri. Era giusta la volontà di esaminarne i limiti.

E invece, come quando si mette troppa carne al fuoco, la somma di tutti gli elementi gettati lungo l’incedere del film, sembra infine ingolfarsi, sfuggire completamente di mano.

Il presupposto della normalità, dello studio dell’uomo comune, mal si sposa con un’esagerazione   che diventa quindi inopportuna, che prende il sopravvento proprio mentre inizia a materializzarsi la necessità di arrivare alla sintesi.

La conclusione è un clichè deludente, quello che caratterizza i film che nulla aggiungono e nulla tolgono.

Un film dalle buone intenzioni e dalle ottime prestazioni, partito bene in sprint, ma che ha trascurato l’importanza della sua storia motore e, soprattutto, dei propri blocchi di approdo.

Valentina Malgieri

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