L’Italia a Ventimiglia: come ci si sente dall’altra parte?

Con il respingimento dei migranti a Ventimiglia, la Francia sta realizzando il desiderio di una parte dei politici nostrani. Peccato che ora noi siamo dall'altra parte

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Migranti alla frontiera a Ventimiglia. La Francia non permettere il passaggio del confine, mentre loro non sono disposti a tornare indietro (liguriaoggi.it)

La frontiera di Ventimiglia è chiusa, anzi no, la Francia smentisce. Di certo però, il transito non è ammesso per i migranti, costantemente respinti al di qua della frontiera e costretti a dormire sugli scogli. Al grido di «indietro non torniamo», uomini, donne e bambini chiedono di poter raggiungere, passando per la Francia, i loro parenti residenti nel nord Europa.

CENTRI DI IDENTIFICAZIONE A CASA LORO - Da quanto è stato chiarito oggi però, Parigi non ne vuole sapere, e tramite il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve ha criticato oggi l’atteggiamento del governo italiano sull’immigrazione. «Bisogna che l’Italia accetti di creare dei centri», che permettano di distinguere gli irregolari dai rifugiati», ha dichiarato. Centri “a casa loro” potremmo dire, gli stessi che qualcuno qui avrebbe voluto aprire in Libia. Tanto buona parte dei migranti non sono né italiani né libici, quindi  “a casa loro” va bene comunque, dipende solo che prospettiva guardi la situazione.

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Migranti bloccati alla frontiera: il “sogno” di alcuni politici italiani si è materializzato sotto forma di incubo (foto: liguriaoggi.it)

CHIUSURA DELLE FRONTIERE – Già, perchè la prospettiva nella vita è fondamentale. Se guardiamo la Libia ad esempio, tornano in mente le dichiarazioni di alcuni politici di casa nostra, da Salvini a Grillo, che da mesi chiedevano, in ordine sparso, la chiusura delle frontiere, il blocco navale, e tutta una serie di amenità che il buon senso non si sognerebbe mai di partorire. Ecco, qualcuno oltralpe deve averli  ascoltati, e ha “finalmente” chiuso il transito ai migranti. Piccolo particolare, noi siamo dall’altra parte del “cancello”, a chiederci il perché di questa forzatura, a scandalizzarci della mancanza di umanità dei francesi.

LA LEGGE DEL PIÙ FORTE – Fortunatamente, per motivi geografici non potremo assistere ad un blocco navale, con precedente ed obbligatoria dichiarazione di guerra della Francia, nei nostri confronti. Sicuramente reagiremmo sdegnati, denunciando la scandalosa prepotenza di Parigi, l’insensibilità chi non vuole farsi carico dei problemi della povera gente che sta solo scappando da fame, guerra e povertà. O forse no, effettivamente guardandosi intorno nei confronti della Francia c’è sì un leggero malumore, ma si rimane ai livelli di un brusio nei confronti del capoufficio antipatico. Il rancore, quello che ci fa sentire “grandi”, continuiamo a riservarlo ai migranti, a quei “privilegiati” che si permettono di mettere zizzania nei rapporti con i nostri vicini, che si prendono il lusso di dormire fuori dalle stazioni o sugli scogli. Perché ci piace pensarci i più forti, oltre ogni diritto umano. Ci rassicura pensare di poter sgomberare tutti i campi nomadi e di fregarcene del destino di migliaia di persone. Ci fa sentire meglio strillare che bisogna rimandarli a casa loro, che dobbiamo alzare i muri per fermare l’invasione. Il problema però, è che poi arriva il momento in cui ti rendi conto che il muro l’hanno alzato, il cancello l’hanno chiuso, e tu sei rimasto fuori. Sarebbe ridicolo ora parlare di aiuti e solidarietà, no?

Carlo Perigli

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