Italia-Spagna, la caduta dei luoghi comuni

Iberici giocolieri e Azzurri "catenacciari"? Niente di più sbagliato, Italia-Spagna ha annientato tutti gli stereotipi della vigilia

Italia-Spagna

Italia-Spagna, gli Azzurri battono Furie Rosse e stereotipi. Ora si vola Bordeaux, ci aspetta la Germania (foto: news.superscommesse.it)

Il calcio italiano è in crisi, quello spagnolo scoppia di salute, tanto da monopolizzare le finali continentali. Non potendo discutere quest’ultimo e incontrovertibile dato di fatto, ci sentiamo in dovere di interrompere, almeno per una sera, questa costante processione dei flagellanti. Perchè, non ci dispiace affatto dirlo, in Italia-Spagna questo incolmabile abisso è stato l’illustre assente in quel di Saint-Denis. Di certo non si è visto nel primo tempo, giocato dagli azzurri in maniera più che coraggiosa, ma che nemmeno nella ripresa si è mostrato in maniera così incisiva, nonostante la Spagna avesse iniziato a giocare in maniera decisamente più brillante.

PRIMO STEREOTIPO SMENTITO – Ed ecco subito smentito il primo stereotipo, quello secondo cui l’Italia si sarebbe schierata subito su due linee dietro la linea della palla, pronta a ripartire al primo errore concesso dai funambolici giocolieri spagnoli. Niente di più falso, gli azzurri manovrano con pochi tocchi e sviluppano in velocità una manovra che parte fin dalla difesa. Un gioco corto e veloce, che non spreca mai un pallone e che impedisce agli spagnoli di organizzare un pressing anche minimamente ragionato. In fase offensiva poi, l’Italia porta sistematicamente cinque giocatori nell’area avversaria, pronti a sfruttare le sponde di Pellé, bersaglio designato dei cross provenienti dalle fasce.

DOVE VA PELLÈ CONTRO QUEI DUE? – Ed ecco così che cade anche il secondo luogo comune, con l’attaccante del Southampton che, non solo riesce a primeggiare di testa contro i più blasonati Piqué e Sergio Ramos, ma arriva perfino a sovrastarli nettamente sul piano fisico, favorendo in  maniera sistematica gli inserimenti di centrocampisti ed esterni. Accolto dal pubblico come un oggetto misterioso, Graziano Pellé è la chiave di volta che permette all’Italia di mandare in apnea la difesa spagnola, già stretta da un pressing martellante e senza soluzione di continuità..

L’INVECCHIAMENTO ESISTE? – Arriviamo così alla fine, spingendoci, forse in un bagno d’euforia, a mettere in discussione le sacre leggi di Madre Natura. Siamo sicuri che l’invecchiamento colpisca tutti gli uomini? Abbiamo iniziato a chiedercelo a pochi minuti dalla fine della partita, quando Piqué, sfruttando l’unica sbavatura di Andrea Barzagli, si è ritrovato tra i piedi la possibilità di invertire il flusso della storia. Ma tra lui e la remuntada ha trovato un signore che dei suoi 38 anni suonati proprio non ne vuole sentir parlare. Un portiere che ieri ha ribadito la sua voglia di continuare a vestire la maglia azzurra, e che stasera ha aggiunto un’altro miracolo ad una carriera che di umano ha veramente ben poco. Un vero e proprio odore di santità quello di Gigi Buffon, numero uno di nome e di fatto, pronto a guidare i suoi contro un’altra impresa titanica – o meglio, teutonica – sabato allo Stade de Bordeaux.

Carlo Perigli

 

 

 

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