Italia-Paraguay 1-1: Lippi, dov’è l’attacco?

Il Paraguay colpisce al primo e unico tiro nello specchio, l’Italia domina in ogni zona del campo ma è poco concreta in finalizzazione. Bene Montolivo, male Marchisio, malissimo gli esterni offensivi

di Francesco Guarino

ITALIA-PARAGUAY 1-1 (primo tempo 0-1)

MARCATORI: Alcaraz (P) 39’ p.t.; De Rossi (I) 18’ s.t.

ITALIA (4-2-3-1): Buffon (dal 1’ s.t. Marchetti); Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Criscito; De Rossi, Montolivo; Pepe, Marchisio (dal 14’ s.t. Camoranesi), Iaquinta; Gilardino (dal 28’ s.t. Di Natale). PANCHINA: De Sanctis, Maggio, Bonucci, Bocchetti, Pirlo, Palombo, Gattuso, Di Natale, Quagliarella, Pazzini. All. Lippi.

PARAGUAY (4-4-2): Villar; Veron, Da Silva, Alcaraz, Morel; Vera, Riveros, Caceres, Torres (dal 15’ s.t. Santana); Barrios (dal 31’ s.t. Cardozo), Valdez (dal 23’ s.t. Santa Cruz). (Barreto, Bobadilla, Caniza, Caceres, Bonet, Ortigoza, Barreto, Benitez, Gamarra). All. Martino.

ARBITRO: Archundia (Mes); ASSISTENTI: Vergara, Torrentera (Mes)

AMMONITI: Caceres, Camoranesi.

Alcaraz in contrasto aereo con Gilardino (Photo Epa)

Tanto tuonò che alla fine piovve. In tutti i sensi. Il primo diluvio mondiale annacqua il prato e gli spettatori del Green Point di Città del Capo, ma non spegne del tutto i fuochi polemici sull’Italia formato SudAfrica 2010. I progressi visti rispetto alle ultime due amichevoli sono enormi e l’1-1 finale premia più i paraguayani che noi, ma il pacchetto offensivo presentato ieri sera in campo da Lippi è davvero poca roba.

UN TIRO, UN GOL – Il 4-2-3-1 iniziale azzurro non è niente di diverso da ciò che ci si aspettava: Criscito e Zambrotta sugli esterni di difesa, Montolivo accanto a De Rossi in mediana e fiducia rinnovata a Marchisio in versione regista, alle spalle dell’unica punta Gilardino. L’esperimento dura un’ora e fallisce miseramente: come già dimostrato contro il Messico, non è quella la posizione in cui far esprimere al meglio il giovane juventino.  Il Paraguay meriterebbe l’Oscar dell’opportunismo: il colpo di testa vincente di Alcaraz al 39’ (su calcio di punizione inesistente fischiato dal messicano Archundia) è l’unico pallone che arriva verso la porta degli azzurri. Le colpe sono divise equamente tra De Rossi, che si lascia sfuggire il centrale sudamericano, e Cannavaro, sovrastato in elevazione. Un quarto d’ora prima Montolivo – buona prestazione la sua – aveva dimostrato di saperci fare più in impostazione che in finalizzazione: palla rubata a centrocampo su disimpegno sciagurato della difesa paraguayana, ripartenza in velocità, ma il centrocampista della Fiorentina non prova neanche a saltare l’uomo e la conclusione è una innocua mozzarella che sporca a stento i guantoni di Villar.

BUFFON KO, DE ROSSI OK – La ripresa inizia con lo choc del mancato ingresso in campo di Buffon: il portiere azzurro teme uno strappo, il dottor Castellacci parla di un meno preoccupante risentimento sciatico. Tempi di recupero da definire. Al suo posto entra Marchetti, al quale riesce l’ardua impresa di tenere immacolata la divisa bianca per tutto il secondo tempo, poichè il Paraguay si fa vedere in area italiana solo dopo aver spedito una raccomandata e atteso la ricevuta di ritorno. Al 63’ Capitan Futuro Daniele De Rossi decide di contravvenire all’odioso soprannome (ha 26 anni, il suo futuro è adesso)  e di prendersi le luci dei riflettori: calcio d’angolo di Pepe, uscita a raccogliere farfalle di Villar e il romanista si avventa in spaccata sullo Jabulani per il gol dell’1-1. L’ultima mezz’ora è un monologo azzurro, con Camoranesi (entrato pochi minuti prima per l’inesistente Marchisio) che prova a far sgommare il suo motorino sulla fascia, ma i postumi dell’infortunio si vedono ancora nella sua scarsa lucidità. A venti minuti dalla fine Lippi mette dentro Di Natale per Gilardino, rinunciando di fatto all’assedio con una punta in più che probabilmente avrebbe fatto capitolare l’esile fortino sudamericano.

Il gol del pareggio di Daniele De Rossi (Photo Ap)

OTTIMISMO E RIMPIANTI – È stata un’Italia letteralmente spaccata in due: bene in difesa, con Cannavaro e Chiellini che hanno fatto la loro parte senza strafare e i due esterni (Zambrotta e Criscito) autori di un match attento in copertura e vivace in fase offensiva. Non sarà il muro di Berlino, ma neanche quattro ragazzi del muretto  come si temeva alla vigilia. Molto bene i due mediani De Rossi e Montolivo: il romanista era una certezza, mentre era lecito nutrire qualche dubbio sulla tenuta del regista della Fiorentina. Dubbi spazzati da una prestazione pulita, con un paio di interessanti spunti offensivi. Malissimo il reparto offensivo: Marchisio, ahilui, è stato probabilmente il peggiore in campo, ma paga lo scotto dell’obbedienza cieca al diktat di Lippi che lo sta provando nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non ci vuole un genio a capire che Marchisio non è un numero 10, resta un mistero la tenacia con cui Lippi continua ad impiegarlo in quella posizione per poi pentirsene a partita in corso. I due esterni polivalenti Iaquinta e Pepe, che tanto piacciono al ct, sono rimasti annacquati sulle fasce. Qualcosa in più ha fatto vedere il neo-juventino Pepe, che ha corsa e intensità, ma i piedi sono quelli che sono. Gilardino ha lottato come al suo solito, ma i palloni che gli sono arrivati si possono contare sulle dita di una mano. Se c’è qualcuno che ha rimpianto la mancata convocazione di un uomo di fantasia (vedi Cassano) quello è proprio lui. Fermo restando che è troppo tardi per lavorare di martello su un gruppo che, a mondiale in corso, dovrebbe essere solo cesellato, il pacchetto arretrato ha mostrato garanzie tali da consentire uno sbilanciamento offensivo più ardito di quello visto ieri a Città del Capo. La prossima avversaria, la Nuova Zelanda, consente di correre quei rischi in più. Non siamo le mummie viste da queste parti un anno fa alla Confederations Cup. Domenica a Nelspruit, però, ci sarà un solo risultato utile per non appiccicarsi già addosso l’etichetta di campioni uscenti. Inutile dirvi quale.

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