Italia.it, il portale vergogna del turismo italiano

italia.it

Doveva essere la nostra vetrina sul Web, un portale dove far scoprire al mondo l’Italia, il nostro patrimonio, la nostra tradizione. Soprattutto in vista dell’Expo. Invece Italia.it è diventato emblema di quell’altra faccia del nostro paese, fatta di sprechi, incompetenze, strafalcioni, burocrazia e di quel “mangia mangia” insopportabile. E così, a 190 giorni dall’avvio di Expo 2015,  il portale www.italia.it, costato 20 milioni di euro, si ritrova anche orfano del suo direttore, Arturo Di Corinto, che ritiene «poco dignitoso» che lui e i pochi dipendenti rimasti lavorino da mesi senza ricevere alcuno stipendi.

Mi dimetto da direttore di Italia.it perché ritengo ingiusto e poco dignitoso continuare a lavorare senza essere pagato – scrive Di Corinto nella sua lettera indirizzata a Matteo Renzi, Dario Franceschini e al Parlamento –. Le difficoltà finanziarie di Promuovi Italia Spa e le incertezze burocratiche del Mibact hanno infatti impedito i pagamenti verso la società Unicity Spa che mi ha impiegato come direttore editoriale del portale, e che non paga le mie spettanze da otto mesi.

NASCITA E MORTE

E pensare che in origine il progetto doveva avere 45 milioni di euro di finanziamento. Cifre rimaste solo sulla carta. Una genesi lunga quella che ha portato in vita il sito vetrina dell’Italia, tra restyling e loghi di dubbia efficacia (nella prima versione la «t» verde di Italia sembrava un cetriolo), fatta di così tanti errori da lasciare imbarazzatoo anche un bambino. Traduzioni con translate.google. it, foto sbagliate, citazioni e link errati hanno portato Italia.it al 184.594° posto fra i siti web più visitati del Pianeta. E oggi non c’è nemmeno più il portale in cinese, che è stato chiuso.

PROMUOVI CHE?

Il Mibact, attraverso Promuovi Italia, ha rescisso il contratto con la Unicity spa, che aveva in gestione il portale e la redazione. Ora Italia.it è passata all’Enit, attualmente commissariata e senza i necessari mezzi finanziari e di personale per svolgere un lavoro almeno decoroso. Dei 20 (tra giornalisti, grafici, fotografi) componenti della redazione, ne sono rimasti solo 4. Su Promuovi Italia sono poi in corso delle indagini da parte della Guardia di Finanza.

CHI PAGA?

Il fallimento del progetto Italia.it è la prova dell’incapacità tutta italiana (al contrario della Spagna e Francia, solo per citarne alcune), non solo di tutelare ma anche di promuovere se stessa attraverso una sistematica valorizzazione del proprio patrimonio artistico, storico e culturale.

E a pagare il prezzo più salato è il settore del turismo italiano, già molto sofferente se si considera essere cresciuto in percentuali molto ridotte rispetto alle media. Mentre le versioni in cinese e russo restano dunque un’utopia.

Redazione

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews