Italia batte Germania: il si del Parlamento Europeo al «Made in»

Approvato dal Parlamento Europeo l'obbligo di indicare il "Made in" dei prodotti venduti nell'Unione Europea, per cui l'Italia si batte da anni

made-in-ItalyBruxelles – La Commissione Europea ha chiesto a Strasburgo di rendere obbligatoria l’indicazione del «Made in» - per cui l’Italia si batte da anni - per tutti i prodotti non alimentari venduti sul mercato dell’Unione Europea e destinati ai consumatori. E l’Europarlamento ha approvato, in prima lettura, la proposta.

«MADE IN», ETICHETTE OBBLIGATORIE – L’attuale sistema di tracciabilità delle merci all’interno dell’Unione è volontario, ma con l’approvazione del Parlamento Europeo della proposta di regolamento di rendere obbligatorio il marchio del Paese d’origine, il vecchio sistema verrà finalmente sostituito. È chiaro lo scopo di questa proposta e della sua relativa approvazione: migliorare la tracciabilità delle merci e rafforzare la tutela dei consumatori.

Ad oggi, il dieci percento dei prodotti non alimentari destinati ai consumatori dell’Unione presi in esame dal sistema paneuropeo di allerta rapido Rapex non è riconducibile al produttore. Dunque, il nuovo regolamento si pone come obiettivo principale la maggiore protezione dei consumatori attraverso il rafforzamento della sorveglianza e dei criteri di sicurezza dei prodotti. I voti a favore sono stati 573, quelli contrari 18 – tra questi compaiono la Germania e la Svezia – , gli astenuti 52.

made-in-europePENE PIU’ SEVERE PER CHI NON RISPETTA LE NORME – Inoltre, la Commissione Europea ha chiesto pene più severe per le imprese che non rispettano le norme di sicurezza e vendono prodotti potenzialmente pericolosi. In particolare, la Commissione Europea chiede che le sanzioni per le imprese che violino queste regole siano «proporzionate e dissuasive» e che tengano conto della gravità, della durata e del carattere intenzionale o ricorrente della violazione, nonché della dimensione della società. L’etichetta «Made in» dovrà essere obbligatoriamente utilizzata per tutti i prodotti non alimentari venduti all’interno dei Paesi dell’Unione Europea, con l’eccezione delle medicine.

Secondo il regolamento approvato, i produttori di farmaci potranno scegliere se scrivere sull’etichetta «Made in EU», cioè prodotto in un Paese dell’Unione Europea, oppure citare direttamente il nome del Paese produttore. Invece, per tutte le altre merci provenienti da altri Paesi, fuori dall’UE, il cosiddetto “paese d’origine” sarebbe quello dove è avvenuta «l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata», e dove si è conclusa la fabbricazione di un prodotto nuovo o dove comunque sia stata effettuata una fase importante del processo di fabbricazione.

UELA RELATRICE BACCHETTA GLI STATI DELL’UE - La relatrice sulla sicurezza dei prodotti, Christel Schaldemose, ha dichiarato che questo è un grande passo avanti per la trasparenza della catena di fornitura di un prodotto, ed è un bene soprattutto per i consumatori, ma ha anche criticato gli Stati membri per non essere stati in grado di concordare una posizione comune sulla questione dell’obbligatorietà dell’indicazione del «Made in» in Consiglio UE, bloccando per mesi i negoziati sul regolamento, a scapito della sicurezza dei consumatori in Europa.

Il testo, alla fine, è stato approvato in prima lettura anche per garantire che il lavoro svolto nel corso di questa legislatura possa essere ripreso dal nuovo Parlamento europeo, dopo le elezioni di fine maggio, e utilizzato come base per ulteriori negoziati con gli Stati membri in Consiglio Ue.

Mariangela Campo

@MariCampo81

Foto: Google

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